Forconi&Magnoni

“….la crisi che unisce è sempre il caso anomalo, o comunque il caso meno frequente. La regola è la crisi che divide, almeno potenzialmente”.Domenico Fisichella

“Ireland will become the first eurozone country to exit from an international bailout on Sunday, a hugely symbolic moment. Mr Noonan said Ireland was recovering from its worst economic catastrophe since a famine in the 1840s when 1m people died”. Financial Times – 14/12/2013

“Bisogna assolutamente e a ogni costo far vivere i poveri se volete che essi vi aiutino a condurre a termine la Rivoluzione. Nei frangenti eccezionali, bisogna solo tener presente la gran legge della salute pubblica” Jeanbon Saint-André a Barère (26 marzo 1793)

Crisi

La crisi globale in corso è come un mostro che colpisce con fendenti terribili il corpo sociale delle nazioni. Le parole del Ministro delle Finanze irlandese Michael Noonan, che ha qualificato la situazione del suo paese come una catastrofe economica paragonabile alla carestia del 1840, sono sintomatiche della gravità del momento che una parte del mondo occidentale sta attraversando.

Piazza

Nella crisi cresce l’insoddisfazione e la denuncia, e la piazza diventa il luogo dove si rappresenta la reazione di una società in difficoltà e sfiancata, proiettata in una prospettiva di immiserimento, sul punto di precipitare nel mondo degli inferi. Sono sempre i poveri diavoli che imbracciano i forconi per pungere i colpevoli, portati nel loro stesso inferno.

Magnoni

In un mercoledì da forconi del 18 dicembre 2013 in Piazza del popolo a Roma parlò Danilo Calvani, imprenditore agricolo di Latina, che ha perso, a causa dei debiti accumulati, le sue proprietà.
Il discorso, sostenuto davanti ad un assembramento di qualche migliaio di persone con il sottofondo musicale dell’inno nazionale, fu molto chiaro : il popolo soffre, è disperato, e l’Italia è alla rovina. Chi ha portato il paese a questa situazione? I politici che attualmente siedono in Parlamento. Via, quindi, questi criminali, parassiti, delinquenti, corrotti, mafiosi, banditi, farabutti, incapaci. E’ iniziata la lotta di liberazione. Non si tratta con questa classe politica, peraltro illegittima. Bisogna fare presidi permanenti, e una lotta ad oltranza fino a che non verranno mandati “tutti a casa”. Grida delle persone : “Tutti a casa”, “vogliamo un repulisti”, “andiamo a Montecitorio”, Danilo “uno di noi”.
Non solo. L’Italia subisce gli attacchi di “una commissione europea formata da banditi della finanza” che vuole distruggere il paese. “Hanno fatto atti, patti e accordi internazionali” che violano la sovranità trattando gli esseri umani come merce di scambio. Ragion per cui bisogna riprendersi la sovranità, riaffermare la nostra dignità e i valori della Costituzione e uscire dall’euro.

Le piazze senza punto zero riconsegnano la figura dell’agitatore che interpreta la sfuriata, o domani la furia, di un popolo declassato, determinato a non cadere nel’abisso. E’ evidente che le piazze, vere o virtuali, possono riguadagnare spazio in un contesto in cui diminuiscono i votanti e la base di consenso della rappresentanza istituzionale. Una società non rappresentata va a cercare i suoi nuovi rappresentanti nei luoghi extra-istituzionali.

Illegittimo

Chi è il Sovrano moderno? Il popolo. Tagliare la testa al Re nella società moderna significa passare ad un regime in cui la sovranità non appartiene più al popolo, magari rimessa nelle mani di un tirannello ambizioso o di una qualche minoranza faziosa. Il soggetto che si ascrive, o che vorrebbe ascriversi, al posto del popolo l’intera gamma dei poteri inerenti la sovranità è un usurpatore e come tale va trattato.

Potere

Lo sport preferito dei maschi è discutere continuamente dei mezzi per arrivare al #potere . Perdono tempo e chiacchierano fino alla noia e allo sfinimento (del paese) sul loro argomento preferito. Non che cosa fare del potere ma come acquisire il potere.

E’ per questo che siamo in una campagna elettorale permanente : perché ciò su cui si concentra il tipo di maschio predatore e antagonista italiano è la tecnica della conquista del potere. In questo senso, la crisi della politica è oggi più che mai crisi dei fini e non dei mezzi. A cosa serva il potere una volta che lo si ha in mano è una domanda che interessa poco, che non viene posta al centro del dibattito. Bene generale e Buon governo restano temi irrilevanti e marginali.
I programmi politici, spesso sottratti ad una vera e aperta discussione, diventano o documenti monstrum con elenchi di cose irrealizzabili e contraddittorie, o punti generici e senza trama unitaria, o peggio slogan accattivanti, lanciati come esca all’elettorato, visto solo come massa gentificata di gretti e beoti.

Calcio

Una delle ragioni della diffusione del #calcio è che esemplifica una concezione della competizione ridotta alla lotta per il potere. Arrivare primi ad un campionato significa aver sconfitto i rivali. Il che vuol dire aver fatto ciò che si richiede. L’obiettivo di una squadra di calcio è vincere giungendo in testa alla classifica. Lo spettatore di una partita si aspetta che il proprio team batta l’avversario. Il tifoso vuole soltanto festeggiare una vittoria, o assistere allo spettacolo della lotta.
Il punto di vista del gioco politico dovrebbe essere differente. Nello sport del calcio la vittoria esaurisce il compito. Un partito che vince un’elezione, che raggiunge la testa del campionato è chiamato a governare. La vittoria nella competizione elettorale è solo un primo passo. L’elettore chiede, dovrebbe chiedere, al proprio partito di arrivare al potere per realizzare uno scopo. L’eletto, il governante deve assolvere ai suoi compiti e alle sue promesse. Non sempre però è chiara la distinzione tra gioco politico e gioco del calcio e perciò il tifoso (del maschio predone) ha preso il sopravvento sull’elettore.

In Quiete

Non sempre le dinamiche elettorali (andare alle urne) risultano risolutive. Il sistema politico è un corpo in quiete perché sotto l’azione di un complesso di forze che lo fanno restare in equilibrio. Uguale intensità, direzione e verso opposti di queste forze determina lo stato di quiete. Siamo fermi non perché inerti ma perché chi spinge lo fa in senso contrario all’altro senza che sia in grado di prevalere. Quello che manca è il senso vettoriale della #politica .

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