Internet delle cose

Cinquanta miliardi di oggetti connessi alla rete nel 2020, sei per ogni uomo, donna e bambino del pianeta. E’ l’impressionante sviluppo del fenomeno “Internet delle cose” prospettato dall’Economist e più di recente da Cisco, società leader mondiale nella fornitura di tecnologie di rete.
Si tratta, in effetti, di uno scenario nuovo destinato a cambiare in modo radicale il mondo degli oggetti stessi e l’ambiente in cui si trova ad agire l’individuo.

Internet of things, un’idea nata verso la fine del decennio 1990 all’interno della comunità di sviluppatori della tecnologia RFid (Radio Frequency Identification – Identificazione in radiofrequenza) per indicare la possibilità di identificazione di una qualsiasi cosa tramite tag o targhetta (trasponder o chip) con informazioni immesse in rete, si riferisce più propriamente a beni, anche di uso quotidiano, che sono leggibili, riconoscibili, localizzabili, indirizzabili e/o controllabili via Internet.

Cellulari, automobili, detersivi, frigoriferi, divenuti intelligenti e collegati online, in grado di ricevere e trasmettere informazioni grazie a tecnologie radio abilitanti all’identificazione (RFid, NFC) e al trasporto in rete di dati (WiFi, Bluetooth, ZigBee ecc.). Internet delle cose significa anche passaggio ad un web più evoluto trasformatosi in trama connettiva che moltiplica le possibilità di accesso di qualunque genere di dispositivo (Ipv6), dotato di propria identità e personalità quando inserito nel cyberspazio.

In questo contesto, che si cerca via via di integrare ad un livello superiore, come nel progetto europeo IOT-A (“Internet of things architecture”) mirato a sviluppare un modello di architettura di riferimento, gli oggetti acquistano la capacità di attivarsi e reagire autonomamente, secondo una visione di “proactive computing”, senza bisogno che un essere umano “prema un tasto”.
Il carattere dell’evoluzione in atto è tale da investire i luoghi più abituali del vivere sociale che in futuro potranno subire un impatto ancora maggiore. Gli ambienti domestici innanzi tutto, “punti focali della nostra esistenza”, dove elettrodomestici, sveglie, contatori energetici, insieme a sensori disseminati nella casa, possono essere gestiti da remoto e interpellati, in grado loro stessi autonomamente di avvisare sulla data di scadenza di una pietanza o di aiutare il proprietario a non arrivare in ritardo sul posto di lavoro in caso di imprevisti.

Nei magazzini, inoltre, grazie a smart objects e reti wireless si rende possibile l’aggiornamento in tempo reale dell’inventario e la localizzazione di ciascun prodotto mentre nella catena di montaggio delle fabbriche l’etichettatura serve a dirigere l’assemblaggio delle autovetture. Nei supermercati la tracciabilità delle merci taggate porta dei benefici al cliente eliminando la fila alle casse e migliora l’attività di prevenzione dei furti.

Ma le applicazioni possono essere estese quasi in modo illimitato a tanti altri ambiti, dal commercio, all’ambiente, dalla salute ai trasporti alla sicurezza, interessando i differenti spazi dei centri urbani.
Nella città di Helsinki tutti i mezzi pubblici, tram e autobus, sono connessi in rete e visibili real time cosicché un utente può ricevere un sms per sapere l’orario esatto in cui passerà il prossimo auto e uscire giusto in tempo per recarsi alla fermata. Ad Amsterdam invece è stato introdotto un sistema elettronico di check-in/check-out e disponendo di una tessera con RFid passivo si riesce ad utilizzare ogni tipo di trasporto pubblico (treno o metropolitana) senza biglietto pagando il percorso effettuato.

In Cina, la città di Wuxi, nella provincia di Jangsu, è stata eletta a simbolo di una trasformazione pervasiva dell’Internet delle cose. Sede del China Research and Development Center for IOT è divenuta un polo nazionale di innovazione e sviluppo con progetti e realizzazioni di edifici, aeroporti, parcheggi, veicoli, impianti e centrali energetiche intelligenti ricondotti in rete.

La convergenza e compenetrazione tra Internet delle cose e modelli di smart cities rimanda ad una dimensione nella quale le persone si trovano immerse in ambienti sia fisici che virtuali che comincia ad essere oggetto di una indagine specifica detta collective sensing.

Secondo Euro Beinat, professore di Geoinformatica all’Università di Salisburgo, i movimenti collettivi e individuali sono ricostruibili a partire dalle tracce digitali lasciate dagli oggetti. Più prenderà piede l’Internet delle cose più i nostri comportamenti saranno rilevabili, condivisibili e conoscibili nelle loro dinamiche e significati. Sicché le cose intelligenti si prestano a divenire sorgenti di dati da cui attingere per definire mobilità, flussi e attitudini sociali con conseguenze però potenzialmente rischiose sulla sfera privata.

In relazione ai pericoli di questa intromissione indebita nella vita del singolo Neelie Kroes, commissario europeo per l’agenda digitale, nel suo intevento alla Terza Conferenza Internet of Things Europe 2011 (28-29 giugno Bruxelles), ha richiamato il tema del “silenzio dei chip” invitando a contemperare interesse all’innovazione con il diritto individuale a proteggere la propria privacy dalla violazione indotta dal protagonismo invasivo degli oggetti intelligenti.

La Provincia agosto 2011

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Tecnologia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...