Sull’incontro Renzi Berlusconi

Renzi è uno “spregiudicato“, come titola icasticamente il quotidiano “Il Manifesto”, o la sua scelta di incontrare Silvio Berlusconi – leader di una delle maggiori forze politiche italiane e condannato con sentenza passata in giudicato nel processo per i diritti tv Mediaset, perciò pregiudicato, come da vocabolario – segue una logica?

L’Italia rimane in una situazione difficile in uno scenario globale ancora connotato dalla crisi economica con accenni di ripresa. Christine Lagarde, direttore operativo del Fondo Monetario Internazionale, è particolarmente prudente sul tema.

Il governo delle “larghe intese”, formatosi dopo una difficile gestazione grazie ad elezioni politiche, tenute all’inizio del 2013 che hanno determinato una situazione di divisione in tre principali poli, è superato.

Il panorama politico si è ulteriormente frammentato in seguito alla spaccatura del PDL con la nascita del Nuovo centro destra i cui esponenti insieme al PD hanno mantenuto in piedi l’esecutivo guidato da Enrico Letta mentre la delegazione facente capo alla ricostituita Forza Italia è uscita dalla maggioranza.

Nel contempo, si sono tenute le primarie per la elezione del Segretario del PD nelle quali è uscito vincente Matteo Renzi. Renzi si muove in un’ottica bipolare se non bipartitica. La sua idea è che il sistema politico italiano deve basarsi su due grandi poli, meglio due partiti, che si contendono la vittoria nelle elezioni per la guida del paese. Perciò la legge elettorale va costruita perseguendo questo obiettivo. In sostanza, Renzi intende costruire le condizioni per il superamento del tripolarismo, prodottosi nell’ultima tornata elettorale.

Lo schema sembra essere questo :

accordo con una forza alternativa come Forza Italia – politicamente ri-legittimando un avversario in apparenza fuori gioco, magari secondo Renzi anche più debole e battibile – e concorrenza con M5s con il ridimensionamento politico delle formazioni minori. In passato Veltroni si era mosso grosso modo in questa direzione.

Renzi accentua molto l’impatto della legge elettorale sulla determinazione di un sistema bipolare o bipartitico (e alcuni esponenti della attuale segreteria del PD in modo fin troppo grossolano) ma la letteratura politologica e lo studio della realtà politica delle democrazie porta a conclusioni differenti. Le caratteristiche di un sistema politico dipendono da una serie di fattori, incluso quello della legge elettorale, senza la cui concorrenza non è possibile realizzare una situazione di bipolarismo o bipartitismo. Forze politiche di minoranza che hanno un forte insediamento territoriale in zone densamente popolate, ad esempio, potrebbero mettere in causa la bipolarizzazione o bipartitizzazione del sistema.

Vedremo meglio nei prossimi giorni se il PD di Renzi vorrà perseguire fino in fondo questo schema tagliando fuori soprattutto il M5S, la rivelazione politica delle elezioni del 2013.
Su questo fronte chiaramente la posizione di Grillo e Casaleggio porta M5S a non fare accordi con nessuno. Questa scelta rinvia alla loro lettura della crisi : secondo la loro visione PDL e PD portano per interno la responsabilità della crisi, sono “criminali” e con questi partiti non si possono fare accordi, meno che mai compromessi in virtù di una logica di mandato imperativo, se non su singoli punti in Parlamento, rispondenti al programma presentato alle elezioni che stabilisce un vincolo da rispettare senza trasgressioni o mediazioni. Grillo, inoltre, ha affermato esplicitamente che Renzi rappresenta un antagonista e che M5s vuole arrivare semmai allo scontro a due con Berlusconi. Sicché è lo stesso Grillo a spingere Renzi nelle braccia di Berlusconi così come Renzi il Nuovo Centro-destra in quelle di Forza Italia.

Stando così le cose, c’è il rischio per Renzi, ammesso che riesca a realizzare i suoi propositi, di una futura asimmetria in vista di possibili elezioni. Berlusconi nello scontro elettorale non si è mosso mai in un’ottica di bipartitismo ma di bipolarismo essendo in grado di catalizzare intorno a sé un vasto schieramento di forze politiche minori con una impostazione che si potrebbe definire “frontista”.

Prodi quando ha sconfitto il centro-destra, con a capo il Cavaliere, è perché ha contrastato lo schieramento avverso con una aggregazione più ampia, pagando poi certo il prezzo di una disomogeneità a livello di maggioranza di governo. Renzi, e il suo entourage, forse troppo convinti di poter sfondare nell’elettorato di centro-destra, hanno calcolato questo aspetto?

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