Modi bruschi

I “modi bruschi” cui fa riferimento Franco La Cecla nel suo libro ripubblicato in una nuova edizione da Elèuthera, rimandano al comportamento maschile codificato dalla cultura storica prevalente. La mascolinità, agli occhi dell’autore, appare come un che di acquisito attraverso un continuo esercizio di formazione e costruzione dell’identità di genere.

“Il maschio vero è un pò maldestro, brusco, duro con il suo corpo”. Ma questa attitudine è un’idea in cui l’essere uomo si plasma in antitesi al femminile con una “faticosa negoziazione in un rumore collettivo di urla, sospiri angosce e gioie”. Si diventa maschi “rinunciando a molte cose” con una attività di eliminazione di rotondità e sfumature.

Nella condizione maschile, spesso così mutilata, compare a volte un eccesso dovuto ad una riduzione biologista. Capita che il maschio per evitare che il “sesso” resti invisibile tenda a teatralizzare, a mettere in scena la sua caratteristica distintiva. Il machismo, da questo punto di vista, appare un modo per dimostrare di essere un vero uomo. Si assumono atteggiamenti enfatici ed ipertrofici per farsi riconoscere come diversi dal mondo femminile accentuando conseguentemente gli aspetti legati al fare.

Ecco spiegato il perché di uno sforzo performativo, di dover sempre far vedere di essere abbastanza maschi; cosa che in definitiva nasconde un senso di inadeguatezza biologica di fronte alla donna.

E’ la logica stessa dell’identità però a creare una “parzialità disarmante e pericolosa”. Ma questo parziale maschile, che lamenta e abolisce ciò che non è, rappresenta il motore della “dialettica dell’incompletezza che ci rende disperatamente interessanti o inaspettatamente aperti”.

E’ chiaro dunque che non si deve rinunciare alla differenza, peraltro campo di indagine dell’antropologia.
Per far emergere la mascolinità contemporanea c’è bisogno di tornare alla vita concreta delle persone senza il filtro di sguardi moralizzatori o di modelli acriticamente tradizionalisti e al tempo stesso di riscoprire tutto il valore e la ricchezza della sua espressione. Fatta anche di paternità affettiva, amicizia, incertezze e imbarazzi.

Più che al macho o a Peter Pan, figure classiche dell’eccessivo e del difettivo maschile, l’uomo del futuro dovrebbe ispirarsi al “briccone divino”, trickster della mitologia, pieno di leggerezza, allegria, arguzia, libido, slancio e sveltezza.

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