Qualità e difetti del popolo e dello Stato italiano

Riporto qui un interessante passo tratto dal libro “La Costituente” di Costantino Mortati, insigne giurista e costituzionalista italiano, membro della Commissione dei 75, che ebbe il compito di elaborare il progetto della Costituzione, approvata dall’Assemblea costituente 22 dicembre 1947.

Giova anche ricordare che, secondo Pietro Scoppola, nella definizione del testo costituzionale fu decisivo l’atteggiamento delle forze politiche per trovare un “terreno comune d’intesa” e garantire una larga base di consenso al patto su cui sarebbe nato il nuovo ordine repubblicano e democratico. Di “compromesso costituzionale” parlò l’allora capo del Pci, Palmiro Togiatti mentre Meuccio Ruini, presidente della Commisiione dei 75, usò l’espressione “compromessi storici”. Proprio grazie a questa attitudine si potè delineare una “ideologia comune” che, respingendo sia una visione soltanto individualistica sia una visione totalitaria dei diritti dell’uomo, come richiama l’odg di Dossetti del 9 settembre 1946, permise di raggiungere nella prima parte della Costituzione “una felice sintesi tra i diritti di libertà della tradizione liberale e i valori di solidarietà ai quali i partiti popolari erano più sensibili”.

Costantino Mortati :

“Che cosa infatti è da rimproverare a questo nostro umanissimo popolo, che già ebbe con i Comuni a dare insegnamenti inobliabili nel campo politico e sociale, che dalla sua antica civiltà ha derivato doti di rara sensibilità, di acuto intuito ed un sano senso di equilibrio, che lo fa di norma rifuggire dagli eccessi?

Lo smodato individualismo, la deficienza di senso civico, inteso come coscienza del vincolo che subordina il singolo al più ampio organismo di cui è parte ed eccita l’impulso morale, che fa’ sacrificare ad esso il proprio momentaneo vantaggio.

Insufficienze che trovano la loro origine nelle vicende dei lunghi anni della servitù, quando il cittadino era portato naturalmente ad estraniarsi da uno Stato che gli si rivelava ostile e straniero, mezzo di oppressione e di sfruttamento, per far parte a sé, per badare solo al “suo particulare”, per giocare d’astuzia con l’autorità onde sottrarre ad essa, sotto il simulato ossequio, quanto più di effettiva obbedienza riuscisse possibile.

Insufficienze che lo Stato, sorto da un’affrettata unificazione, con il suo ottuso e rapace accentramento burocratico, con l’angustia del suo parlamentarismo, che portava i partiti ad irretirsi nel giuoco delle clientele, con il suo distacco dalle masse (si ricordi che il suffragio universale, concesso solo nel 1912, non potè, per il sopravvenire della guerra e poi del fascismo, ricevere mai proficua applicazione) non volle o non seppe superare”.
Costantino Mortati (“La costituente” – 1946).

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