Ignazio Marino

Nell’era della legittimazione diretta delle funzioni apicali della democrazia rappresentativa, sancite dal dispositivo delle primarie e dalla legge dei sindaci, la violazione di questo assioma viene vissuta come una sorta di sacrilegio (1). Così si spiega, in parte, la mobilitazione di migliaia sostenitori di Ignazio Marino dopo l’annuncio delle sue dimissioni dalla carica di sindaco di Roma.

L’intervento di forze esterne viene visto come un abuso, un atto di profanazione del rapporto diretto elettori/eletto (sindaco). Partiti, giornalisti, a volte magistrati, costituiscono agli occhi dell’elettorato tutti elementi che si interpongono nella relazione in modo illegittimo.

Identità

Nell’età dell’identità il rappresentato è l’eletto come se fosse un Se stesso migliorato. Come in un selfie l’utente si modifica per mostrare agli altri il proprio rispecchiamento narcisistico abbellito. L’immagine si autonomizza e il rappresentato paga il proprio debito all’imposta sul desiderio (C. Lash) di vedere il proprio Io al potere. Qui, in questo punto, agisce in modo implacabile il meccanismo di dissociazione dalla realtà e di autoassoluzione del Sovrano moderno.

(1) L’unzione del suffragio ha sostituito il sacro crisma e l’elezione popolare l’elezione divina secondo Régis Debray (“Lo Stato seduttore”).

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