Lotta senza tregua contro il male

Gli eroi di molte nuove serie televisive sono poliziotti che lottano senza tregua contro il male. Nel loro faccia a faccia con ogni risma di delinquenti, assassini e brutti ceffi agiscono in squadra, isolati o in coppia.

Come in “True Detective” – la serie antologica, pluripremiata, trasmessa in Italia da Sky Atlantic – in cui due sbirri, Marty Hart e Rust Cohle, vanno a caccia di un terribile e sanguinario serial killer per 17 anni.
La loro storia, avvincente e tormentata, ambientata nel territorio, magico e maledetto, della Louisiana, si svolge alla ricerca del mostro, “il peggiore di tutti”, che uccide e sevizia donne e bambini.
Non è facile scoprire e fermare il male, che penetra nelle pieghe della società e sfrutta a suo vantaggio le debolezze degli uomini. Combatterlo e sconfiggerlo è roba per caratteri forti, è affare per gente che non si piega. La lotta alle forze malvagie mette in pericolo il corpo ma mette a dura prova pure lo spirito. La presenza del male, infatti, instilla nella mente l’idea nichilista che non si possa uscire dal circolo infernale della violenza.

Chi affronta il maligno non rischia solo l’integrità fisica ma anche quella interiore contro la corruzione spirituale. Rust e Marty, interpretati magnificamente dal premio Oscar Matthew McConaughey e da Woody Harrelson, sono e rimangono veri agenti – anche dopo essersi dimessi dal corpo di polizia – perché continuano ad investigare : non demordono mai, e non si rassegnano all’orrore. I veri detective sono come preti che conoscono il male, quello vero, e sanno che bisogna battersi con tutte le forze perché la luce possa avere il sopravvento sulle tenebre.
Questa fermezza è una caratteristica anche di Sarah Linden e Stephen Holder, protagonisti di “The Killing”, thriller seriale, ripreso dalla originale versione svedese e riadattato per il pubblico statunitense.
Entrambi, con alle spalle un’esperienza privata difficile, hanno caratteri scontrosi e problemi ad avere rapporti sociali normali. Insieme sono impegnati ad indagare, nell’atmosfera plumbea di Seattle, sull’omicidio della giovane Rosie Larsen, e non si danno pace fino a quando non consegnano alla giustizia l’assassino, la cui cattura diventa quasi un’ossessione.
Anche Sonya Cross, poliziotta americana, e Marco Ruiz, poliziotto messicano, personaggi di “The Bridge”, remake di una serie scandinava, sono tipi complicati, e simboli dell’incontro tra due mondi diversi in cui il male comune riesce a unire le forze del bene. E’ proprio la scoperta di un cadavere di due differenti corpi, attaccati insieme sulla linea di confine tra Messico e Stati Uniti, a far nascere una collaborazione tra gli uffici di polizia dei due Stati, portando Marco e Sonya, segugi implacabili, sulle tracce di un brutale killer seriale che miete vittime nei due paesi.
Figure di ispettori che agiscono da soli sono, invece, John Luther, interpretato dall’attore Idris Elba, e Tom Mathias, rispettivamente protagonisti delle serie “Luther” e “Hinterland”, ambedue prodotte dalla BBC.
Il primo, detective della unità anti-crimine di Londra, si trova davanti ad un dilemma : deve salvare la vita delle vittime del crimine ma non può arbitrariamente dare la morte ai criminali. Il suo compito è difendere la vita, come può arrogarsi il diritto di decidere a sua discrezione della morte?
Certo, il poliziotto può legittimamente uccidere in caso di pericolo ma deve agire rigorosamente entro certi limiti e norme. Il criminale, per contro, infrange le regole. Il male è la violazione della norma, il male supremo di quella suprema : non uccidere.
Si può affrontare il male supremo che non rispetta la norma suprema intenzionalmente senza che il bene possa a sua volta violarla? Può reggere questa asimmetria?
Per Tom Mathias, ispettore capo della piccola cittadina gallese di Aberystwyth, la risposta è che un poliziotto non ha altra scelta che schierarsi per la vita. Per questo, gettandosi con impeto contro il delitto, ingaggia un corpo a corpo con i colpevoli per mandarli in prigione e impedire anche la loro morte.
Circostanza che, al contrario, per Catherine Jensen, detective della polizia di Pittsburgh nelle serie tv statunistense “Those Who kill”, è irrilevante di fronte alla necessità di arrestare l’attività malefica dell’assassino seriale. Perché le conseguenze del male efferato sono devastanti per chi le subisce e perché le colpe del serial killer ricadono sull’investigatore che non è in grado di mettere fine alla catena del crimine. Perciò, “bisogna essere più cattivi dei mostri per spaventarli” e la morte del serial killer vale la vita liberata dal peso della sofferenza della vittima e della responsabilità del poliziotto.
Scheda :Arriva anche in Italia “True detective”, serie tv statunitense, trasmessa su Sky Atlantic a partire dal 3 ottobre. Protagonisti sono due poliziotti, come in altre nuove serie televisive, che lottano implacabilmente contro delinquenti e assassini. Il modello delle “Tv series”, che si moltiplicano popolando i nostri schermi, sono ormai una modalità di espressione artistica in cui si cimentano grandi attori e registi con risultati, a volte, migliori di quelli prodotti nel formato tipico delle pellicole cinematografiche.

Pubblicato sul quotidiano “La Provincia” (Como, Sondrio, Lecco e Varese)

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Serie TV

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...