Pappa identitaria

Di pappa identitaria, di un Io che si autocompiace, della ri-pubblicizzazione del pubblico, di una politica come rappresentazione in cui il politico per eccellenza è l’attore, non importa se comico o drammatico, di Hitler e la paura.

Bisogna prendere sul serio il #M5S invece di continuare ad accusare Grillo, il loro capo politico, di essere un buffone. Il problema è che la svolta nell’economia italiana non c’è. Al momento, la ripresa è soltanto un auspicio e l’Europa ristagna.
La #crisi fa ancora paura e il livello di vita, in molti casi, è crollato, a volte sotto la soglia della sopravvivenza. Gli italiani continuano a soffrire, specialmente i più giovani. Il #M5S costituisce il riflesso politico di questa situazione in cui crescono “disperati e incazzati”.

Identità

Gli italiani vogliono che a rappresentarli in politica siano uomini come loro. Chiedono che al potere vada “uno di noi”. Non per caso Grillo viene chiamato Beppe, Berlusconi, Silvio e Renzi, Matteo. Gli italiani vogliono vedere se stessi al potere.
Il principio identitario domina la realtà politica. La messa in scena del travestitismo identitario impazza e gli attori salgono sul palcoscenico della politica per calarsi nella parte. La stessa pappa identitaria viene servita al popolo in diverse qualità e proporzioni. La politica costituisce solo un riflesso, un’adesione, una rappresentazione. In una politica che è solo rappresentazione il politico per eccellenza è l’attore, non importa se comico o drammatico.

Pubblico

La dimensione pubblica non è più trascendimento del sé particolare, in questo spazio non abita più la tensione ad un Io migliore e superiore. In politica non si sale ma si scende.
La crisi del pubblico è l’espressione di una pretesa minore e abbassata, di un Io che retrocede a livello del particolare.

Post scriptum :

In un articolo (“Se Hitler diventa campagna elettorale”) su “La Repubblica” del 19 maggio 2014 Stefano Bartezzaghi si chiede : “Va bene tutto, ma perché Hitler?”, lamentando una mancanza di senso nelle accuse rimpallate dagli esponenti della politica italiana e una rincorsa della comunicazione politica ad alzare la voce e ad evocare spauracchi per conquistare i titoli dei giornali.
Il significato dell’evocazione di Hitler a me però sembra chiaro. Nell’immaginario comune Hitler rappresenta il dittatore tedesco, antitesi della libertà. Chi lo ha evocato non dice le cose a casaccio (gli attori a volte sono registi di sé che si scrivono i propri testi) : fa leva sulla paura (sentimento a cui Renzi oppone la speranza) e sulla estraneità nazionalista per mandare un messaggio. Vuole dire al suo elettorato : non votate un tiranno che vi toglierà la libertà e che è d’altra parte un invasore, estraneo alla vostra esistenza (altrimenti avrebbe evocato Mussolini). Hitler, inoltre, era per giunta tedesco. E’ un invito quindi a respingere dalla propria coscienza il tiranno invasore sanguinario che questa persona indicata come Hitler dovrebbe rappresentare.
E’ nel territorio dell’immaginario che si combatte la battaglia del senso comune con frasi che sono simboli, icone di concetti.

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