Il Fiorentino

“On s’engage et puis on voit” – Napoleone Bonaparte

Mentre il destino di alcuni regimi politici, le semi-democrazie di Venezuela e Ucraina, viene deciso nelle strade col sangue, in Italia la Repubblica democratica riesce ancora a mantenere il conflitto dentro binari istituzionali.

Da noi le bocche da fuoco della lotta politica, sono i talk-show, i blog, i social network et similia.

Cannoni, fucili, bombarde, mortai, mitraglie, mortaretti, miccette e tric-e-trac esplodono la selva quotidiana di accuse e contro-accuse, critiche e anti-critiche, dalle varie postazioni del sistema mediatico.

Il Fiorentino

Pian piano il baricentro della politica italiana si è spostato dalla Lombardia alla Toscana. La borghesia lumbard economicamente prolifica, politicamente, durante gli anni della cosiddetta Seconda Repubblica, è stata una delusione. La proiezione politica su scala nazionale della classe dirigente lombarda – in tutte le sue versioni, imprenditoriale, popolana e professorale – non è stata all’altezza della sua forza economica. C’è chiaramente una divergenza tra livello politico ed economico. Il paese sotto la gestione politica lumbard è rimasto al palo, anzi, regredito.

#Renzi non era neanche stato nominato primo ministro che già sui media erano state consumate le tragicomiche della sua fulgida ascesa, del suo inevitabile declino e della sua rovinosa caduta. Renzi è Pico della Mirandola, TurboRenzi, velocista, un ragazzotto, uno sprovveduto, un signor nessuno etc, etc.

Vincolo politico

#Renzi aveva dichiarato che sarebbe arrivato alla presidenza del consiglio con il conforto del voto elettorale ma poi ha cambiato idea facendo il contrario. Aveva promesso che avrebbe sostenuto il governo di Enrico #Letta , suo collega di partito e, invece, ha rovesciato il suo parere costringendo il suo predecessore a dimettersi.

In questi anni abbiamo assistito a giravolte continue di leader politici, a destra come a sinistra, che un giorno sì e l’altro pure smentivano quello che avevano appena dichiarato comportandosi in maniera opposta.

Perché? Perché il vincolo che i cittadini italiani stabiliscono in politica non è sul cosa ma sul chi. Abbiamo i berlusconiani, i vendoliani, i bossiani, i grillini, i dalemiani così come i legami di sangue contano di più che i legami con le istituzioni repubblicane. Siamo di fronte ad una concezione e a una prassi in cui conta il chi, e non importa cosa. E’ per questo che in politica abbiamo persone che cambiano da un giorno all’altro opinione su un singolo argomento senza censure da parte della base.

Newcomers

#Grillo è l’ultimo dei nuovi arrivati in politica. E’ un outsider che ha promesso di cambiare tutto e di condurre un “guerra totale” al vecchio mondo della politica.
Il suo libro “Siamo in guerra”, scritto con Gianroberto #Casaleggio nel 2011, prefigurava una “guerra tra due mondi, tra due diverse concezioni della realtà” in quanto l’avvento della Rete è in grado di cambiare ogni aspetto della vita, da quello sociale, a quello economico e politico. Il campo si divide tra chi sta dalla parte di Internet e chi no.

Sicché il Soggetto (con la s maiuscola) rivoluzionario del processo storico per Grillo e Casaleggio non sono gli uomini ma la Tecnica, a cui le persone dovrebbero essere assoggettate.
Perciò, mentre la tecnologia evolve impadronendosi della scena storica gli uomini in realtà restano gli stessi consegnando all’apparato tecnico il compito della trasformazione.

Democrazia diretta

Grillo (“Siamo in guerra”) sostiene che in politica non ci sia più bisogno di intermediari poiché “la Rete erode e distrugge ogni intermediazione senza valore aggiunto”.
Alla democrazia rappresentativa subentrerà, sotto la spinta della rivoluzione tecnologica, la democrazia diretta. La democrazia diretta di cui parlano Grillo e Casaleggio è in realtà la democrazia rappresentativa privata dei partiti. Nel libro “Siamo in guerra” si dice chiaramente che nella democrazia diretta i cittadini, che partecipano alle decisioni politiche anche con la petizione popolare e il referendum, eleggono i propri rappresentanti in parlamento.
Solo che in parlamento (vedi libro “Il Grillo canta sempre al tramonto”) al posto dei partiti ci saranno “i movimenti, i comitati, tutti espressione di esigenze che provengono dalla società civile”.
Domanda 1 : Da dove li hanno presi i loro rappresentanti in parlamento in questi anni Forza Italia e altri partiti?
Risposta 1 : Dalla società civile principalmente.

