Archivi del mese: gennaio 2009

Mercato

Il mercato cos’è? Qualcosa che va oltre il giusto e l’ingiusto? L’al di là del bene e del male? Anzi ciò che stabilisce ciò che è bene e ciò che è male? A me non pare che questa visione sia condivisibile altrimenti non si direbbe che bisogna fissare delle regole per il mercato.

Se il mercato ha bisogno di regole vuol dire che non è il decisore ultimo delle sorti dell’umanità. Ma ancora più sorprendente di questa visione è che disumanizza il mercato, cioè lo rende un meccanismo autonomo spogliato di ogni controllo della coscienza umana.

Il mercato è o non è qualcosa che ha a che vedere con il comportamento umano? Se il mercato decide che bisogna dare un valore a delle cose o a delle prestazioni si potrà pure discutere di quel valore assegnato o no?

Questo considerare il meccanismo del mercato come il Regolatore supremo per me è una concezione da respingere; in realtà rappresenta una sorta di totem della società contemporanea a cui gli uomini si inchinano avendolo creato essi stessi.

A cosa tende il mercato? Ad una situazione di anomia, cioè di assenza di regole? Oppure alla concentrazione monopolistica, quindi alla negazione della concorrenza? O invece alla crisi, al collasso? Cos’è che determina la crisi? La competizione porta alla autodistruzione?

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Anima della tecnica

L’espressione massima della tecnica sono le macchine che appaiono elemento distintivo dell’essere umano. “Piccole o grandi – afferma Edoardo Boncinelli in questo corto ma denso libretto – isolate o collegate tra di loro, le macchine hanno accompagnato la storia dell’umanità ed entrando progressivamente nella nostra quotidianità hanno radicalmente cambiato il paesaggio fuori di noi e in definitiva anche quello dentro di noi”.

Le macchine, che differenziano l’uomo dagli altri animali conferendogli un posto speciale sì da farne un universo a parte, sul piano generale collocano il collettivo umano in una posizione particolarmente attiva rispetto al mondo circostante. Si tratta di una attitudine trasformativa che – in competizione con un atteggiamento teoretico e speculativo, presente nella storia e che, se prevalente, avrebbe condotto l’uomo a ritirarsi in se stesso, a limitarsi a contemplare la realtà e ad adattarvisi – ha conquistato sempre più terreno fino a compenetrare il vivere sociale.

Viene così sancito, ad un certo punto dell’evoluzione dell’uomo, l’accesso “nell’età della tecnica, intendendo per tecnica l’insieme delle macchine – che implica la loro invenzione e la loro produzione, la comprensione del loro funzionamento e il suo controllo – dei loro riflessi sull’organizzazione e l’evoluzione della società”.

Un cambiamento profondo che agisce e influenza il nostro modo di intendere e vedere le cose, gli esseri viventi “e più recentemente noi stessi”, in quanto corpo e anima.

Due fattori assumono nei più recenti sviluppi una capitale importanza : l’ingresso delle macchine nel campo della salute e il diffondersi della miniaturizzazione tecnologica. Secondo il giudizio di Boncinelli la tutela e il miglioramento della salute costituiscono “uno dei capitoli fondamentali dell’impresa tecnico-scientifica contemporanea” mentre la ricerca sulle nanotecnologie apre scenari intriganti.

Nanosonde o nanorobot, navicelle viaggianti di qualche decina di nanometri, potrebbero spiare e contribuire a ricostruire ciò che di illecito e maligno succede nel corpo umano.

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Un cuore in inverno

Nel film di Claude Sautet Stephane è insensibile al punto da scoraggiare l’amore che Camille prova per lui. Non è totalmente insensibile, del resto non si potrebbe.

Qualcuno accetta Stephane così com’è ma Camille vorrebbe cambiarlo. Il vero e autentico sentimento cambia la persona che lo prova e lo riceve?

Camille ama Stephane fino a pensare di cambiarlo o il fatto di volerlo cambiare la spinge ad amare?

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Pulp fiction

Relazioni sociali all’interno dell’universo criminale. I criminali sono uomini determinati affatto razionali. C’è un ordine nella criminalità, ci sono regole, valori condivisi e c’è uno sviluppato senso dell’ordine nei suoi membri. La criminalità è radicata nella vita sociale. Gli uomini del crimine vivono, agiscono, pensano, usano gli ultimi ritrovati della tecnica, bevono, mangiano.

Hanno degli eccessi, si ubriacano, si drogano, abusano del proprio corpo ma non sono emarginati (realismo o ambiguità morale?). Hanno potere. Vincent subisce l’umana tentazione di trasgredire l’ordine con Mia, la donna del capo.

Ordine e casualità (episodio della morte di Vincent). Butch spara e uccide per un concorso di casualità. Tutto è casuale in quel frangente. L’arrivo di Butch nel momento in cui Vincent è al bagno e la fuoriuscita di un toast. Casuale è anche l’incontro con Marsellus.

Irruzione della distruzione della sacralità dell’ordine o del potere costituito. Il capo Marsellus che non si vede mai all’inizio come se il potere fosse rappresentazione, concetto, ad un certo punto viene fatto oggetto di una violenza inaudita e brutale. Qui appare il volto del potere, l’umano del potere quando desacralizzato. Nessuno è intoccabile e invincibile. C’è sempre qualcun altro pronto a farti la festa. Il surplus di violenza è deviazione, disgregazione dell’ordine, anomia.

C’è una soglia limite in cui il disordine diventa intollerabile. Butch è tollerabile per Marcellus davanti all’efferatezza di due sadici violentatori. Butch torna indietro dopo essersi liberato.

