Ritorno a Memphis

Con “Ritorno a Memphis”, tradotto in Italia in una nuova edizione da Corbaccio, Peter Taylor, scrittore statunitense e docente di letteratura nato a Trenton nel 1914, ha ottenuto il Premio Pulitzer per la narrativa nel 1987.

Il libro racconta l’avventura di una famiglia altolocata del Tennessee seguendone i vari cambiamenti avvenuti durante il tempo.

Infortuni lavorativi, spostamenti di residenza, amori e traumi giovanili, dissidi parentali vengono esaminati sullo sfondo di un passaggio storico che attraversa crisi economica, seconda guerra mondiale e periodo post-bellico.

L’Io narrante è Phillip Carver, di professione editor di una casa editrice, partito alla volta di New York non ancora trentenne, per non restare soffocato dalla forte personalità del padre, Mr. George Carver, un facoltoso avvocato vedovo che decide di sposarsi, ancorché ottuagenario, per una seconda volta.

Un evento che obbliga il figlio, ormai stabilitosi da anni a Manhattan, a tornare a Memphis, luogo in cui risiede il resto del nucleo familiare.

Quella di Phil è una riconciliazione in età adulta fra il suo mondo “serenamente libero” e l’ambiente di provenienza nel quale le decisioni indiscutibili prese dal padre non lasciano altra possibilità che la separazione.

Divisione che per le due sorelle, Betsy e Josephine, ha voluto significare il trasferimento in due case diverse; per il fratello maggiore Georgie l’arruolamento volontario in guerra andando incontro ad una morte prematura; per la madre l’allontanamento dalla vita sociale per trent’anni; per lui il volontario esilio a centinaia di chilometri di distanza.

Questa esistenza condizionata dalla volontà del capo famiglia e in parte “rovinata” fa riflettere l’autore sulla responsabilità inerente l’autorità quando decidere per sé vuol dire decidere anche per gli altri.

Le ambizioni e le aspirazioni individuali sono lodevoli e comprensibili ma non possono ignorare i rischi e l’impatto su altre persone coinvolte.
Ad ogni modo, la cecità umana di un padre, giunto alla vecchiaia, merita di essere considerata da lontano senza eccessiva severità soprattutto se il distacco dalla realtà sotto osservazione e giudizio rappresenta il segno di una indipendenza conquistata come nelle generazioni precedenti.

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