Tempeste

La Terra sta subendo gli effetti dei gas serra, segnatamente dell’anidride carbonica, immessi nell’atmosfera dall’uomo e il pianeta è entrato in una fase di riscaldamento a lungo termine.

James Hansen, climatologo di fama mondiale, direttore del Goddard Institute for Space Studies della Nasa, nel libro “Tempeste” espone le sue analisi con un linguaggio comprensibile ma mette paura il suo agitare lo spettro della “Sindrome di Venere”.

A suo giudizio l’umanità sembra essere inconsapevole di trovarsi al limite di uno slittamento catastrofico che potrebbe portare nella direzione di un “runaway greenhouse effect”, analogamente a quanto si pensa sia avvenuto al pianeta Venere quando si rafforzò un effetto serra amplificato da particolari feedback positivi al punto da disseccare completamente gli oceani.

Una ipotesi estrema, discutibile scientificamente, che sostanzialmente deduce da una eventuale instabilità del sistema climatico la possibilità di precipitare in un disastro, in una deriva caotica di proporzioni bibliche.

Il timore è che continuando con i ritmi attuali di emissioni di gas serra si possa giungere alla disintegrazione delle calotte glaciali e ad un rilevante innalzamento del livello del mare in quanto la forzante climatica di origine antropica “è grande e cambia nell’arco di decenni, non di decine di migliaia di anni”.

Il “caos totale” si potrà verificare quando i due fenomeni del crollo dei ghiacci polari e dell’aumento del livello dei mari si combineranno con la violenza delle tempeste la cui distruttività già ora è aumentata in maniera considerevole.

Siffatta tendenza è indotta dal global warming che causa non soltanto l’inasprimento della siccità e delle ondate di calore, con conseguente estensione delle regioni soggette a incendi boschivi, ma provoca contemporaneamente l’estremizzazione di fenomeni relativi al ciclo dell’acqua.

Un’atmosfera più calda trattiene più vapore acqueo, il che significa una maggiore quantità di calore latente potenzialmente disponibile per alimentare tempeste di più elevata e inaudita forza in grado di scatenare venti devastanti di velocità pari a centinaia di chilometri orari.

Il protrarsi del riscaldamento globale aggrava d’altronde temporali, inondazioni, alluvioni e tornado aumentando per giunta l’entità dei cicloni frontali.

Uno scenario di massima destabilizzazione che però, dice Hansen, abbiamo ancora la possibilità di scongiurare.

La Provincia 12/02/2011

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