Organizzazione e burocrazia

Quale rapporto intercorre tra organizzazione e burocrazia?

Una delle questioni centrali individuate da Giuseppe Bonazzi nella sua “Storia del pensiero organizzativo”, accanto ai temi organizzativo e industriale, è proprio quella della burocrazia.

Secondo Michel Crozier (Il fenomeno burocratico) il termine “burocratico” è vago e può indurre a confusioni. Sono almeno tre i principali usi delineati dalle scienze sociali.

1) Mutuato dalla scienza politica. La burocrazia rappresenta il governo mediante uffici, cioè attraverso un apparato statale costituito da funzionari nominati e non eletti, organizzati gerarchicamente e dipendenti da un’autorità sovrana. Il potere burocratico dunque implica ordine e legge ma esclude la partecipazione del cittadino.

2) Max Weber : burocratizzazione corrisponderebbe a razionalizzazione di tutte le attività collettive che si traduce in una smisurata concentrazione delle unità produttive, e in generale di tutte le organizzazioni, includendo un sistema di regole impersonali (definizione funzioni, carriere e responsabilità).

3) Richiama lentezza, pesantezza, routine, complicazione delle procedure, inadeguatezza delle organizzazioni ai bisogni che si vorrebbero soddisfare perciò generando frustrazione in clienti e sudditi (questo è l’uso scelto da Crozier).

L’approccio di Crozier è di tipo descrittivo rimproverando a Weber un atteggiamento prescrittivo. La burocrazia costituisce (Crozier) un sistema “intrinsecamente incapace di correggersi dai propri errori”. Che un “sistema burocratico” sia irriformabile lo affermano molti autori. Castoriadis parla di società burocratica e di “capitalismo burocratico” riferendosi alla scomparsa dell’Urss. La burocrazia in questo caso diviene “sistema sociale” non emendabile che elimina ogni tratto di libertà fondandosi sulla coercizione e trasformabile solo attraverso un rovesciamento rivoluzionario. Sulla stessa linea Michael Voslensky (Nomenklatura) che mette in evidenza il carattere coercitivo del lavoro nelle società burocratizzate (la Cina attuale cos’è? Dahrendorf ha dedicato “Quadrare il cerchio” al rischio dell’affermarsi del modello asiatico, attento a sviluppo economico e coesione sociale, obiettivi in nome dei quali si sacrifica la libertà, nel quadro della globalizzazione).

In sostanza, la via dell’efficienza organizzativa perseguita tramite la burocratizzazione conduce alla irregimentazione del lavoro e alla fine di relazioni sociali libere.

Per Weber nell’epoca moderna si afferma lo sviluppo della burocrazia come forma del processo storico di razionalizzazione della società. Razionalità qui significa agire sociale razionale rispetto allo scopo, in sostanza un modo di vedere che guarda all’efficacia dei mezzi per raggiungere uno scopo. Nella società capitalistico-industriale prevale questo tipo di razionalità, che è formale e che rischia di divenire un “inevitabile destino” umano.

L’industrializzazione capitalistica sembra aver necessariamente comportato, o dover necessariamente comportare, indipendentemente dai differenti sistemi politici, burocratizzazione, oggettivazione, disumanizzazione.

Il capitalismo secondo Weber non è “brama imediata di guadagno” ma è razionale temperamento diun tale impulso e in Occidente coincide con “l’organizzazione razionale del lavoro formalmente libero” (L’etica protestante e lo spirito del capitalismo – in cui Weber affronta anche il problema delle caratteristiche dell’agente del capitalismo, “la borghesia occidentale coi suoi caratteri”; nel protestantesimo si sperimenta una condotta individuale razionale).

Gli apparati burocratici si sviluppano nella vita sociale in genere e non solo nello stato e nelle amministrazioni pubbliche. Nella sfera economica, osserva Bonazzi, civile, politica e culturale si assiste alla proliferazione di organizzazioni formali su larga scala, concentrazione del potere amministrativo al vertice della gerarchia e l’adozione di strutture e procedure burocratiche. Imprese private, scuole, esercito, partiti, sindacati, chiese sono sempre più amministrati da regole impersonali orientate ad una gestione “razionale” delle risorse.

La burocrazia si afferma perché fa valere una sua superiorità tecnica rispetto ad altre tipologie di amministrazione. L’organizzazione ha un carattere “macchinico”, strumentale (ragione : basi della critica di Horkheimer e Adorno) rispetto al fine.

Scrive Weber :

Nell’amministrazione burocratica…..la precisione, la rapidità, l’univocità degli atti, la continuità, la discrezione, la coesione, la rigida subordinazione, la riduzione dei contrasti, le spese oggettive e personali sono recati in misura migliore rispetto a tutte le forme collegiali o di uffici onorari o assolti come professione secondaria.

E’ chiaro che Weber si muove su un piano di ragionamento astratto e volto ad identificare un tipo ideale definendo che in linea di principio il sistema basato sulla burocrazia, ispirato al criterio di una razionalità secondo lo scopo, è più efficiente, economico, prevedibile e oggettivo. “Le più grandi imprese capitalistiche sono esse stesse normalmente esempi di rigida organizzazione burocratica, fondati sulla divisione del lavoro secondo criteri oggettivi e sull’affidamento degli incarichi secondo criteri di competenza”.

Per Martin Albrow “la burocrazia nasce dalla logica dell’organizzazione sociale su larga scala”.

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