Appunti sull’insicurezza sociale

“La sicurezza ha un ventre tenero ma è un demonio steso fra noi” Afterhours

Omaggio a Robert Castel

Approdati nel Secondo Millennio l’assillo della sicurezza pervade le società contemporanee. Nonostante la soglia della protezione sociale si sia alzata in maniera significativa l’idea di vivere in un mondo insicuro rimane presente in ampie fasce della popolazione. Questa sensazione diffusa di insicurezza è figlia dello stesso sistema protettivo realizzato dalla modernità.

Le coperture sui rischi insiti nella normale esistenza rendono i paesi più sviluppati luoghi molti più difesi rispetto al passato. Viviamo in “società assicuranti” che garantiscono insiemo diritto e sicurezza dei loro membri.

Il fatto paradossale è però che più si moltiplicano gli strumenti di protezione più aumenta la domanda di sicurezza. L’uomo contemporaneo si sente meno sicuro dei suoi antenati anche se ha meno motivi di temere per la sua incolumità e sopravvivenza. Ma “la sicurezza assoluta è un’illusione” – afferma Wolfgang Sofsky. “Gli uomini sono circondati da pericoli (1) per tutta la durata della loro esistenza. Non esiste alcun comportamento che sia esente da rischio (2)”.

Questa crescita spasmodica delle richieste di sicurezza rappresenta un aspetto peculiare della modernità. La società mostra un’avversione al rischio che rende l’individuo incapace di sentirsi completamente al sicuro. Emerge da questo stato un desiderio mai soddisfatto di protezione assoluta.

L’essere sempre protetti esprime una necessità inscritta nel cuore della condizione dell’uomo moderno. L’esigenza di vincere l’insicurezza è all’origine del patto che fonda la società moderna. Liberare gli uomini dalle insicurezze della vita : da qui nasce il legame costitutivo del vivere associato moderno. La protezione degli individui diventa un imperativo da rispettare a qualunque costo pur di stare in società.

Hobbes

Questo meccanismo viene descritto in modo mirabile da Hobbes che ha visto nello Stato assoluto lo strumento supremo per garantire sicurezza e beni delle persone.

Il dispotismo del Leviatano rappresenta la soluzione necessaria per soddisfare il bisogno di protezione totale dell’individuo che lasciato a se stesso, privato di questa garanzia, diventa una minaccia per l’ordine sociale. Per Hobbes una società di soli individui sarebbe di fatto una società di insicurezza sociale, in preda alla guerra di tutti contro tutti. In questo senso, l’individuo grazie allo Stato da un lato acquista garanzie dall’altro si indebolisce.

Il passaggio al potere assoluto affranca gli individui dalla paura e permette loro di dispiegare liberamente e in sicurezza l’attività privata. Il potere politico rappresenta questo ordine tutelare che da una parte costringe l’individuo dall’altro lo libera mantenendo la pace civile. L’individuo cessa di costituire una minaccia dove la convivenza si stabilisce delegando al potere politico la gestione della sicurezza, quando la paura viene gestita politicamente. La sicurezza diviene un artificio costruito secondo il metro di misura di una società permeabile alla paura dell’agire individuale incontrollato.

Al riparo dello Stato protettore perciò l’uomo moderno potrà tranquillamente coltivare la sua soggettività, lanciarsi alla conquista della natura, trasformarla col lavoro e fondare la propria indipendenza sulle capacità personali. Essere protetti per Hobbes non è dunque una condizione naturale ma la conseguenza di una costruzione artificiale posta dalla volontà razionale degli uomini.

Locke

Al contrario, per Locke , il dispositivo in grado di assicurare la protezione del singolo non è lo Stato ma la proprietà. In una prospettiva diametralmente opposta a quella di Hobbes la proprietà fornisce la sicurezza davanti agli imprevisti della vita, alla malattia, all’infortunio, alla miseria di chi non è più in grado di lavorare. Pertanto, lo Stato ha la funzione di presidio della proprietà perché questa costituisce il mezzo di salvaguardia dell’esistenza, della libertà e dei beni dell’individuo.

In questa visione, l’ordine politico è sempre visto nell’ottica dello Stato di sicurezza venendo però ad assumere il carattere di Stato di diritto. Lo Stato mantiene un ruolo sicuritario perdendo tuttavia la dimensione di assolutismo.

Nell’ottica di Hobbes e Locke lo Stato è uno stato di sicurezza : quando non si riesce più a garantire la protezione della sicurezza si ha una violazione del patto sociale. Anche lo “Stato operaio” di matrice novecentesca è uno stato di protezione dell’individuo, come evidenzia Emil Lederer (“Lo Stato delle masse”) : questo prendersi cura del singolo (lavoratore) con la promessa di uno “stato di pace permanente” va a discapito della libertà individuale.

Stato di diritto

Prima dell’avvento della società moderna l’insicurezza sociale veniva dalla incapacità di procurarsi da vivere lavorando. Senza proprie risorse il soggetto si trovava sfornito di protezione. L’individuo insicuro è colui che non possiede la capacità di assicurarsi da solo l’indipendenza sociale. Chi viveva del suo lavoro era soggetto a questo rischio. Lo Stato liberale garantiva la proprietà, cioè aveva preso in considerazione la sicurezza relativamente alla classe dei proprietari lasciando esclusi la maggior parte dei membri della società.

Lo Stato di diritto in linea di principio universale viene ad applicarsi ad una frazione ristretta della popolazione. Hobbes aveva risolto questa esigenza universalistica con il dispositivo dello Stato assoluto mentre lo Stato di diritto lascia irrisolta la questione rimettendo in discussione il patto associativo.

Stato sociale

Il passo in avanti sarà determinato dalla nascita dello Stato sociale. Si vince l’insicurezza sociale assicurando la protezione sociale di tutti attraverso una garanzia forte sul lavoro e costruendo un nuovo tipo di proprietà sociale.

Il lavoro cessa di essere una “condizione precaria destinata ad essere vissuta giorno per giorno, nell’angoscia del domani”. Il lavoro diviene invece una condizione dotata di statuto che comprende garanzie come salario minimo, protezione assicurativa su infortuni e malattia e pensione. Il lavoratore salariato moderno è un individuo coperto da sistema di protezione a partire dal lavoro.

Lo Stato sociale rappresenta questa estensione della sfera protettiva su una massa di persone, utile e produttiva. Nell’esercitare la sua funzione sociale lo Stato opera come riduttore di rischi. La soluzione della statualità moderna all’insicurezza sociale è l’allargamento dei diritti di protezione (non la soppressione o la divisione della proprietà).

L’opposizione o l’asimmetria proprietari/non proprietari viene superata grazie ad un modello di proprietà sociale che assicura ai non proprietari le condizioni della loro protezione. La funzione precipua dello Stato moderno non è quella redistributiva ma protettiva (espansione dei diritti sociali). L’individuo ridiventa sicuro nel quadro di un sistema di regolazione collettiva e all’interno di una appartenenza sociale (cittadinanza sociale).

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