Governo tecnico

Sarebbe illegittimo un governo tecnico in sostituzione del premier Silvio Berlusconi? Il dato da cui si deve partire è la crisi politica della leadership di Berlusconi. Nei fatti il Cavaliere ha dilapidato il capitale politico ricevuto in dote dall’elettorato.

La crisi mondiale in corso ha messo in discussione le fondamenta del suo “credo” politico basato su una concezione sui generis del neoliberismo. Il processo storico ha squagliato una visione secondo cui la società “da sola”, lasciata a se stessa è in grado di risolvere le proprie difficoltà.

Un modo di vedere che riduce peraltro il sociale all’economico, e per di più anti-istituzionalista, che non riesce a scorgere i limiti e le contraddizioni del meccanismo di mercato. Mercato che non è buono per ogni circostanza del vivere sociale (leggi : mercificazione) e che in ogni caso richiede un intervento politico per poter essere mantenuto libero.

Lo Stato e le istituzioni davanti al processo di crisi economica mercantile hanno in Occidente ripreso quota e valore. Questo è un aspetto da sottolineare in quanto la leadership di Berlusconi invece che salvaguardare il dato istituzionale repubblicano lo ha messo in costante tensione scontrandosi in continuazione con Magistratura, Corte Costituzionale, Presidenza della Repubblica ecc. Piuttosto che rafforzare e rendere efficienti le istituzioni repubblicane Berlusconi ha creato un dispositivo “emergenziale” (Protezione civile) per gestire le attività connesse all’azione di governo.

In sostanza, mentre sarebbe necessario “normalizzare” e migliorare le strutture repubblicane a tutti i livelli si propone una sorta di commissariamento permanente delle istituzioni stesse. Insomma, la forza
politico-elettorale di Berlusconi non è stata messa al servizio di un potenziamento della Repubblica democratica che al contrario appare oggi più debole ed esausta mentre i cittadini sono impoveriti. D’altra parte, la separazione definitiva di Fini da Berlusconi nasce anche in seguito alla volontà del Cavaliere di non accettare la costituzione di una formazione politica capace di funzionare secondo criteri democratici.

Berlusconi non ha mai preso congedo dal partito azienda che ha cannibalizzato la vecchia AN. Gli elettori di centro-destra devono essere messi di fronte al bilancio di una conduzione politica, quella di Berlusconi, che presenta molti, tanti, troppi elementi negativi. In questo campo prevale lo sconcerto e la delusione, comprensibili perché si tratta di archiviare una fase della vita politica italiana.

Una botta pari a quella causata dalla dissoluzione del secondo governo Prodi.Come se ne esce? Intanto, un esecutivo che si formasse a legislatura vigente ricevendo l’appoggio di partiti non facenti parte dell’attuale maggioranza costituirebbe un tradimento della volontà popolare? No, perché la volontà popolare si esercita all’interno del patto costituzionale che non è modificato da una semplice legge elettorale, come quella in vigore attualmente chiamata “porcata”, la cui approvazione non necessita di percorso costituzionale.

La “prassi” instaurata non ha valenza costituzionale e non inficia il carattere parlamentare del regime democratico italiano.
Scegliere o meno le elezioni come sbocco della crisi conclamata della maggioranza e del declino della leadership di Berlusconi è un fatto di mera opportunità politica. All’art. 54 della carta costituzionale è detto che “tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi”.

Un “governo tecnico”, o che dir si voglia, subentrerà al IV governo Berlusconi? Non è dato sapere ma in ogni caso sarebbe pienamente legittimo e rispondente ai canoni costituzionali.

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2 commenti

Archiviato in Politica

2 risposte a “Governo tecnico

  1. E’ indubitabile che i piu’ cattivi del reame vogliono un governo tecnico. Un governo tecnico altro non e’ che una parentesi in cui “ci pensano quelli che se ne intendono” e ad intendersi son sempre gli stessi.

    TNEPD
    http://tnepd.blogspot.com

    • eucondrio

      No, in questo caso non sono d’accordo. Il problema del “governo tecnico” o che dir si voglia (governo di scopo ecc.), nasce da una considerazione relativa ad un passaggio politico transitorio per rifare la legge elettorale soprattutto e garantire una competizione più “competitiva”. Naturalmente ci sono varie concezioni e approcci al “governo tecnico” ma la base del ragionamento è questa. Non per caso Idv, SEL e Grillo sono d’accordo con questa ipotesi.

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