Archivi categoria: Cinema

Interstellar

Il rischio di estinzione incombe sugli uomini a causa di eventi climatici che minano la possibilità di produrre cibo. La catastrofe che minaccia la Terra però non è imputabile all’uomo.

Non c’è una colpa attribuibile agli esseri umani. Il disastro è qualcosa che accade, per mutamenti indipendenti dalla volontà e dall’agire umano. Come reagiscono gli uomini di fronte al pericolo che riguarda la loro sopravvivenza? Chi li può salvare e come possono salvarsi? Quali qualità occorrono per vincere la minaccia mortale? Coraggio. Sguardo verticale. Forza d’animo. Intelligenza. Fede. Amore.

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Archiviato in Antropologia, Cinema

Veri detective

Dei veri detective che sono come preti. Di quanto per i piccoli sporchi uomini sia difficile resistere al male. Di come i poliziotti siano rispettabili perché conoscono la linea che separa gli uomini dall’abisso del male.

Di come si è veri detective soltanto andando a fondo finalmente scoprendo la verità. Di come per il male, quello vero, non ci sia possibilità di perdono ma solo la punizione della morte. Di come bisogna distinguere le debolezze umane dal male vero. Di come questo male vada schiacciato perché imperdonabile e irredimibile.


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12 anni schiavo

E’ il 1841, siamo nel territorio degli Stati Uniti, e Solomon Northup è un negro che vive libero nello Stato di New York. Nel nord la schiavitù è stata abolita mentre in altre parti del paese è ancora vigente.

Così quando Salomon viene rapito dai commercianti di schiavi sperimenta il passaggio dalla libertà ad una condizione di schiavitù.

In uno stesso paese nel XIX secolo si può essere liberi e schiavi. Il regista ci fornisce una rassegna dei vari punti di vista sulla schiavitù. C’è il bianco che la giustifica, quello che la rifiuta, e il nero che l’accetta; chi si rassegna e chi è disposto a fare di tutto per uscirne fuori. C’è il padrone bianco e la padrona nera ma anche lo schiavo nero fianco a fianco a quello bianco.

E’ il multiverso della condizione umana.


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Il capitale umano

Alla morte di un individuo si può assegnare un valore calcolando il costo del capitale umano. Anche l’esistenza delle persone in vita può essere ridotta ad un significato monetario. Come quella dei personaggi della società che descrive Paolo Virzì nel suo ultimo film “Il capitale umano”, appena uscito nelle sale cimenatografiche.

A quali conseguenze porta la riduzione “monetarista” della vita umana? Alla rovina di un paese e alla fortuna di pochi. La sfortuna è dei molti e si rovescia nei piani bassi.

Si scommette sulla rovina di un intero paese perché si persegue un vantaggio personale contro l’interesse generale. La posta in gioco è alta perché ha a che vedere con il destino di una nazione. Non si può più scherzare. La crisi del comico, il suo trapasso drammatico, è evidente. Grillo docet.
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Danny the dog

Sei un cane e tale devi rimanere. Attaccato al guinzaglio del padrone. Fin da piccoli dobbiamo abituarci. C’è qualcuno che cerca di costringerci nella condizione animale in cui violenza, sfruttamento, ignoranza, volontà di sopraffazione e dominio e bassi sentimenti imperano.

Quando uno prova a tirarsi fuori da questo stato subito si tenta di ricacciarlo indietro.
C’è una doppia società che vive l’una accanto all’altra e contemporaneamente una tendenza antinomica dentro l’uomo. Non si può essere bestia e al tempo stesso qualcosa di superiore.

Se si sceglie l’una cosa è perché si rifiuta consapevolmente l’altra senza tornare indietro.

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Rashomon

“Di questi tempi non si può avere fiducia negli uomini”

I protagonisti di una storia che conduce alla morte di un samurai ricostruiscono la vicenda ciascuno secondo un punto di vista differente e divergente.
Perché non si può giungere o stabilire una verità comune e riconosciuta?

Secondo Akira Kurosawa, il regista di questo film, è l’egoismo che porta a nascondere la realtà e a modificarla secondo le convenienze personali. Il fatto di non poter avere una comune verità comporta anche la nascita di un sentimento di sfiducia verso gli uomini e tra gli uomini.

La verità è un atto di altruismo, un abbandonare una condotta egoistica che fa guardare alle cose in modo interessato. La verità è dunque non solo uno sforzo intellettivo ma soprattutto un atteggiamento etico. In altre parole, l’egoismo causa la dissoluzione o l’impossibilità del vero.

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Kill Bill (1 e 2)

Bill spiega che il SuperUomo (Superman) rappresenta la critica alla natura umana (vile, incapace ecc.; vedi comportamento del fratello di Bill in quanto essere umano normale o atteggiamento del maestro Pai Mei verso l’allieva ignorante quindi di qualità inferiore).

La rivendicazione e la pretesa di una qualità superiore all’uomo in quanto essere, di un andare oltre, si porta con sé la violazione del diritto alla vita, la zoe o vita naturale di cui parla Agamben.
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Un cuore in inverno

Nel film di Claude Sautet Stephane è insensibile al punto da scoraggiare l’amore che Camille prova per lui. Non è totalmente insensibile, del resto non si potrebbe.

