Prova di forza di Renzi e Pd sull’elezione del Presidente della Repubblica

Partito

Sergio Mattarella è il nuovo Presidente della Repubblica italiana, votato da un ampio schieramento di forze politiche e parlamentari. L’indicazione, concordata tra le componenti fondamentali del partito democratico (PD), rappresenta un’espressione della forza politica del PD e delle capacità di indirizzo, sul terreno politico e istituzionale, del suo segretario Matteo Renzi. E’ una mossa che ha ricompattato il PD in un momento di tensione interna a questo partito, che assume una funzione sempre più centrale nel processo di riorganizzazione politica di una nuova fase della storia della Repubblica democratica italiana.

Il partito forte e organizzato, in una dimensione nazionale, e dotato di struttura democratica, è uno degli aspetti decisivi per la tenuta dei sistemi democratici e per il loro rilancio dentro le crisi. Le istituzioni repubblicane moderne richiedono partiti strutturati e dotati di forza di leadership, che si dimostra tale nell’agone della lotta politica. I partiti, a loro volta, sorreggono (devono sorreggere) le istituzioni.

Homo politicus

La candidatura di Mattarella è insieme politica e istituzionale. La proposta di Renzi ha tenuto uniti questi due aspetti. E’ chiaro che c’è un elemento di caratterizzazione politica rivolto al partito democratico. Il bene dell’unità Pd è superiore, fa intendere Renzi e il suo staff, a quello dell’accordo con Forza Italia (Berlusconi). D’altra parte, questa giovane classe politica ha scommesso sull’esistenza politica del PD in chiave strategica. E pour cause.

Il patto del Nazareno è una subordinata politica così come lo è, in questo frangente, tutto il centro-destra che subisce l’iniziativa del PD, diretto da Matteo Renzi.

Un discorso particolare andrebbe fatto per la Lega, il cui neosegretario Matteo Salvini persegue un progetto di costruzione di una Destra nazionale, progetto solo embrionale e ancora tutto verificare nella sua consistenza.

Il segretario del PD ha usato, segnatamente nei confronti di Forza Italia e Berlusconi, la logica dei rapporti di forza. Ha fatto valere il peso del PD e della sua leadership con il suo particolare stile. Potremmo dire, parafrasando Gaetano Mosca, che è stata una condotta rivolta a difendersi contro gli sforzi di coloro che lo vogliono surrogare, o logorare.

L’elezione di Mattarella costituisce un passaggio di una piccola battaglia politica, superata in maniera brillante perché è una vittoria personale, di tutto un partito e di portata politico-istituzionale.

Davanti ci sono però sfide ben più impegnative e difficili.

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