La polizia europea sui social media

La presenza delle forze di polizia nei social media può rappresentare uno strumento utile alla polizia per migliorare la propria attività e i rapporti con la cittadinanza locale. Sono le conclusioni dello studio “Migliori pratiche nell’adattamento della polizia ai social media”, realizzato nell’ambito del progetto europeo COMPOSITE che coinvolge 13 paesi tra cui l’Italia.

Le forze di polizia devono affrontare una serie di sfide per restare al passo con un mondo in cui le minacce alla sicurezza passano anche nel cyberspazio. Il rapporto analizza in dettaglio come i social media possono essere usati per supportare il lavoro della polizia, dalla redazione di profili criminali in base alle loro preferenze alla comunicazione con il grande pubblico.

Questa è la seconda ricerca di COMPOSITE sull’adattamento della tecnologia e riunisce in modo efficace le esperienze dei pionieri e dei primi soggetti che hanno iniziato a usare i social media tra le forze di polizia europee.

Un esempio dal Regno Unito rivela che molte stazioni di polizia usano attivamente i social media come parte abituale delle loro normali attività. Gli ufficiali di polizia creano il proprio ufficio stampa e usano i social media per tenere la gente del loro distretto informata sulle loro attività, per pubblicare avvisi o mandati di perquisizione.

Secondo Sebastian Denef, coordinatore del progetto, il trasferimento nel ciberspazio e l’utilizzo delle piattaforme social è in parte inevitabile raggiungendo risultati positivi se correttamente sfruttate. Laddove le forze dell’ordine non sono presenti e attive il vuoto viene comunque colmato come dimostra il caso pagina non ufficiale di Facebook, con oltre 15.000 fan, che offre notizie sulla polizia di Berlino.

I social media sono anche un canale fondamentale non solo per condurre indagini ma per entrare in contatto con i giovani che usano meno i media tradizionali.

Esaminando il processo di adattamento alle nuove tecnologie i ricercatori mettono in luce casi avanzati come la creazione di stazioni di polizia virtuali sulle piattaforme per social media in Finlandia e Olanda.

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