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Il bla-bla-bla anarco-qualunquista italiano

In Italia, in 150 anni di storia unitaria la durata media dei governi è meno di 1 anno. Non stupisce, quindi, che, dopo un certo tempo dall’insediamento di un esecutivo, parta la cagnara dell’anarco-qualunquismo politico di massa (dentro e fuori dai siti istituzionali) per denigrare, ed eventualmente, far fuori un governo. Gazzettieri (mediatici e non), tromboni e trombettieri anarco-qualunquisti, cominciano a dire : sono tutti uguali, sono tutti ladri e bla-bla-bla.

La debolezza e la breve durata di un esecutivo inficiano, però, la possibilità di determinare politiche strategiche a lungo termine. In passato, nella prima fase della #Repubblica democratica, questa estrema volatilità dei governi era contro-bilanciata dalla permanenza al potere di un unico partito, la Democrazia Cristiana.
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Qualità e difetti del popolo e dello Stato italiano

Riporto qui un interessante passo tratto dal libro “La Costituente” di Costantino Mortati, insigne giurista e costituzionalista italiano, membro della Commissione dei 75, che ebbe il compito di elaborare il progetto della Costituzione, approvata dall’Assemblea costituente 22 dicembre 1947.

Giova anche ricordare che, secondo Pietro Scoppola, nella definizione del testo costituzionale fu decisivo l’atteggiamento delle forze politiche per trovare un “terreno comune d’intesa” e garantire una larga base di consenso al patto su cui sarebbe nato il nuovo ordine repubblicano e democratico. Di “compromesso costituzionale” parlò l’allora capo del Pci, Palmiro Togiatti mentre Meuccio Ruini, presidente della Commisiione dei 75, usò l’espressione “compromessi storici”. Proprio grazie a questa attitudine si potè delineare una “ideologia comune” che, respingendo sia una visione soltanto individualistica sia una visione totalitaria dei diritti dell’uomo, come richiama l’odg di Dossetti del 9 settembre 1946, permise di raggiungere nella prima parte della Costituzione “una felice sintesi tra i diritti di libertà della tradizione liberale e i valori di solidarietà ai quali i partiti popolari erano più sensibili”.
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