Lettera ad un amico antisionista

Pierluigi Battista, editorialista del Corriere della Sera, scende nell’agone per denunciare l’antisemitismo travestito da antisionismo.

Nel suo libro “Lettera ad un amico antisionista”, riprendendo il titolo nonché la sostanza della “Letter to an Anti-Zionist friend” di M. L. King e facendo il controcanto al testo di Sergio Romano “Lettera ad un amico ebreo”, elenca una serie di preconcetti e di imposture che caratterizzerebbero il campo degli oppositori al sionismo.

Per sionismo s’intende quel movimento politico che sviluppatosi alla fine dell’Ottocento condusse alla realizzazione storica dello Stato d’Israele, in quanto entità politica del popolo ebraico.

Al suo immaginario interlocutore antisionista, cui si rivolge dandogli del tu, Pierlugi Battista rimprovera un senso di “dismisura” nel giudizio verso Israele.

L’autore addebita al fronte antisionista la responsabilità di aberrazioni, mostruosità, manipolazioni, manicheismo, doppiopesismo.

Il “cuore del problema”, a suo dire, starebbe non nell’illegittimità della critica ma nella contestazione dell’esistenza stessa dello Stato d’Israele, inveramento politico del nazionalismo ebraico. Mentre per un verso si riconoscerebbe l’aspirazione nazionale del popolo palestinese, glissando sulle sue nefandezze, per l’altro questa istanza verrebbe negata agli ebrei.

Tuttavia, se l’autore ha ragione nel polemizzare contro i tratti più velenosi di certo antisionismo non rende pienamente conto della problematicità di una questione storica, quella della creazione dello Stato d’Israele, che ancora oggi è causa di forti divisioni e di destabilizzazione geopolitica.

Va peraltro rammentato che il disconoscimento del sionismo è operato anche all’interno del mondo ebraico. I sionisti vengono addirittura accusati di aver paradossalmente incoraggiato e giustificato l’antisemitismo per alimentare il senso di una coscienza nazionalista antiassimilazionista.

Da parte sua la cosiddetta nuova storiografia israeliana (Morris, Pappé, ecc.) ha documentato gli aspetti colonialisti dell’impresa sionista che nel caso di Shlomo Sand si nega in radice denunciando la nascita del “popolo ebraico” come un’invenzione ideologica.

Il punto è che i nazionalismi delle “comunità immaginate” storicamente possono riuscire bene o male. Quello sionista ad alcuni sembra appartenere a questa seconda specie e aver creato, per come concepito, molti più nuovi problemi invece che risolvere i vecchi.

La Provincia 16/04/2011

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2 commenti

Archiviato in Politica, Storia

2 risposte a “Lettera ad un amico antisionista

  1. Non ho letto l’articolo in questione, ma posso intuirne i luoghi comuni.

    La solita manfrina dell’antisionismo/antisemitismo: un paravento per giustificare le brutture di certa gente che non ha la schiena per mostrare il proprio pensiero.

    Sionismo uguale antisemitismo è la solita solfa di come si vuol far passare un ladro per benefattore e tutti quelli che denigrano il ladro sono nella realtà, secondo il pensiero comune, dei malfattori.
    Potremmo pure dire che secondo la legge romana antica noi italiani, figli del popolo di Roma e per grazia degli dei, abbiamo il diritto di sovranità in ogni terra secondo i vecchi confini del passato impero. Credo che una risata ce la farebbe il mondo intero. Chissà perché non si ride così anche delle bufale che grazie al dono divino ricevuto sul Sinai quella terra, la terra di Palestina, deve essere di proprietà di alcuni manigoldi, credo che si dovrebbe ridere alla stessa maniera.

    Oltretutto, come giustamente evidenzia Shlomo Sand, non esiste il popolo ebraico e tanto meno non c’è quello israeliano in quanto autoproclamatosi tale nel 1948 in maniera unilaterale, sopprimendo i diritti degli ebrei autoctoni e degli arabi che li vivevano da millenni in quei luoghi.

    Ma sappiamo, suppongo, che la sua esistenza è funzione di una politica geo-economica di più ampio respiro che ancora una volta prende per i fondelli quelli che per secoli sono stati martoriati e massacrati da false credenze e presi come capri espiatori. Loro, questi ebrei, ancora una volta saranno la scusa e l’altare sui quali si immoleranno altre vittime: loro saranno i colpevoli e loro pagheranno ancora un prezzo, purtroppo, ancora molto salato.

    Chissà che non abbia a succedere, ma le pedine mosse in questi ultimi anni, sembrano disegnare un gioco molto pericoloso.

    • eucondrio

      Si tratta di un libro non di un articolo. Attenzione a distinguere la questione storica dalla questione politica. Gli israeliani di oggi non sono i sionisti di ieri. Per me la soluzione politica deve essere centrata sull’obiettivo della coesistenza e dell’amicizia tra popolazioni e non sull’inimicizia. Sarebbe auspicabile la realizzazione di entità laiche e democratiche come auspicava anche la Carta dell’OLP. Non so quale sia la formula più giusta ma questo deve essere l’indirizzo.

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