Giovani Millennials sulla tecnologia meno acritici

E’ un luogo comune credere che i giovani adottino la tecnologia in maniera entusiastica mentre i più anziani la temano e facciano resistenza alla loro introduzione. Le cose non stanno esattamente in questo modo e l’indagine Intel Innovation Barometer mette in dubbio questa immagine stereotipata.

Secondo i dati raccolti, i Millennial, ragazzi di età tra i 18 e i 24 anni, pensano a larga maggioranza (61%) che la tecnologia renda le persone meno umane e che la società faccia troppo affidamento sui mezzi tecnologici (59%).

La ricerca, condotta da Penn Schoen Berland tra il 28 luglio e il 15 agosto 2013, su un campione di 12.000 adulti di otto diversi paesi (Brasile, Usa, Giappone, Cina, India, Indonesia, Francia e Italia), fa emergere anche un forte ottimismo verso la tecnologia delle donne di una certa età, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

“Ad una prima impressione – commenta Genevieve Bell, antropologa e direttrice di Interaction and Experience Research di Intel Labs – potrebbe sembrare che i Millennials rifiutino la tecnologia ma la realtà è più complessa e interessante al tempo stesso”. Interpretando i risultati da un altro angolo visuale i giovani, in realtà, vorrebbero che la tecnologia facesse di più per loro e li aiutasse a dare il meglio di sé. Il loro atteggiamento resta positivo sul futuro tecnologico e oltre il 70% vede con favore la creazione di parcheggi pubblici intelligenti o di applicazioni che monitorano le loro abitudini lavorative.

Quanto agli adulti più anziani le donne in particolare considerano con più fervore gli sviluppi tecnologici. E’ nei paesi emergenti che prevalgono le fan entusiaste della tecnologia. In Cina 7 su 10 donne di età superiore ai 45 anni credono che la gente non usi abbastanza tecnologia. In generale, le donne dei paesi emergenti ritengono che le innovazioni miglioreranno istruzione ( 66 % ), trasporti ( 58 % ) , lavoro ( 57 % ) e sanità ( 56 % ). Per migliorare le loro esperienze le donne dei paesi meno sviluppati sarebbero disposte ad adottare quelle tecnologie che altri potrebbero giudicare con troppo impatto sulla vita personale come software che controllano le abitudini di lavoro ( 86 % ) o le abitudini degli studenti ( 88 % ) e servizi igienici anche intelligenti che monitorano la salute ( 77 % ).

Un altro aspetto importante che lo studio di Intel rivela riguarda gli individui con redditi più elevati, disposti più di altri gruppi a condividere in forma anonima dati personali, come ad esempio i risultati degli esami medici o le informazioni di viaggio. E’ più probabile inoltre che i più ricchi siano proprietari dei dispositivi tecnologi e che li utilizzino con regolarità.

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