Zeitoun

Zeitoun di Dave Eggers è una ricostruzione in forma romanzata della vicenda di un nucleo familiare misto e allargato al tempo dell’uragano Katrina, il più grave disastro naturale della storia degli Stati Uniti.

Durante l’arrivo della terribile tempesta nell’agosto 2005 Abdulrahman, emigrato dalla Siria, e sua moglie Kathy, nata a Batoun Rouge, convertita all’islam, vivono sotto lo stesso tetto a New Orleans con Nademah, Aisha, Safiya, le tre figlie avute dal matrimonio, e Zachary, il figlio quindicenne avuto da Kathy col primo marito.

Padre e madre gestiscono un’affermata impresa di tinteggiature e ristrutturazioni, la ditta Zeitoun A., essendo riusciti ad inserirsi con successo nel tessuto sociale della loro città adottiva.

Quando Katrina si abbatte con tutta la sua furia su New Orleans è rimasto solo Abdulrahman, da tutti chiamato col cognome Zeitoun, perché il resto della famiglia, si è rifugiato verso il Nord del paese seguendo le indicazioni delle autorità statunitensi.

Mentre decine di migliaia di persone evacuano e si mettono in salvo l’area metropolitana subisce gli effetti distruttivi dell’uragano.

Case allagate o franate, auto sommerse, cadaveri galleggianti, in questo scenario spettrale Zeitoun si convince che il suo compito è stare sul posto per aiutare la gente in difficoltà.

Perciò, con l’aiuto di una canoa comincia a navigare sulla distesa d’acqua che ha sommerso il territorio tentando ostinatamente di alleviare le pene degli abitanti malcapitati fino al ritorno della normalità.

Per sua sfortuna però nella città la gestione dell’emergenza prende una piega inaspettata e sinistra. I militari, anche istigati dai mass-media che agitano lo spettro del caos e della delinquenza, per contrastare i pericoli di violenze incontrollate e razzie, adottano misure draconiane e comportamenti di dubbia costituzionalità.

Nella rete della repressione finiscono indistintamente colpevoli e innocenti. Zeitoun, sospettato di terrorismo e accusato di saccheggio, viene arrestato, maltrattato e segregato in un carcere di sicurezza. Uno shock per la famiglia che, senza più notizie, lo crede morto, e per lo stesso Abdulrahman il quale si trova ad essere privato ingiustamente della libertà.

Quella libertà che per lui costituisce il senso della sua vita e della sua appartenenza alla comunità statunitense e che alla fine comunque, scagionato dalle accuse, riuscirà a riconquistare.

Eletti come punto di osservazione dell’autore, gli occhi degli Zeitoun, diventano, dopo tre anni di interviste e di inchieste condotti sul campo, l’obbiettivo di una cinepresa alternativa che mostra la forza della società multiculturale americana in grado di reagire, coi suoi slanci di solidarietà e di fiducia umana, alla paranoia, politicamente devastante quanto una calamità naturale, impadronitasi degli Usa dopo l’attentato dell’11 settembre.

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