Repubblica terza fase

“Se per democrazia diretta s’intende alla lettera la partecipazione di tutti i cittadini a tutte le decisioni che li riguardano la proposta è insensata” Norberto Bobbio

L’impeto della crisi si è rovesciato sulla politica. Dopo la “grande slavina” (L. Cafagna) del 1993, lo “tsunami” di Grillo del 2013.

Un paese non in grado di cambiare su proprio impulso quando necessario, viene cambiato dall’esterno. L’Italia ha sempre meno progresso economico, poca giustizia sociale e tanta, troppa inefficienza istituzionale.

Un movimento sociale, prima che politico, è asceso sul punto più alto della Repubblica democratica. M5S è lo sguardo severo, a volte truce e rabbioso, di una parte di società contro le dinamiche “immorali”, inconcludenti, succubi e di “casta” del potere. Milioni di persone ridotte al silenzio e colpite dalla crisi, snobbate o escluse dal “sistema” si sono riprese la parola alle elezioni. Siccome il mondo li sta cambiando a forza, adesso per avere voce in capitolo vogliono cambiare tutto il mondo, vogliono essere loro il Nuovo Mondo.

Cambio di impostazione

Non bisogna aver paura degli esperimenti e delle innovazioni in politica, dice Barbara Spinelli citando anche Manuel Castells nell’articolo “Se la politica torna all’agorà di Atene”. L’autrice richiama in sostanza il problema di un cambio di atteggiamento, necessario, a suo parere, di fronte all’evolversi di una crisi che mette in questione l’idoneità della “old democracy”.

Perché sarebbe inadeguato il sistema democratico, in particolare quello italiano, e soprattutto : la crisi in corso ha la sue radici solo nel campo politico?

Il sistema democratico italiano è accusato di essere diventato preda di partiti ridotti a organismi controllati da minoranze ristrette (oligarchie, casta) che si spartiscono tra loro risorse e potere a discapito dei semplici cittadini. Questa dinamica avrebbe conosciuto nell’ultimo periodo una ulteriore recrudescenza predatoria divenuta particolarmente inaccettabile a causa della incapacità mostrata dalle stesse oligarchie partitiche davanti ai gravi problemi insorti. Tuttavia, da questa analisi non discende soltanto la proposta di cambiamento o rimozione dei partiti eletti, individuati come responsabili del disastro del paese (“tutti a casa”) ma l’idea che per superare le forti difficoltà dell’Italia occorra transitare ad un sistema diverso, oltre la democrazia rappresentativa, eliminando qualsiasi intermediario all’esercizio diretto del potere dei governati (democrazia diretta), unico rimedio per essere vicino ai bisogni della società.

Nella versione estremizzata di Grillo, quando veste i panni di futurologo invasato digitale, si allude ad una completa sostituzione del sistema politico rappresentativo ma in realtà andando a verificare le proposte di M5S (referendum propositivo e senza quorum, obbligo di discussione di ogni legge di iniziativa popolare in Parlamento) si resta piuttosto sul piano di una integrazione tra democrazia diretta e rappresentativa.

Una nuova impostazione politica potrebbe nascere nel solco della “democratizzazione della democrazia”, che cerca di allargare lo spazio della partecipazione diretta della cittadinanza e attraverso cui s’intende riportare sotto la luce il potere (principio di trasparenza non solo del potere politico ma anche dell’amministrazione statale, e-government).

Repubblica Terza Fase

E’ possibile immaginare l’avvio di una terza fase della Repubblica democratico italiana immaginandone un ulteriore sviluppo sotto l’egida della Costituzione?

“La forza di una costituzione consiste nell’accompagnare cicli politici diversi” (Giorgio Lombardi). Sotto questo profilo la crisi degli attuali partiti non significa crisi della Costituzione, “patto solenne” e “fonte superiore di valori”. Si sarà in grado di innovare e sperimentare nella direzione in cui la “democrazia diretta non è ideologicamente contrapposta alla democrazia rappresentativa ma ne costituisce un complemento essenziale e decisivo per poter esprimere compiutamente la sovranità popolare e la più ampia partecipazione dei cittadini ai processi decisionali” (Marco Boato)? Un programma di questo tipo richiede una nuova combinazione di forze e una leadership aperta e inclusiva.

Vigilanza

Non bisogna dimenticare che “l’eterna vigilanza è il prezzo della libertà” e che la minaccia alla libertà e ai diritti fondamentali non viene soltanto dall’apatia e dall’indebolimento della partecipazione del popolo ma anche dalla sua mobilitazione. Nel passato anche delle origini e nel presente.

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