La mente politica

La mente politicadi Drew Westen (Il SAggiatore, 441 pp., 20 euro), professore presso il Dipartimento di Psicologia, Psichiatria e Scienze comportamentali alla Emory University, è un libro «sulla scienza e la pratica della persuasione nella politica americana».

Che cosa guida le scelte degli elettori? Come si comportano al cospetto delle proposte avanzate da una formazione politica? Le elezioni, secondo l’autore che è anche consulente del partito democratico, si vincono o si perdono sui valori e sulle emozioni dell’elettorato, inclusi quei “sentimenti viscerali” che sintetizzano e scolpiscono le opinioni degli elettori su un candidato o un partito.

I programmi quindi contano relativamente. È’ sbagliata l’idea che l’elettore giudichi le cose della politica avendo
in testa una sorta di macchina mentale pronta a valutare in maniera fredda e calcolatrice gli argomenti dei vari candidati. Questo è l’errore principale commesso dagli esponenti del partito democratico che hanno generalmente l’attitudine a considerare soltanto l’aspetto più razionale ed intellettuale della decisione politica.

Da trent’anni, con la sola eccezione di Bill Clinton, gli strateghi democratici si sono fissati sull’idea della
“mente spassionata” conformandovi la strategia elettorale, articolata su dati e cifre, analisi di costi e
benefici, «appelli all’intelletto e alle competenze».

Per converso, la fortuna dei repubblicani è consistita nella capacità di collegare il loro messaggio politico
all’adesione emotiva dell’elettorato. La disamina scientifica dimostra infatti che «la gente vota per il candidato
che suscita i sentimenti giusti, non per il candidato che presenta gli argomenti migliori».

In effetti, il cervello politico è cervello emotivo, o, in altri termini, la mente è «cervello appassionato» perché «sentimento e pensiero si sono evoluti insieme e la natura li ha progettati per funzionare insieme». Tuttavia, se i democratici coltivano l’illusione che siano gli appelli alla ragione a bastare per vincere e governare, i repubblicani all’opposto pensano che da solo il fattore emotivo sia sufficiente per entrambi gli scopi. Sarà Barack Obama, di cui Weston si augura la vittoria alle prossime elezioni presidenziali statunitensi, a rimettere insieme ed in equilibrio i pezzi separati del cervello politico?

La Provincia (31/10/2008)

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