12 anni schiavo

E’ il 1841, siamo nel territorio degli Stati Uniti, e Solomon Northup è un negro che vive libero nello Stato di New York. Nel nord la schiavitù è stata abolita mentre in altre parti del paese è ancora vigente.

Così quando Salomon viene rapito dai commercianti di schiavi sperimenta il passaggio dalla libertà ad una condizione di schiavitù.

In uno stesso paese nel XIX secolo si può essere liberi e schiavi. Il regista ci fornisce una rassegna dei vari punti di vista sulla schiavitù. C’è il bianco che la giustifica, quello che la rifiuta, e il nero che l’accetta; chi si rassegna e chi è disposto a fare di tutto per uscirne fuori. C’è il padrone bianco e la padrona nera ma anche lo schiavo nero fianco a fianco a quello bianco.

E’ il multiverso della condizione umana.



Ma cos’è realmente la schiavitù? E’ una sofferenza. Sul corpo prima che sulla psiche. La schiavitù è un’attività che si esercita sui corpi degli individui soprattutto. Ma il regista non compie solo un’opera di descrizione, focalizzazione e riduzione della schiavitù alla dimensione della sofferenza corporale. Lo schiavo non è solo un corpo tormentato di proprietà altrui.

Qui il corpo viene straziato e chi lo strazia è un “folle” che esercita la sua pazzia sul corpo dello schiavo. E’ per questo che la figura del padrone Edwin Epps diviene centrale. Quindi non c’è soltanto una attività documentaristica e di indagine sul corpo degli individui ridotti a schiavi.

C’è anche un giudizio sulla schiavitù come rapporto insano tra uomini. E’ la relazione schiavistica che per sua natura diventa folle. Il negare la libertà di un altro e considerarlo oggetto di proprietà altrui è pazzia.

E’ come se il regista dicesse : guardate che se io dovessi considerare il corpo di un essere umano (il corpo qui è la materializzazione dell’individualità) come mia proprietà, se lo dovessi trattare come un oggetto a mia completa disposizione, secondo il mio capriccio, le conseguenza che si produrrebbero sarebbero quelle che vi faccio vedere.

In più, mostrando il corpo dell’Altro martoriato il regista restituisce il tema dell’Individuo e del limite entro cui la rivendicazione di potere di ciascuno di noi sugli Altri si può spingere.

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