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Sylos Labini e la crisi italiana

Pubblico l’Introduzione ad un libretto di Paolo Sylos Labini che risale al 1994 intitolato “La crisi italiana”. Labini era un economista e insegnava alla Facoltà di Statistica della Sapienza di Roma.

In questa breve premessa si cita la necessità di riformare lo Stato sociale e si affronta il tema delle caratteristiche del sistema economico italiano dove “l’area pubblica è fra le più estese dei paesi industrializzati”.

“In Italia – si legge – l’allargamento dell’intervento pubblico è stato favorito da correnti dottrinarie diverse, come la dottrina sociale cristiana, il keynesismo. il coroprativismo, il marxismo”. D’altra parte la “statizzazione”, che comunque è stato un processo esteso a diversi paesi, inclusi gli Usa, in Italia “ha significato controllo esercitato dai partiti sulle imprese e sulle banche statizzate, con vantaggi di potere e con vantaggi economici”. Labini argomenta, nel 1994, a favore delle privatizzazioni perché “l’allargamento dell’area statale è andato ben oltre i limiti fisiologici”. Tuttavia, l’atteggiamento favorevole di Labini verso il mercato, che delimita il campo progressista respingendo l’idolatria statalista, implica l’idea di un’attività regolamentata. Perché il mercato è “un complesso prodotto giuridico e istituzionale” e non un vuoto riempito da azioni di singoli mossi dal loro tornaconto personale.
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Il capitale umano

Alla morte di un individuo si può assegnare un valore calcolando il costo del capitale umano. Anche l’esistenza delle persone in vita può essere ridotta ad un significato monetario. Come quella dei personaggi della società che descrive Paolo Virzì nel suo ultimo film “Il capitale umano”, appena uscito nelle sale cimenatografiche.

A quali conseguenze porta la riduzione “monetarista” della vita umana? Alla rovina di un paese e alla fortuna di pochi. La sfortuna è dei molti e si rovescia nei piani bassi.

Si scommette sulla rovina di un intero paese perché si persegue un vantaggio personale contro l’interesse generale. La posta in gioco è alta perché ha a che vedere con il destino di una nazione. Non si può più scherzare. La crisi del comico, il suo trapasso drammatico, è evidente. Grillo docet.
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Forconi&Magnoni

“….la crisi che unisce è sempre il caso anomalo, o comunque il caso meno frequente. La regola è la crisi che divide, almeno potenzialmente”.Domenico Fisichella

“Ireland will become the first eurozone country to exit from an international bailout on Sunday, a hugely symbolic moment. Mr Noonan said Ireland was recovering from its worst economic catastrophe since a famine in the 1840s when 1m people died”. Financial Times – 14/12/2013

“Bisogna assolutamente e a ogni costo far vivere i poveri se volete che essi vi aiutino a condurre a termine la Rivoluzione. Nei frangenti eccezionali, bisogna solo tener presente la gran legge della salute pubblica” Jeanbon Saint-André a Barère (26 marzo 1793)

Crisi

La crisi globale in corso è come un mostro che colpisce con fendenti terribili il corpo sociale delle nazioni. Le parole del Ministro delle Finanze irlandese Michael Noonan, che ha qualificato la situazione del suo paese come una catastrofe economica paragonabile alla carestia del 1840, sono sintomatiche della gravità del momento che una parte del mondo occidentale sta attraversando.

Piazza

Nella crisi cresce l’insoddisfazione e la denuncia, e la piazza diventa il luogo dove si rappresenta la reazione di una società in difficoltà e sfiancata, proiettata in una prospettiva di immiserimento, sul punto di precipitare nel mondo degli inferi. Sono sempre i poveri diavoli che imbracciano i forconi per pungere i colpevoli, portati nel loro stesso inferno.
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Grande Semplificatore

Siamo nel pieno di una crisi storica ma se vai per strada, se ne parli con qualcuno, pochi sembrano aver capito le cause e pochi sanno come uscirne.

Il dibattito dovrebbe servire a scambiarsi le idee per riuscire a ricostruire le ragioni e chiarire i problemi di questa crisi. La modernità ci ha consegnato un mondo e una società complessi ma pare che i più vogliano sottrarsi e fuggire da questa complessità.

Questa complessità rischia di sopraffare soprattutto gli uomini che l’hanno ereditata e non l’hanno costruita, vale a dire le generazioni che sono venute dopo chi nel dopoguerra ha realizzato un meccanismo complesso che si chiama società aperta e democratica.

E allora quando le cose appaiono sfuggire dalle nostre mani arrivano i Grandi Semplificatori, quelli che vendono la soluzione più facile perché la persona comune non vuole credere che per ritrovare il bandolo della matassa della crisi non esistano ricette semplicistiche e preconfezionate. Ad una società complessa deve corrispondere un cittadino complesso, altrimenti si ritorna indietro. Proprio quello che sta accadendo all’Italia.

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