Bugiardi 2.0 e comici

Di comici che chiedono milioni alle aziende statali e fanno la morale agli altri, di bugiardi e fake 2.0, di conduttori tv e calciatori ultramilionari inutili pagati più di manager utili, degli anni in cui più cresce la disillusione e lo smarrimento spirituale più si rivela la potenza dell’illusione.

“You have to draw the line, sometime” Easterhouse

“I “piccoli” e i “senza gradi”, come li chiama Le Pen, non si accontentano di soffrire ma possono riconoscersi in un demagogo “virile” che promette loro una rivincita.
L’oblio del reale è (….) la tentazione permanente di una politica che l’assorbilmento mediatico riduce quasi a nulla”. (P. Taguieff)

“Propaganda è l’arte di far credere ad altri ciò che noi stessi non crediamo” (J. Huizinga)

“E’ proprio nella natura di una crisi che una decisione tardi a venire anche se è già matura. Ed è altresì proprio della crisi che rimanga irrisolta la scelta circa la decisione. L’incertezza generale in una situazione critica è dunque compenetrata da una certezza che – senza che si possa precisare quando e come – la fine della condizione critica è imminente. La soluzione possibile resta incerta, ma la fine stessa, un capovolgimento dei rapporti esistenti – minaccioso e temuto, oppure invocato con lieta speranza – è assicurato agli uomini. La crisi riserva il problema al futuro storico”. (Reinhart Koselleck)

FWIW (For What It’s Worth)

Maschere e mascherate online e offline

#Grillo è contro il sistema, #Berlusconi è contro il sistema, #Renzi è contro il sistema. Chi c’è allora dentro questo sistema?

Comico

Il comico rimane comico. Anche politicamente fa ridere. La democrazia più avanzata proposta a parole si rovescia nel suo contrario. La pretesa ultrademocratica si rivela per quello che è : un fake (falso). Grillo si è auto-proclamato capo politico di #M5s. Capo. Grillo ha usato proprio questo termine sul blog mentre intervistato da Enrico Mentana fantasticava sui movimenti leaderless (senza capo). Si sbaglia a sostenere che in Italia c’è un problema di doppiezza e vita dissociata?
Grillo ha fondato un movimento di cui si considera proprietario con buona pace dei proclami sulla democrazia diretta bottom up e peer-to-peer.

Populismo

Il #populismo, una corrente del movimento rivoluzionario russo, costituiva l’espressione politica di élite intellettuali che, come sottolinea lo storico Richard Pipes, avevano come fine di guidare il popolo, soprattutto la maggioranza contadina, ma non sulla base di idee astratte, libresche e importate. I populisti russi pensavano che bisognasse adattarsi al popolo così com’era promuovendo la resistenza al governo in nome dei loro interessi. Da un lato, dunque, il populismo rappresentava una difesa del mondo contadino davanti ai processi di trasformazione industriale e di fronte alle pretese di nobili e burocrati (Pierre Pascal); dall’altro, una reazione contro il rischio, percepito da queste élite, di finire per imporre dall’alto le loro teorie diventando “una oligarchia dispotica di intellettuali al posto della nobiltà e della burocrazia dello zar” (cit. Franco Venturi).
In che consiste il passaggio d’epoca contemporaneo capace di creare una reazione di difesa identitaria che il populismo nostrano cerca di incarnare?

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