Telesorveglianza e privacy

Mentre negli Stati Uniti ancora non si è spenta l’eco delle polemiche sullo spionaggio interno, opera della National Security Agency, autorizzato dalla Casa Bianca e giustificato per prevenire attentati terroristici, un profluvio di testi ripresi e trascritti da intercettazioni telefoniche ha in questi mesi inondato la stampa italiana.

Una messe di parole rubate, di frasi dette in privato sono state portate alla luce e riproposte nella pubblica piazza. Un giurista attento quale è Stefano Rodotà ha invocato la “tutela della dignità delle persone”, oltreché il right to privacy – inteso in senso stretto come diritto ad esser lasciato solo o, secondo l’evoluzione giuridica, come “diritto al controllo delle informazioni che riguardano l’individuo” – che in ogni caso è messo in gioco dall’esposizione nella vetrina mediatica di fatti privati.

Se il diritto alla riservatezza significa prima facie ritagliarsi una zona di non interferenza e di esclusione da orecchie e occhi indiscreti fare il punto sulla capacità delle società di sfornare strumenti tecnologici vieppiù perfezionati in grado di “procurare, raccogliere ed elaborare dati e aspetti della vita privata” appare esercizio indispensabile. La tecnica impara sempre meglio a rilevare e a gestire informazioni concernenti l’individuo che parallelamente viene scomposto in segmenti e unità informative.

Si può facilmente constatare la tendenza in atto ad essere continuamente monitorati dai mezzi tecnologici. Attraverso l’ascolto del traffico telefonico, la lettura della posta elettronica le nostre attività vengono quotidianamente scrutate, classificate e archiviate in database da agenzie pubbliche e private. L’occhio elettronico poi è vigile, giorno e notte. Milioni di telecamere piazzate nelle metropolitane, nelle strade, negli uffici, nei supermercati registrano e videosorvegliano azioni e movimenti di soggetti.

Questa capacità di telesorveglianza collegata con i sistemi satellitari è destinata a rafforzarsi in modo importante grazie all’aiuto delle immagini telerilevate ad alta risoluzione spaziale e spettrale unitamente alla moderna strumentazione di fotogrammetria digitale.

Via via l’attitudine al controllo acquisisce oltre tutto maggiore accuratezza e configurazione individualizzata. Oggi macchinari elettronici di rilevazione biometrica scansiscono, misurano e codificano dati relativi ad impronte digitali, frammenti di DNA, tratti somatici, caratteristiche della retina o dell’iride, timbro e tonalità di voce allo scopo di identificare gli elementi di riconoscibilità e di unicità della singola persona. Face and iris recognition, lettori di impronte digitali, scanner computerizzati sono disseminati in diversi punti del vivere sociale, magari per consentire l’accesso in un aeroporto o per fare ingresso in una banca.

Incanalati in flussi di informazioni questi dati sensibili si muovono “in tempo reale e su scala planetaria”. Una volta depositatisi in banche-dati, adibite per usi commerciali o amministrativi, beni personali e privati possono diventare merce di scambio o strumento di indagine a scapito della libertà individuale.

La Provincia, Milano 27/06/2006

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