Umanizzazione dei personaggi. Coesistono tenerezza e violenza estrema. Guardate, sembra dire Tarantino, che i criminali sono come noi, teneri e dolci (estremizzazione, polarità sentimentale).

C’è un punto di rottura al di sotto del quale i rapporti sociali si degradano e tendono all’estremo. Non c’è più razionalità? In alcune figure di criminali anche quando si verifica raptus violenti prevale la capacità di controllo razionale ed il senso del limite. Es. Bruce Willis nel momento in cui la sua ragazza confessa di non aver preso l’orologio.

Perché Bruce Willis prende la spada e non sceglie il martello o la sega elettrica? Ma perché la violenza ai suoi occhi deve rientrare in un binario di tollerabilità.

Nelle Iene il personaggio sadico sembra perdere la razionalità in Pulp Fiction questo aspetto ha meno consistenza.

La situazione Bonnie. Un evento casuale può far vivere. L’uomo è ostaggio della casualità. Può vivere come Jules e può morire come Marvin (muore perché è partito un colpo accidentale a Vincent). La criminalità prova a sviluppare dentro di sé un fattore di autocontrollo. Il Sig. Wolf, “nervi d’acciaio”, è super razionale.

Jules vuole mollare la vita criminale, toccato da Dio. Chi è timorato, chi è crudele?

Il piccolo minaccia il grande e il grande minaccia il piccolo. Tutti subiscono la minaccia. Questo è il segreto della conversione. Jules vuole lasciare una via d’uscita al piccolo criminale ovvero c’è una via d’uscita alla criminalità e alla violenza. Sempre che si decida di imboccarla.

La pretesa razionale del mondo criminale è attaccata da due lati. Dal lato della casualità e da quello del di più di violenza che si genera al suo interno.

Il Caso e il Disordine ci portano fuori dal Crimine.

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Albergo rosso

Questo piccolo racconto di Balzac è uno scavo nel torbido della psicologia umana invischiata nel delitto. La ricchezza ha origine da un episodio turpe. Con la ricchezza nata da un crimine e trasferita ad altro ignaro delle atrocità commesse si trasmette anche l’ignominia originaria?

L’autore narra il destino atroce di un uomo che sa e che avrebbe fatto volenteri a meno di sapere implicato com’è in una decisione resa travagliata dall’accesso alla verità. Questa se detta rischierebbe di rovinare la vita di una candida giovane completamente all’oscuro di un misfatto che, in fin dei conti, rimanendone estranea ed inconsapevole, le produrrebbe solo giovamento.

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Le iene (o la crisi della razionalità)

C’è una razionalità ed una intelligenza nel crimine. Linguaggio crudo, violento ma non stereotipato. I criminali discutono di tutto, di musica, di amore, di sesso ecc. come tutti noi. Il crimine è alla portata di tutti?

Non c’è perdita di umanità in Harvey Keitel. La violenza non è anestetizzata ma umanizzata (e si specula sopra questo recupero dell’umano dentro il crimine). Nel mondo della violenza ad un certo punto c’è una perdita di razionalità, una deriva sadica, psicopatica, anarcoide. Dentro la situazione violenta si sviluppa una linea di fuga.

C’è una violenza più violenta, incontrollabile, intollerabile. L’uomo tende a razionalizzare il crimine, tuttavia qualcosa sfugge al controllo della ragione. Dentro l’universo organizzato della criminalità, che rappresenta il disordine e l’illegalità, si riproduce un elemento di disordine.

L’eccesso di violenza porta all’autodistruzione, alla perdita di controllo, all’anomia. Compare un fattore di disorganizzazione per eccesso di violenza, una crisi della razionalità del crimine.

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Il segno dei quattro (Conan Doyle)

La deduzione è sorretta da un sapere esteso, particolareggiato. Posso dedurre, attuare connessioni logiche precise da fatti osservati in tanto che siano vaste le cognizioni di cui dispongo su una serie di questioni. Come posso dedurre l’altezza di un uomo dalla lunghezza del passo se non ho conoscenze in merito? Come posso riconoscere la provenienza di un abito se ignoro i rudimenti della merceologia e della storia dei costumi?

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Virtù

Virtus ipsa praemium est. Tu devi agire perché la virtù è premio a se stessa.

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Natural born killers

Nel film di Oliver Stone non c’è più confine tra il bene e il male. Il male viene eletto a star della società. Chi dovrebbe far del bene è uguale a chi fa del male, non può vantare una diversità morale.

E’ la società che provoca la violenza o la violenza è un fatto di inclinazione naturale? Assassino nato può voler significare che il soggeto dedito al male si convince di essere una mente tarata dalla nascita. Il demonio o la serpe lo sono per natura, incorreggibili.

L’assassino seriale è una espressione della violenza delle moderne metropoli in cui le relazioni sono degradate ad abusi, soprusi, sopraffazioni che toccano la sacralità della vita familiare. C’è un bisogno di rispondere all’ingiustizia e all’oppressione dietro la decisione di uccidere. Poi però la libertà conquistata si trasforma in nuova prepotenza.

L’ebbrezza della libertà è soverchieria. La libertà è potere sugli altri, potere di disporre degli altri, con la violenza si conquista il rispetto degli altri, ci si impone sugli altri. Per quanto la violenza sia anestetizzata, formalizzata, per quanto la propensione omicida dei killers sia priva di quel carattere patologico che ci si dovrebbe attendere.

La televisione è necrofila e partecipa al banchetto della violenza. La istiga, non la registra soltanto.

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Libertà

“La libertà è il diritto di far tutto quello che le leggi permettono…L’uguaglianza di tutti i cittadini sta nel fatto che essi sono sottoposti tutti alle medesime leggi” Caterina II

da V. Gitermann “Storia della Russia”

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