Qualcuno accetta Stephane così com’è ma Camille vorrebbe cambiarlo. Il vero e autentico sentimento cambia la persona che lo prova e lo riceve?

Camille ama Stephane fino a pensare di cambiarlo o il fatto di volerlo cambiare la spinge ad amare?

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Pulp fiction

Relazioni sociali all’interno dell’universo criminale. I criminali sono uomini determinati affatto razionali. C’è un ordine nella criminalità, ci sono regole, valori condivisi e c’è uno sviluppato senso dell’ordine nei suoi membri. La criminalità è radicata nella vita sociale. Gli uomini del crimine vivono, agiscono, pensano, usano gli ultimi ritrovati della tecnica, bevono, mangiano.

Hanno degli eccessi, si ubriacano, si drogano, abusano del proprio corpo ma non sono emarginati (realismo o ambiguità morale?). Hanno potere. Vincent subisce l’umana tentazione di trasgredire l’ordine con Mia, la donna del capo.

Ordine e casualità (episodio della morte di Vincent). Butch spara e uccide per un concorso di casualità. Tutto è casuale in quel frangente. L’arrivo di Butch nel momento in cui Vincent è al bagno e la fuoriuscita di un toast. Casuale è anche l’incontro con Marsellus.

Irruzione della distruzione della sacralità dell’ordine o del potere costituito. Il capo Marsellus che non si vede mai all’inizio come se il potere fosse rappresentazione, concetto, ad un certo punto viene fatto oggetto di una violenza inaudita e brutale. Qui appare il volto del potere, l’umano del potere quando desacralizzato. Nessuno è intoccabile e invincibile. C’è sempre qualcun altro pronto a farti la festa. Il surplus di violenza è deviazione, disgregazione dell’ordine, anomia.

C’è una soglia limite in cui il disordine diventa intollerabile. Butch è tollerabile per Marcellus davanti all’efferatezza di due sadici violentatori. Butch torna indietro dopo essersi liberato.

Umanizzazione dei personaggi. Coesistono tenerezza e violenza estrema. Guardate, sembra dire Tarantino, che i criminali sono come noi, teneri e dolci (estremizzazione, polarità sentimentale).

C’è un punto di rottura al di sotto del quale i rapporti sociali si degradano e tendono all’estremo. Non c’è più razionalità? In alcune figure di criminali anche quando si verifica raptus violenti prevale la capacità di controllo razionale ed il senso del limite. Es. Bruce Willis nel momento in cui la sua ragazza confessa di non aver preso l’orologio.

Perché Bruce Willis prende la spada e non sceglie il martello o la sega elettrica? Ma perché la violenza ai suoi occhi deve rientrare in un binario di tollerabilità.

Nelle Iene il personaggio sadico sembra perdere la razionalità in Pulp Fiction questo aspetto ha meno consistenza.

La situazione Bonnie. Un evento casuale può far vivere. L’uomo è ostaggio della casualità. Può vivere come Jules e può morire come Marvin (muore perché è partito un colpo accidentale a Vincent). La criminalità prova a sviluppare dentro di sé un fattore di autocontrollo. Il Sig. Wolf, “nervi d’acciaio”, è super razionale.

Jules vuole mollare la vita criminale, toccato da Dio. Chi è timorato, chi è crudele?

Il piccolo minaccia il grande e il grande minaccia il piccolo. Tutti subiscono la minaccia. Questo è il segreto della conversione. Jules vuole lasciare una via d’uscita al piccolo criminale ovvero c’è una via d’uscita alla criminalità e alla violenza. Sempre che si decida di imboccarla.

La pretesa razionale del mondo criminale è attaccata da due lati. Dal lato della casualità e da quello del di più di violenza che si genera al suo interno.

Il Caso e il Disordine ci portano fuori dal Crimine.

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Le iene (o la crisi della razionalità)

C’è una razionalità ed una intelligenza nel crimine. Linguaggio crudo, violento ma non stereotipato. I criminali discutono di tutto, di musica, di amore, di sesso ecc. come tutti noi. Il crimine è alla portata di tutti?

Non c’è perdita di umanità in Harvey Keitel. La violenza non è anestetizzata ma umanizzata (e si specula sopra questo recupero dell’umano dentro il crimine). Nel mondo della violenza ad un certo punto c’è una perdita di razionalità, una deriva sadica, psicopatica, anarcoide. Dentro la situazione violenta si sviluppa una linea di fuga.

C’è una violenza più violenta, incontrollabile, intollerabile. L’uomo tende a razionalizzare il crimine, tuttavia qualcosa sfugge al controllo della ragione. Dentro l’universo organizzato della criminalità, che rappresenta il disordine e l’illegalità, si riproduce un elemento di disordine.

L’eccesso di violenza porta all’autodistruzione, alla perdita di controllo, all’anomia. Compare un fattore di disorganizzazione per eccesso di violenza, una crisi della razionalità del crimine.

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