Archivi del mese: agosto 2009

Lost (terza stagione)

Perché la bugia? Per occultare la verità. Per impedire che gli altri sappiano. Per non confessare a se stessi i propri reali fallimenti. Per far fare agli altri ciò che è nostra intenzione. Per non danneggiare qualcuno. Per proteggere. Si mente anche per sfiducia verso gli altri ché si pensa non possano comprendere e rovinare così i piani. Per arrivare ad un fine è necessario talvolta nascondere i veri propositi.

Quindi il mentire non ha solamente un risvolto negativo. Esiste una menzogna, che può essere condivisa, socialmente virtuosa. La bugia, inoltre, sollecita il bisogno di raggiungere la verità. Ha dunque un carattere propellente per l’azione. Molto della dinamica comportamentale sembra girare intorno alla bugia.

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Gioco del calcio e gioco politico

L’obbiettivo di una squadra di calcio è vincere. Quello di un partito è di giungere in testa per governare. Lo spettatore di una partita si aspetta che il proprio team sconfigga l’avversario.

Il tifoso vuole soltanto festeggiare una vittoria. L’elettore chiede al proprio partito di arrivare al potere affinché realizzi un qualche obbiettivo. La vittoria nella competizione elettorale è solo un primo passo. Nello sport del calcio la vittoria esaurisce il compito. Arrivare primi ad un campionato significa aver battuto i rivali. Il che vuol dire aver fatto ciò che si richiede.

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Fatti e ipotesi

“Non rigiro i fatti per adattarli alle mie ipotesi”

Hercule Poirot

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Lost (seconda stagione)

“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura che la diritta via era smarrita”.

Siamo dei naufraghi. Abbiamo smarrito la direzione. Ha perso fiducia quest’umanità dolente. L’orientamento ce lo restituirà la ragione o la fede? La condizione insulare (siamo tutti essere umani di un unico mondo) ci farà da bussola?

Se qualcuno si perde che fa? Cerca. Ricerca esteriore ed interiore. L’esplorazione del territorio può essere esterna o interna. Ma la ricerca è anche avventura. La propensione alla ricerca accomuna Locke e Jack, ossia la fede e la ragione.

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La natura del potere

Il potere è visibile o invisibile? Dov’è dislocato poi il potere? La concezione elitistica pone l’accento sul fatto che il potere appartiene ad un nucleo ristretto non esposto a logoramento.

“I privati sono più forti del potere politico” (Benjamin Constant). La ricchezza come potere (i padroni del vapore di Ernesto Rossi). Riduzione di Luciano Canfora del potere “reale” al potere economico che contrappone al potere politico “visibile” . Perché poi il potere economico sarebbe invisibile nella società odierna? Casomai il potere politico non è l’unico potere esistente. Inoltre, quanto potere è (che peso) quello specifico potere?

Cesarismo, tirannia, capo sono tutti concetti che si collocano dentro il discorso elitista sul potere. Fondamentalmente per Luciano Canfora il potere continua a restare nelle mani di una minoranza di uomini che lo esercita attraverso varie forme (dittatura o democrazia).
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Jericho

La fine è solo l’inizio, recita il trailer del film 2012. Pensare la fine vuol dire immaginare le condizioni della propria sopravvivenza e della stabilità sociale.
La Catastrofe che incombe è un espediente autoriflessivo. Il Disastro sta dentro l’esperienza della civiltà umana come possibilità (aereo che crolla in Lost, bombe che scoppiano in Jericho). L’exitus del mondo annuncia il suo risorgimento, l’autocomprensione dell’esistenza. Nella tragedia greca catastrofe è evento che consente di spiegare il senso delle cose. La catastrofe è una cesura che avviene all’inizio del racconto, un “punto di passaggio” ad un altro stato.

C’è una fine (catastrofica però). Un crollo. Le cose finiscono ma non completamente. Dopo la fine cosa c’è? Il nuovo è preceduto dalla catastrofe.

Che uomini emergono dopo la catastrofe? Uomini rinnovati. Il buono a nulla risorge. Il paralizzato guarisce. L’inerte ritrova determinazione e coraggio. La fine catastrofica restiuisce vigore e integrità.

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Lost (prima stagione)

Poniamo che il Destino o Fato (disastro aereo) mi dia l’occasione di ri-cominciare da capo. Dietro la nostra vita ci sono errori anche gravi (Kate). Nella vita che ho vissuto sono braccato, avvilito, non considerato, addolorato, scontento. A volte mi sento perso. Vorrei fuggire da questa realtà.

Ma ad un certo punto le circostanze mi mettono in una condizione di ricominciamento. La mia vita ri-comincia quando viene messa in gioco (incidente aereo). Il ri-cominciamento non è un fatto intenzionale, una scelta compiuta e programmata. Eppure un episodio che dipende da fattori esterni alla mia volontà mi induce a ritornare a fare i conti con le mie scelte, con ciò che voglio decidere. Ma possiamo cancellare il passato? Che significa che “siamo tutti morti” (Jack)? Siamo nell’al di là? E se siamo risorti cosa ci ha resuscitati?

Possiamo veramente ricominciare da zero? Il terzo episodio in effetti si intitola “Tabula rasa”. Il Fato mi dà una seconda opportunità facendomi perdere su un’isola.  Non c’è più uno spazio aperto, l’isola è uno spazio chiuso e nessuno verrà da fuori a salvarci.

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