ISIS, sfida rezionaria globale

Avrebbe certamente di che lamentarsi Alessandro Di Battista (parlamentare #M5s ) nel leggere commenti e titoli al suo post del 16 agosto, pubblicato sul blog BeppeGrillo.it. Gente che non capisce le sfumature e va giù con l’accetta. Alcune sue affermazioni, decontestualizzate, sono oggetto di critica e scherno sui social media e sui giornali. Gente abituata a semplificare troppo, senza scorrere bene tutto il testo.

Di Battista può essere accusato di sostenere il gruppo ISIS (Islamic State of Iraq and al-Sham – jihadisti sunniti) che ha proclamato il Califfato in una zona tra la Siria e l’Iraq? No, perché accetta di qualificare questo gruppo come terrorista, metodo che non giustifica o approva. Eppure, rimane un fondo di ambiguità nel suo discorso.
Il terrorismo è un cancro, sostiene il parlamentare 5stelle, ma è un effetto non una causa. Di cosa è conseguenza? Dell’ingiustizia sociale. Chi e cosa l’ha determinata? Non è ben chiaro. Le cause sono solo esterne? O interne?

PS : La questione se il terrorismo nasca dal fanatismo o sia una “risposta a uno stato di cose percepito come profondamente, inaccettabilmente ingiusto” è stata affrontata da Franco Cardini (“La paura e l’arroganza”).

Iraq

Di Battista avanza l’idea che l’Iraq rappresenti una “invenzione folle”, una creazione disegnata a tavolino dai conquistatori dell’epoca.
Mettiamo da parte la discussione storica sullo stato iracheno per un momento. Domandiamo : quanti sono i paesi che, storicamente, sono prodotto di una conquista e di un’azione militare? Vogliamo fare la conta? Luigi Bonanate afferma che

“la guerra come istituzione ha determinato, (malauguratamente, aggiungo, ndr) le principali svolte politiche della storia : ha fatto nascere i grandi stati nazionali, ha consentito la creazione di grandi imperi e la dissoluzione di altri……” (1).

Molti paesi, d’altra parte, vengono considerati espressioni storiche mal riuscite. Anche l’Italia, la Spagna, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti sono da qualche critico giudicati tali.
In Europa i confini sono cambiati continuamente e di recente si è dissolta la Jugoslavia e la Cecoslovacchia. Dal 1990 al 2011 sono nate 34 nuove entità nazionali a livello globale.

ISIS

L’ISIS, in effetti, mette in discussione un assetto geo-politico. Ma in nome di cosa? Che vuole instaurare nel nuovo spazio politico divisato? E’ una forza di liberazione?

No, l‘ISIS è una forza di oppressione reazionaria. L’ISIS vuole restaurare il Califfato islamico e stabilire la sharia (legge islamica) e un regime sanguinario e liberticida. L’avanzata dell’ISIS va contrastata sul terreno e gli vanno sollevate contro le forze stesse dell’islamismo, dagli sciiti (che sono eretici per questi sunniti integralisti) ai sunniti pacifici e non fondamentalisti. Il problema nella qualificazione dell’ISIS è tanto il metodo di azione, violento e terrorista, quanto le finalità perseguite.

Atrocità

Le atrocità dell’Isis, comandato da Abu Bakr al-Baghdadi, autoproclamatosi califfo, cui tutti gli islamici dovrebbero obbedire, sono documentate da Donatella Rovera, inviata da Amnesty International in Iraq. Rapimenti, sgozzamenti, mutilazioni anche su minori. Scene strazianti. Il catalogo degli orrori prevede anche fucilazioni sommarie, stupri e riduzioni in schiavitù per le donne vendute al mercato. Per le minoranze non c’è scampo : cristiani, yazidi, turkmeni si devono convertire all’islamismo versione Isis, pena la morte. Anche gli sciiti (maggioranza musulmana in Iraq) devono piegarsi.  Seconda Donatella Rovera si tratta di “pulizia etnica”.

A compiere atti odiosi e contrari ai diritti umani non è solo l’ISIS ma anche le forze del governo iracheno centrale. Massacri ed esecuzioni sommarie sui combattenti e violenze contro la popolazione civile sono diffuse, purtroppo.
La costituzione dell’Iraq, su cui si basano le forze governative, almeno formalmente stabilisce il richiamo ai diritti fondamentali, alla libertà civile e religiosa, respingendo una visione dell’islam settaria e fanatica. Con una eventuale vittoria dell’ISIS e delle fazioni più integraliste quella regione cadrebbe dentro un incubo reazionario imprimendo un segno negativo allo scenario politico globale.

Stati Uniti

La politica estera in Medio-Oriente degli #Usa si può e si deve discutere. L’impostazione neoimperialista dei neoconservatori ha prodotto danni. La democrazia non si può esportare con le armi. E’ un controsenso pensare di imporre dall’esterno manu militari un regime democratico. Libertà e democrazia devono seguire uno sviluppo immanente. I processi storici, poi, sono diacronici.

Anche il cosiddetto imperialismo dei diritti umani è nocivo. Il tema dell’uso della forza è complesso e qui si può solo accennare all’argomento ma le forzature in questo campo sono evidenti in riferimento alla questione dell’intervento umanitario e alle gross violations (2). Obama, diversamente da Bush junior, ha assunto un atteggiamento più pragmatico. Tuttavia, l’amministrazione Usa prosegue il suo unilateralismo nell’uso della forza sul piano internazionale e il recente richiamo di #Papa Francesco a ricondurre il problema ISIS in sede Onu in merito è puntuale.

Europa

Continua

(1) Lugi Bonanate – “La crisi” – Ed. Mondadori 2009

(2) Benedetto Conforti – “Introduzione alla Carta delle Nazioni Unite” – Ed. Cultura della Pace 1993; Benedetto Conforti – “L’azione del Consiglio di sicurezza per il mantenimento della pace” in “Interventi delle Nazioni Unite e diritto internazionale (a cura di Paolo Picone), Cedam – Padova, 1995. Philip Alstone – Antonio Cassese “Ripensare i diritti umani nel XXI secolo” – EGA – 2003.

 

 

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