La corruzione minaccia il mercato

In Canada alla fine di giugno 2010 si sono svolti l’uno a ridosso dell’altro due importanti vertici internazionali degli Stati appartenenti al G8 e al G20.

In quest’ultimo forum, cui partecipano i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali dei paesi che rappresentano il 90% del PIL mondiale, sono stati messi al centro i temi del risanamento della finanza pubblica e della riforma del sistema finanziario.

In proposito, sono stati evidenziati quattro pilastri di azione. Si è deciso che la linea di intervento dei leaders del G20 dovrà indirizzarsi verso la creazione di un solido quadro normativo, il potenziamento dei meccanismi di supervisione per affrontare l’emergenza economica, il rafforzamento di strumenti volti a risolvere la crisi di banche a carattere sistemico, una maggiore trasparenza nella valutazione.

Ma una parte molto interessante contenuta nel comunicato di chiusura del G20 è dedicata al problema della corruzione.

In un significativo passo del testo rilasciato alla stampa si afferma che la corruzione

minaccia l’integrità dei mercati, mina la concorrenza leale, ha un effetto distrorsivo sull’allocazione delle risorse e mette a repentaglio lo Stato di diritto

Il Gruppo dei Venti auspica per di più la ratifica e la piena attuazione tra i suoi membri delle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione (UNCAC) concordando l’istituzione di un gruppo di lavoro ad hoc per contrastare i fenomeni di corruttela sia nel settore pubblico che in quello privato e per impedire l’accesso di soggetti corrotti nella finanza mondiale.

Il rimando al trattato Onu, entrato in vigore il 14 dicembre 2005 e ratificato da 140 dei 145 Stati parte, assume un valore particolare, compreso e sottolineato da Transparency International, l’associazione non governativa e no profit che ha come sua missione la denuncia e il monitoraggio della corruzione globale.

L’UNCAC costituisce il più completo quadro giuridico a livello internazionale che definisce idonei standard e principi per prevenire, individuare, indagare e sanzionare la corruzione.

Ai sottoscrittori viene chiesto di adottare misure adeguate alla finalità da perseguire e norme, non soltanto di rilevanza penale, cui ricondurre l’attività di corruzione, inclusi gli atti corruttivi perpetrati in ambito privato.

A questo riguardo, la convenzione Onu, oltre alle indicazioni relative alla pubblica amministrazione, riserva uno specifico capitolo al settore privato approvato il quale i paesi aderenti si impegnano ad introdurre e a osservare regole per evitare conflitti di interesse; in più si obbligano a promuovere l’uso di buone pratiche commerciali tra le imprese nonché ad adottare codici di condotta per il corretto e legale svolgimento delle professioni.

Inoltre, il documento comprende la previsione normativa di “revisioni contabili interne sufficienti per facilitare la prevenzione e l’individuazione degli atti di corruzione” e la richiesta di una maggiore trasparenza sui rendiconti finanziari e sui processi decisionali.

Degno di menzione, da ultimo, è anche il richiamo della convenzione ad una più fattiva cooperazione e mutua assistenza tra Stati, soprattutto in tema di riciclaggio del denaro, fattore in grado di inquinare banche e istituti finanziari.

L’Italia, per inciso, dopo aver firmato la Convenzione Onu contro la corruzione il 9 dicembre 2003, ha promulgato la sua legge di ratifica nel 2009.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Società

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...