Partito

Domanda 2 : Ma il #M5s non è un #partito ?
Risposta 2 : Nel libro “Il partito di Grillo” di Corbetta-Gualmini la risposta è affermativa. “Se per partito si intende – si legge a pagina 8 – ‘un qualsiasi gruppo politico identificato da un’etichetta ufficiale che si presenta alle elezioni, ed è capace di collocare attraverso le elezioni (libere o no) candidati alle cariche pubbliche’ (Sartori), si è già consumato da tempo il passaggio da movimento a partito, così come quello dalla fase della genesi a quella dell’istuzionalizzazione”.
In un libro che risale al 1981 Domenico Fisichella, già ordinario di Scienza della Politica dell’Università La Sapienza di Roma, spiegava che il partito politico può essere distinto da un semplice “gruppo di pressione” sulla base della dimensione funzionale. Quali sono le funzioni proprie di un partito politico e non del gruppo? Tra : 1) competizione elettorale 2) gestione diretta del potere politico 3) espressione democratica talché il partito politico può essere definito come “agenzia politica che compete alle elezioni per esprimere le domande popolari e conquistare l’esercizio diretto del potere politico”.

Grillo fa confusione tra criterio funzionale, entro cui entra pieno titolo M5s, e criterio strutturale. Un’organizzazione può assolvere la funzione di un partito ma avere una struttura diversa. Il M5s è un partito che ha una struttura differente rispetto a PD, Udc, Forza Italia e così via, ma non per questo cessa di essere un partito.
Come si deduce anche nel testo “Contro i partiti. Saggi sul pensiero di Moisei Ostrogorski” chi vuole attaccare i partiti spesso lo fa contro le sue degenerazioni e riproponendo in altra forma l’idea stessa di partito. M5s rientra nell’alveo di questa corrente.

Leader

Casaleggio, in un passaggio del libro “Il Grillo canta sempre al tramonto” argomenta che Internet rinnoverà radicalmente anche le parole e il linguaggio. Termini come leader per esempio fanno parte del vecchio mondo. Il nuovo che avanza, come nei movimenti di Occupy Wall Strett, è “leaderless” (senza leader). “La rete – dice Casaleggio – favorisce questo cambiamento lessicale”.
L’interrogativo però è d’obbligo : come mai il canale di riferimento dell’attività di M5s si chiama BeppeGrillo.it? Casaleggio stesso afferma che nell’ambito della Rete, cioè nel mondo che dovrebbe costituire “una diversa concezione della realtà” rispetto a quello vecchio da abbattere, il 90% dei contenuti è creato dal 10% degli utenti, definiti “influencer” (Webcolumn – Gli influencer).
Il blog BeppeGrillo.it è composto per la maggior parte di post scritti da Grillo e Casaleggio (vedi “Il Grillo canta sempre al tramonto”). Allora, Gianroberto di cosa parliamo? Di “leaderless” o di una diversa concezione, o stile di leadership che proponi?

Nota bene :

Grillo e Casaleggio al grido di “avanti Internet” hanno aperto le ostilità contro il “vecchio mondo”. Tabula rasa per loro vuol dire “guerra totale”. Nello stato di guerra però, come notava anni fa Maurice Duverger, la democrazia viene sospesa. Sembra in effetti che nel “mondo nuovo” di Grillo e Casaleggio non ci sia spazio per il dissenso democratico ma solo per un’obbedienza militare che si addice più che al cittadino al soldato che deve andare a combattere, istruito dagli ordini del suo superiore gerarchico

Bibliografia :

“Siamo in guerra” (B. Grillo, G. Casaleggio)
“Il Grillo canta sempre al tramonto” (B. Grillo, G. Casaleggio, D. Fo)
“Il partito di Grillo” (P. Corbetta E. Gualmini)
“La cittadinanza repubblicana” (Angelo Ventrone)
“Geografia della democrazia” (E. Somaini)
“Democrazie” (D. Della Porta)
“Contro i partiti” (G. Orsina)
“Politica e mutamento sociale” (D. Fisichella)
“Democrazia rappresentativa” (N. Urbinati)

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