Gentificazione

Un nuovo ordine democratico si può ricostruire in Italia? Questo traguardo interroga principalmente la società (civile) perché la pone di fronte alla questione del potere di cui essa stessa è la fonte.

L’interrogazione richiede tuttavia una riflessione storica sulle basi su cui si è retta e si regge la democrazia in Italia. Dobbiamo rigenerare dalle fondamenta o solo dai piani più alti dell’edificio? In altri termini in che rapporto sta la trasformazione del vivere civile con la vita delle istituzioni che sembrano “impastate di burocrazia, di incultura e di autoritarismo” (Guido Crainz)?

La storia ritorna (deve ritornare) prepotentemente alla ribalta contro la presentificazione della realtà cui ci sospinge il sistema mediatico. Oggi infatti è il presente a sovrastare il nostro animo invece che il futuro su cui incombe molto più il timore dell’inferno della “beatitudine del paradiso” (Feuerbach).

Quale società è sottostante alla “degenerazione partitocratica” che affetta il nostro paese e che rischia di trascinarlo verso un fondo nero di decadenza? Si tratta di una società pulita, non in preda a vizi, se non in misura fisiologicamente accettabile, che viene schiacciata e irretita da una casta di politici tanto ingordi quanto inetti? Oppure è il popolo ad essere degradato prima in massa, poi in gente, prona e questuante verso i rappresentanti della politica che in linea teorica dovrebbero essere una sua emanazione?

Questa gentificazione del popolo, cui occorre guardare non in modo disperato, è una forma di degradazione dello spirito o rappresenta l’incapacità di una collettività di stare dietro alle trasformazioni della vita (globalizzata) che domandano un’espansione ed una fortificazione del sé e del modo di essere in quanto società?

Sotto la lente del giudizio deve passare anche e soprattutto il livello della politica istituzionale. Parafrasando Montesquieu verrebbe subito da chiedere perché le istituzioni democratiche, nate dall’azione di “capi di stato”, non ne abbiano creato di nuovi e migliori, o quanto meno idonei alla funzione. Qual è o quali sono i punti deboli della struttura politica cui bisogna mettere mano? Si tratta semplicemente di rimettere nelle mani della società le decisioni pubbliche o di riadeguare l’architettura del sistema? Senza dubbio c’è un corpo della politica che è cresciuto a dismisura (finanziariamente e numericamente) e che va snellito e rimodellato perché non pesi come una zavorra che impedisce al paese di andare più spedito. D’altra parte i partiti politici così come sono e come concepiti possono ancora assolvere ad una funzione positiva o sono organizzazioni svuotate idealmente e ridotte a mere macchine per l’elezione di un candidato, privi di un qualsiasi connotato democratico al loro interno?

L’obbiettivo di una ripresa democratica deve essere vista in un quadro di più generale di rivitalizzazione democratica delle istituzioni politiche che si sono indebolite, irrigidite, immiserite nella loro dialettica interna.

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