Si deve dimettere Anna Maria Cancellieri?

“Quando sarò grande voglio essere ricco, milionario. E non lavorare”.
Le avventure di Ciuffettino

“Si fanno troppe leggi, troppo pochi esempi”. Saint-Just a Robespierre

Volano gli stracci all’interno del #Pd sul caso #Cancellieri . Si deve dimettere, non si deve dimettere? La tensione cresce, le parole diventano come lance acuminate per ferire e far male al collega di partito. Ma l’esasperazione del linguaggio non corrisponde ad una forte divergenza di opinione sul fatto in sé.
Da quello che si legge, quasi tutti all’interno del Pd sarebbero favorevoli ad un rimpiazzo del ministro della Giustizia. Che cosa si contesta alla Cancellieri? Non certo comportamenti illegali sulla vicenda Ligresti, esclusi anche dai magistrati. Piuttosto si mette in discussione l’opportunità di alcune frasi dette al telefono con Gabriella Fragni (moglie di Salvatore Ligresti, accusato di gravi reati e tratto in arresto) di cui il Ministro della Giustizia è amica di vecchia data. Eppoi un interessamento verso la condizione di salute di Giulia #Ligresti , figlia di Gabriella Fragni, pure lei arrestata come il padre, considerato anche questo un gesto inopportuno.
Anna Maria Cancellieri si difende sostenendo che sì, alcune parole nelle telefonate sono state infelici, ma non sono stati fatti favoritismi e Giulia Ligresti è stata considerata al pari di altre persone che bussano alla porta del ministro per far valere i loro diritti. Perciò, niente dimissioni.

Gli esponenti più in vista del Pd, da #Renzi a #Civati , da #Cuperlo a #Pittella vorrebbero però, contro il parere del primo ministro Enrico #Letta , anche lui piddino, la testa della Cancellieri. Perché? #Epifani lo spiega intervenendo in Parlamento : l’opinione pubblica spinge per le dimissioni del ministro e si è fatta l’idea che possano esistere cittadini di serie A (potenti) e cittadini di serie B (gente comune), trattati diversamente da chi dovrebbe restare imparziale e difendere i diritti di tutti. Le persone si sono fatte più esigenti, “si è alzata la soglia della tolleranza”, verso la politica e chiedono più responsabilità, afferma il segretario del Pd.

Radicalizzazione

E’ questo il punto cruciale : la radicalizzazione del sentimento popolare. Verso la classe politica in primo luogo, già investita da anni da un’ondata di sfiducia e disapprovazione, considerata come il problema principale della crisi italiana (#casta). Le persone vedono la loro vita peggiorare, al limite dell’insostenibilità con prospettive ancora più nere, mentre osservano i rappresentanti delle istituzioni, pagati dalle loro tasse, attribuirsi lauti stipendi, con sperperi e, a volte sfacciate ruberie.

Questa divaricazione di condizione rappresenta la base di una sensibilità e di una reattività che scatta al minimo sospetto trasformandosi in intolleranza e distanza incolmabile. La politica, tanto per parafrasare Matteo Renzi, perde facilmente l’autorevolezza.

Sistema

Questa radicalizzazione porta alla luce la dinamica di un sistema che perde la sua capacità inclusiva, diventando esclusivo. Nel senso che tende ad escludere e a spingere ai margini settori sociali anche appartenenti a gruppi di ceto medio. Stando così le cose, lo status, la stessa appartenenza, diviene privilegio (nella forma di regressione populista un “delitto”). Questione del privilegio che tocca tuttavia nel profondo l’andamento del sistema connotato da un “progressivo trasferimento di quote ingenti di capitali dal profitto alla rendita, a quella immobiliare e a quella improduttiva pubblica e privata” (Giulio Sapelli), facendo emergere una contemporanea “aristocrazia borghese“, il cui profilo deve essere decifrato attentamente.
Va da sé che la marginalizzazione o l’espulsione fuori dal sistema di fasce sociali ampie ha fatto nascere una rappresentanza politica anti-sistema.

Rottura

Il problema del #governo e delle forze progressiste come il Pd sta qui. Sta cioè nella capacità di affrontare la stasi rappresentata da un sistema che si organizza intorno al privilegio aristocratico moderno, nel pieno di una crisi globale storica in corso.
Diversamente dalla Germania dove la grosse koalition (Spd+Cdu), pur tra diversi approcci, costituisce l’espressione politica possibile di un sistema ancora dinamico, in Italia le “larghe intese” sembrano essere state concepite (dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, fondamentalmente) per restituire dinamicità ad un sistema che l’ha persa.

A questo punto il campo politico si divide. Una parte dei progressisti pensa che per ritornare ad essere dinamici e inclusivi e sbloccare l’impasse di “casta” in Italia bisogna operare una rottura e fare scelte di parte. In questo settore ci sono anche ipotesi e approcci differenti. In comune le varie linee hanno l’idea che non sia possibile una ripresa complessiva italiana senza un cambio di rotta significativo, non perseguibile all’interno del quadro delle “larghe intese”. Il governo Letta dovrà fare i conti con questa tendenza politica.

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