Studi di sociologia

Il pensiero sociologico – sostiene Alberto Izzo – sembra sorgere dalla consapevolezza che l’individuo si trovi ad esistere e agire in contesti istituzionalizzati che gli pre-esistono e lo condizionano. Il comportamento umano, in questo senso, non è interamente comprensibile e spiegabile se non si mette in luce il suo rapporto con il dato istituzionale, inteso come “modello comportamentale cristallizzato”.

Per Franco Ferrarotti, il punto di partenza della riflessione di Adam Ferguson, autore dell’opera Essay on the History of Civil Society, è quello del riconoscimento dell’esistenza della società, della dipendenza dell’individuo dal gruppo e della necessità di studiare l’uomo nella società per comprenderne pienamente la vita. “L’uomo è per natura membro di una comunità” – dice Ferguson. L’uomo può non essere socievole ma non può essere solitario : l’uomo deve vivere in società.

Da un diverso punto di vista si può richiamare la distinzione tra socialità e socievolezza alla base del diverso concetto di individuo e persona (Stefano Zamagni).


Quando nasce e in ragione di quali mutamenti si fa strada il pensiero sociologico?

Ralf Dahrendorf colloca la nascita della sociologia verso la metà del XVIII secolo. Prima di allora si era indagato sulle società e sulle loro strutture, sui principi regolatori e sulle dinamiche evolutive. Ma la società era assunta come prodotto di un ente assoluto e divino, oppure i problemi sociali erano visti come il frutto di una natura fissa e immutabile (Platone, Aristotele). L’ineguaglianza fra gli uomini, ad esempio, era concepita come un dato naturale piuttosto che il portato di una certa organizzazione sociale, sottolinea Dahrendorf.

A questo riguardo il sociologo tedesco ricorda che Rousseau vincendo il concorso bandito dall’Accademia di Digione nel 1754 attribuì all’istituto della proprietà privata l’origine della ineguaglianza tra gli uomini, in altri termini l’origine di questa questione veniva rintracciata in un rapporto sociale storicamente determinato e non riferita ad una causa divina o naturale. Le istituzioni e i problemi della società sono osservati come prodotto dell’attività umana (l’uomo è ciò che produce). L’ordine sociale creato da una decisione umana (contratto, idea della sovranità, ragione). Se la realtà sociale è una creazione umana essa è anche modificabile (non immodificabile) tramite l’agire (collettivo e individuale). L’uomo stesso produce i vincoli entro i quali opera (G. Poggi). “Solo l’uomo possiede il privilegio d infrangere tramite il proprio volere la cerchia della necessità che per l’animale è infrangibile; soltanto l’uomo può in tal modo avviare una sequenza di eventi del tutto nuovi” (Schiller).

Il passaggio da un sistema produttivo in cui le relazioni sono dirette e personali ad un altro nel quale i rapporti diventano indiretti e impersonali è una fra le cause dell’emergere della sociologia in quanto pensiero autonomo, secondo Izzo. Il nuovo sistema industriale che si instaura al posto di quello agricolo e artigianale stabilisce condizioni organizzative tali da creare una struttura oggettiva e vincolante per il singolo. Il transito da una struttura feudale ad una capitalisco-industriale determina una condizione alla quale resta difficile sottrarsi – come notava Max Weber.

Anche la tendenza ad una maggiore mobilità sociale rappresenta un elemento che concorre a determinare il pensiero sociologico in quanto induce consapevolezza sulla relatività dei modi di pensare in rapporto alle differenti posizioni sociali.

Fu merito della prospettiva sociologica l’aver posto in evidenza le incidenze della vita associata sulla formazione delle convinzioni individuali

secondo Karl Mannheim (Ideologia e utopia).

Pari passu lo sviluppo del pensiero scientifico ha avuto la sua parte come fattore di impulso della sociologia, che si poneva all’inizio, in Comte e Spencer, come scienza della società facendo espresso riferimento al modello scientifico.

In che relazione si trova il singolo con la società e in che modo questa agisce sui suoi membri?

Da un secolo a questa parte, secondo Alain Touraine, le più importanti correnti di pensiero sono accomunate dal rifiuto dell’identificazione tra attore e sistema sociale. Freud ci mette sulla via del Soggetto però, Marx su quella della natura e Nietzsche sulla strada di Dioniso.

Il pensiero sociologico di fine Ottocento difende la modernità e la razionalizzazione. Però rompe con lo spirito illuministico. L’avvento del capitalismo impone la rottura dell’immagine razionalistica dell’uomo perché per i sociologi “la volontà di profitto e di potenza, la guerra di mercato e le costrizioni imposte ai lavoratori nell’impresa non si lasciano ridurre all’immagine ingentilita della razionalizzazione” (Critica della modernità).

Il pensiero di Weber e di Durkheim è lontano dalla vulgata razionalistica del XX secolo e fa proprio una visione connotata dalla rottura e dal conflitto tra forze contrapposte (homo duplex di Durkheim), razionalità sociale da un lato e convinzione e desiderio personale dall’altro. “Se l’uomo è duplice occorre abbandonare l’idea che l’istituzione e le motivazioni possano corrispondersi”. La sociologia nasce pessimistica e rompe con le ideologie del progresso. Più la modernità avanza, dice Durkheim, e più si allontana la felicità, più aumentano l’insoddisfazione e le frustrazioni.

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