Pulp fiction

Relazioni sociali all’interno dell’universo criminale. I criminali sono uomini determinati affatto razionali. C’è un ordine nella criminalità, ci sono regole, valori condivisi e c’è uno sviluppato senso dell’ordine nei suoi membri. La criminalità è radicata nella vita sociale. Gli uomini del crimine vivono, agiscono, pensano, usano gli ultimi ritrovati della tecnica, bevono, mangiano.

Hanno degli eccessi, si ubriacano, si drogano, abusano del proprio corpo ma non sono emarginati (realismo o ambiguità morale?). Hanno potere. Vincent subisce l’umana tentazione di trasgredire l’ordine con Mia, la donna del capo.

Ordine e casualità (episodio della morte di Vincent). Butch spara e uccide per un concorso di casualità. Tutto è casuale in quel frangente. L’arrivo di Butch nel momento in cui Vincent è al bagno e la fuoriuscita di un toast. Casuale è anche l’incontro con Marsellus.

Irruzione della distruzione della sacralità dell’ordine o del potere costituito. Il capo Marsellus che non si vede mai all’inizio come se il potere fosse rappresentazione, concetto, ad un certo punto viene fatto oggetto di una violenza inaudita e brutale. Qui appare il volto del potere, l’umano del potere quando desacralizzato. Nessuno è intoccabile e invincibile. C’è sempre qualcun altro pronto a farti la festa. Il surplus di violenza è deviazione, disgregazione dell’ordine, anomia.

C’è una soglia limite in cui il disordine diventa intollerabile. Butch è tollerabile per Marcellus davanti all’efferatezza di due sadici violentatori. Butch torna indietro dopo essersi liberato.

Umanizzazione dei personaggi. Coesistono tenerezza e violenza estrema. Guardate, sembra dire Tarantino, che i criminali sono come noi, teneri e dolci (estremizzazione, polarità sentimentale).

C’è un punto di rottura al di sotto del quale i rapporti sociali si degradano e tendono all’estremo. Non c’è più razionalità? In alcune figure di criminali anche quando si verifica raptus violenti prevale la capacità di controllo razionale ed il senso del limite. Es. Bruce Willis nel momento in cui la sua ragazza confessa di non aver preso l’orologio.

Perché Bruce Willis prende la spada e non sceglie il martello o la sega elettrica? Ma perché la violenza ai suoi occhi deve rientrare in un binario di tollerabilità.

Nelle Iene il personaggio sadico sembra perdere la razionalità in Pulp Fiction questo aspetto ha meno consistenza.

La situazione Bonnie. Un evento casuale può far vivere. L’uomo è ostaggio della casualità. Può vivere come Jules e può morire come Marvin (muore perché è partito un colpo accidentale a Vincent). La criminalità prova a sviluppare dentro di sé un fattore di autocontrollo. Il Sig. Wolf, “nervi d’acciaio”, è super razionale.

Jules vuole mollare la vita criminale, toccato da Dio. Chi è timorato, chi è crudele?

Il piccolo minaccia il grande e il grande minaccia il piccolo. Tutti subiscono la minaccia. Questo è il segreto della conversione. Jules vuole lasciare una via d’uscita al piccolo criminale ovvero c’è una via d’uscita alla criminalità e alla violenza. Sempre che si decida di imboccarla.

La pretesa razionale del mondo criminale è attaccata da due lati. Dal lato della casualità e da quello del di più di violenza che si genera al suo interno.

Il Caso e il Disordine ci portano fuori dal Crimine.

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