Dell’inadeguatezza di Bruno Vespa nell’intervista al figlio di Totò Riina

“Barbarism begins at home” – The Smiths

Quello che emerge dall’intervista di Bruno Vespa al figlio di Toto (Salvatore) Riina – boss della mafia chiamato per la sua efferratezza La Belva, e condannato più volte all’ergastolo – è una inadeguatezza a trattare un argomento del genere.
Le domande non sono particolarmente ficcanti e incisive ma rimangono in superfice.
Anche volendo affrontare soltanto il tema dei rapporti privati non c’è scavo, non c’è l’atteggiamento di chi vuole indagare per far emergere qualcosa al di là della facciata di perbenismo familiare.

“I miei genitori mi hanno trasmesso il bene, il rispetto e alcuni valori” – afferma Salvo Riina. E’ quasi come se la famiglia venga descritta come un recinto, un paradiso di felicità, mentre, una volta fuoriuscito all’esterno, all’individuo che ne fa parte è permesso di essere e diventare una belva affamata di sangue.

Qui c’è tutto l’aspetto di analisi e di critica ad una certa concezione immorale della famiglia – dove il nucleo di appartenenza primario viene elevato a club esclusivo incontaminato e privo di macchie, superiore a tutte le altre forme di aggregazione e partecipazione sociale fuori dai rapporti di sangue – che viene tralasciato e bypassato bellamente.
Per non parlare dell’argomento della struttura delle relazioni interne alla famiglia, ancora improntata in certi mondi italiani al patriarcato più vieto e al dominio maschile e maschilista più primitivo. Per cui più che di familismo amorale si dovrebbe parlare di familismo immorale.

Bruno Vespa qui appare come un interlocutore di comodo che chi risponde utilizza per far passare soltanto il suo punto di vista studiato in partenza, pre-meditato.
Quanto ai temi politici, non si incalza mai Salvo Riina. L’intervistato descrive lo Stato come qualcosa in cui si è costretti a vivere ma sembra quasi solo e comunque un’antitesi della famiglia presentata in una forma idealizzata. All’intervistatore sfugge questo aspetto e il tema della convivenza civile che ha solo parzialmente a che vedere con la questione statuale.

L’Italia, peraltro, non è uno Stato qualsiasi ma è una Repubblica democratica costituzionale che garantisce i diritti fondamentali dell’individuo. La mafia rappresenta un nemico della Repubblica democratica e costituzionale, e gli si contrappone anche come forma di potere pre-moderno.

Bruno Vespa ha voluto affrontare una sfida ma l’ha persa.

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