Telegrafia, dalla conquista del mondo all’oblio

La notizia della sospensione del servizio telegrammi da parte della società americana Western Union, dopo circa un secolo e mezzo di attività, riporta al centro dell’attenzione un mezzo, il telegrafo, da tempo emarginato e caduto nell’oblio.

Messo in crisi irrimediabilmente dall’introduzione di telefono, fax e, principalmente, dall’avvento dell’e-mail, questo sistema ha in passato, nella sua epoca aurea, assolto un ruolo importante nella storia delle comunicazioni.

In questa prospettiva di indagine si può ben dire che la nascita e lo sviluppo della telegrafia ha rappresentato il passaggio ad uno stadio più evoluto della tecnica comunicativa.

Telegrafia significa letteralmente scrivere lontano e ciò rinvia al bisogno atavico ed imperituro dell’uomo di valicare le distanze in quel momento consentite per trasmettere segnali da luoghi remoti verso spazi apparentemente irraggiungibili.

L’antesignano dei più moderni congegni telegrafici fu il telegrafo ad acqua o idraulico, detto di Enea. Questa elementare apparecchiatura constava di un vaso cilindrico riempito di acqua e alla cui base era installato un rubinetto. Immerso nell’acqua galleggiava un pezzo di sughero su cui era conficcata un’asticella di legno che aveva impressi segni ed immagini significanti.

Distribuiti a determinata distanza l’uno dagli altri questi marchingegni venivano azionati da appositi addetti che emettendo messaggi con bandiere o fanali notturni ad altri segnalatori lasciavano a turno scorrere l’acqua dal rubinetto finché l’iscrizione da inoltrare si posizionasse all’altezza della parte superiore del vaso. L’operazione veniva replicata affinché il segnale arrivasse alla destinazione prescelta.

Alle origini della diffusione del sistema telegrafico vi è però l’invenzione del telegrafo ottico di Claude Chappe. Verso la fine del XVIII secolo in Francia, presentato il progetto all’Assemblea nazionale il 22 marzo 1792, questo cadetto di Brulon perfezionò il suo strumento meccanico a forma di T che rispondeva brillantemente alle necessità di comunicazione più rapida delle forze armate repubblicane impegnate contro l’esercito inglese.

Sia in Inghilterra che negli Stati Uniti la scoperta dell’Ingenieur-Télégraphe, così Chappe venne ribattezzato, trovò degli emuli (George Murray, John Gamble, Jonathan Grout) disposti a costruire reti di comunicazione ed installare stazioni telegrafiche.

Il telegrafo di Chappe era composto da tre aste mobili, di cui una lunga circa quattro metri chiamata regolatore, mentre le altre due venivano dette indicatori o ali. Il regolatore stava fissato al centro di un albero e spiccava al di sopra dell’edificio della stazione. Le aste mobili, disposte alla maniera di persiane, erano mosse per tramite di funi, puleggie e pedali. I segnali producibili dal movimento delle aste erano in numero di 196. Ai segnali corrispondeva un vocabolario di parole e frasi redatto da Chappe. Il metodo di trasmissione della comunicazione era semplice : i segnali correvano e si ripetevano di stazione in stazione ritratti da un cannocchiale talché una volta giunti alla base il dispaccio veniva tradotto e trascritto da un incaricato.

Questo dispositivo aveva tuttavia delle controindicazioni date dalle continue interruzioni in cattive condizioni atmosferiche e dalla scarsa utilità per il cittadino comune. Gli svantaggi non poterono essere compensati se non da altre modalità operative.

Un passo in avanti significativo fu rappresentato dalla telegrafia elettrica, resa possibile dai risultati raggiunti nel campo della scienza dell’elettricità. Ottenuti i mezzi adeguati il telegrafo si apprestò a dare una scossa al mondo della comunicazione. L’opera di Galvani e Volta aveva posto le basi fondamentali per le applicazioni pratiche dell’elettricità. D’altro canto la disponibilità di elettricità voltaica a bassa tensione rese più agevole lo sviluppo della tecnologia per scopi di trasmissione.

Esperimenti per l’impiego dell’elettricità nella trasmissione di notizie risalgono al XVIII secolo. Progetti di telegrafi con utilizzo di elettricità statica, di telegrafi elettrochimici e telegrafi elettromagnetici precorrono ed accompagnano l’affermazione della telegrafia che ebbe in tutti i casi nell’osservazione dei fenomeni dell’elettromagnetismo la sua chiave di volta.

Interessanti studi, rimasti privi di immediati risvolti concreti, furono effettuati dal barone russo von Schilling intorno alla metà del XIX secolo.
L’apparecchio elettromagnetico ad ago brevettato nel 1837 da Charles Wheaston in collaborazione con William F. Cooke trovò invece un notevole riscontro e successo pratico. Fondata la Electric Telegraph Company nel 1846 i due soci nel giro di poco tempo completarono migliaia di chilometri di linee telegrafiche in Inghilterra.

Nel frattempo Samuel Morse negli Stati Uniti dava alla luce un modello che associato al famigerato codice impresse duratura fama alla telegrafia. Nella versione più conosciuta e comunemente adottata il telegrafo Morse aveva una costituzione semplice componendosi di una pila (generatore di corrente) i cui impulsi elettrici erano regolati da un trasmettitore o manipolatore, di una macchina ricevente il cui elemento principale era un elettromagnete che aveva il compito di orientare la corrente per determinare gli effetti meccanici idonei a riprodurre fedelmente la scrittura del mittente del telegramma.

Una linea o cavo, sotterraneo o a sospensione aerea, aveva la funzione di condurre l’elettricità dal punto di partenza a quello di destinazione. Ad un impulso di corrente, o segnale elettrico convenzionale di tipo digitale (si/no), corrispondente a criteri codificati in punti e tratti, veniva associato un carattere alfanumerico.

Negli Stati Uniti il telegrafo alleato alla ferrovia condivise un “disegno di comune conquista”. Come in Inghilterra in rapida successione venne istituita una rete di linee su tutto il territorio nazionale. L’efficacia della telegrafia che abbinava la semplicità d’uso alla facilità e libertà di accesso per il grande pubblico diede a questo strumento una funzione planetaria.

Nel 1850 un cavo sottomarino unì la Francia all’Inghilterra. Qualche anno più tardi con la posa dei primi cavi atlantici iniziavano a congiungersi (collegarsi) nazioni e continenti.
Verso la fine del 1800 attraverso una infrastruttura di linee telegrafiche l’intero globo terrestre veniva messo in collegamento da una tecnologia nata solo mezzo secolo prima.

La Provincia, Milano 29/03/2006

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