Stallo istituzionale e regressione economica

“Lazzaro alzati e cammina, resuscita un pezzo alla volta la volontà” Subsonica

 

L’Italia si sta incartando. Il rischio più forte, adesso, è quello della paralisi. Stallo sul piano istituzionale e regressione economica : questo è lo scenario terribile davanti a noi.

Molti problemi dipendono dall’indirizzo europeo ma altri, gravi, dalle tendenze involutive del nostro paese.

Centro-destra

Il centro-destra è una subordinata al Partito democratico, che detta l’agenda politica, perché la sua attività di governo ha dimostrato la sua inconsistenza davanti alla crisi. Con Berlusconi premier, l’Italia ha subito la crisi, l’ha prima negata e in seguito con Tremonti ha rifiutato un approccio riformista : in periodi di crisi, sosteneva l’ex ministro, non si fanno riforme.

Sono le caratteristiche della leadership berlusconiana ad essersi rivelate inadeguate ad affrontare la crisi. Berlusconi si è messo alla coda del popolo gentificato.

Leadership

La crisi richiede una leadership e un partito che si mettano alla testa dei processi politici sollecitando un cambiamento e facendo affidamento sulle forze sociali più dinamiche per trascinare il paese fuori dalle sabbie mobili.

In certe circostanze storiche, tirare a campare e tirare i remi in barca vuol dire tirare le cuoia.

E Renzi?

La premessa è d’obbligo : sostenere che il PD di Renzi sia il veicolo di una svolta autoritaria è una tesi veramente poco credibile. E’ espressione di un estremismo analitico. Per non dire altro.

Il fatto è che ci sono linee e proposte diverse in concorrenza fra loro anche se resta difficile qualificarle, data la confusione di chi le propone.

L’interrogativo è : c’è una forma politico-istituzionale più adeguata all’evoluzione e alle trasformazioni del paese? In altri termini, c’è una relazione tra cambiamento delle istituzioni politiche e i mutamenti intervenuti nel paese? Serve cambiare in modo radicale l’assetto politico-istituzionale o bastano solo aggiornamenti, modifiche parziali, aggiustamenti?

M5s

Il M5s e Grillo hanno sostenuto, all’inizio, che fosse necessario transitare ad un regime di democrazia diretta. Il che significa una trasformazione radicale dell’assetto politico-istituzionale disegnato dalla carta costituzionale che si basa sulla democrazia rappresentativa, integrata con istituti di democrazia diretta. Ha cambiato idea Grillo? Adesso difende la costituzione, cioè la democrazia rappresentativa?

Democrazia continua

La democrazia espansiva, ossia l’idea di una democrazia rappresentativa irrobustita da forti elementi di democrazia diretta, è sostenuta da una parte dell’area di sinistra. Più democrazia diretta vuol dire naturalmente meno delega ai rappresentanti. E’ chiaro che le soluzioni che vanno verso un rafforzamento e una concentrazione del potere della maggioranza in un contesto di democrazia rappresentativa non vengono viste di buon occhio da questo settore. Soprattutto, quando vengono contestualmente emendati in senso restrittivo gli istituti di democrazia diretti contamplati dalla carta costituzionale.

E’ legittima la critica ma non quella che, retoricamente, qualifica un diverso indirizzo di riforma del sistema democratico come “deriva autoritaria” o addirittura “golpe”. Boom.

Riformare il paese

Renzi ha rovesciato l’atteggiamento pregresso proponendo un approccio riformatore : è necessario cambiare il paese per uscire da una situazione bloccata e ripartire.
Il segretario del PD ha portato il partito nel gruppo del socialismo europeo e si è sostituito a Enrico Letta per determinare una svolta. Il predecessore non aveva l’energia sufficiente per cambiare marcia : questa sembrava la ragione del suo rimpiazzo.

La determinazione non manca a Renzi ma l’impressione è quella di un deficit di indirizzo strategico. Qual è l’approdo? Dove vuole andare a parare il presidente del consiglio? Qual è la sua lettura della crisi italiana?

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