Parrucconi e parrucchini

Di parrucconi e parrucchini, di complotti e salotti, di differenze sotterranee e manifeste, di un passato che non vivifica il presente ma lo annichilisce, dell’essere divergenti.

“Ovunque tu sia, scava fondo! Là sotto è la sorgente!
Lascia che gridino gli uomini scuri : “Là sotto c’è sempre l’inferno!”. (Friedrich Nietzsche)

Intrepidi

Bisogna essere davvero degli intrepidi per combattere la pietrificazione e la costrizione imposta dal passato sul presente italiano.

I parrucconi vorrebbero trasformare l’Italia in un grande museo in cui i contemporanei sarebbero condannati a vivere in stanze ammuffite per contemplare il lavoro e le opere di chi li ha preceduti spegnendo la loro esistenza. Esistenza che a paragone con quella passata, descritta sempre come luminosa e nobile, dovrebbe limitarsi ad essere squallida, insignificante e impotente.

Qui, la gigantografia del passato, apparecchiata da parrucchini decrepiti travestiti da giovani, cerca di schiacciare e rimpicciolire le pretese e le ambizioni di un presente impedito a rinascere e rifiorire.

 



Complotti

In certi frangenti storici, a molti il loro destino appare in balìa di chi manovra dall’alto; la loro vita, l’effetto di decisioni prese da altri. La convinzione di essere diretti dall’esterno è una delle radici delle teorie del complotto diffuse in Italia. Dovendo spiegare la realtà storica come prodotta da forze esterne, queste stesse devono comparire come oscure. Quando le cose vanno male, si cercano spiegazioni in trame e intrighi – a volte possibili, certamente – orditi dietro le quinte.

Il complottismo è un espellere fuori da sé le ragioni della propria condizione e sorte, è una responsabilità individuale e sociale esclusa, inammissibile e trasferita all’esterno, è il fardello e l’onere della responsabilità gettato all’esterno perché difficile da sostenere. La democrazia diretta, sotto questo rispetto, è il popolo davanti alla sua propria responsabilità.

Di fronte a forze che sembrano sovrastarlo e ridurlo a poca cosa, il cittadino reagisce cercando di riportare vicino a sé la sede della decisione. Davanti ad un cosmo di forze così grandi il piccolo mondo rappresenta il tentantivo di riguadagnare valore e controllo. Nell’universo che si espande, persone, popoli e istituzioni si allontanano fra di loro, perciò si ricerca la formula politica della prossimità.

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