Italia si, Padania che?

La partita tra Italia e Padania non potrà essere giocata per insussistenza dell’avversario.

La replica più netta alle sparate di Umberto Bossi e Roberto Castelli, che nel raduno annuale di Pontida hanno agitato l’ipotesi della secessione padana dall’Italia, viene dalle parole di Gianfranco Fini :

La Padania non è mai esistita e non esiste. E’ un’invenzione propagandistica e lessicale, una goliardata

Queste le testuali parole del Presidente della Camera dei deputati pronunciate durante il convegno di studi su “Patriottismo repubblicano e unità nazionale”, organizzato ieri a Roma nella Sala Conferenze di Palazzo Marini da FareFuturo e Fondazione Spadolini Nuova-Antologia.

Incalzato dalle domande di Stefano Folli, editorialista de Il Sole 24 ore, il co-fondatore del PDL non è stato parco di critiche verso gli alleati leghisti. Una bordata dopo l’altra, quasi a voler schiacciare le camicie verdi in difesa con un pressing asfissiante.

Fini è partito all’attacco sulla questione del divario regionale non negando le differenze socio-economiche tra i territori ma proponendo il tema dell’unità linguistica ed etnica della gens italica che esiste da duemila anni. Qualunque paragone con la situazione del Belgio – ha argomentato – è improponibile perché in quel paese è radicata e riconosciuta storicamente la pluralità delle lingue e la differenza tra etnie.

Poi denunciando la creazione nell’immaginario collettivo di “identità inesistenti”, quella di un Nord contrapposto al Sud Italia, parte un altro affondo contro la strategia padanista che porta ad indebolire la coesione nazionale. L’ex leader di AN afferma di non temere per l’unità nazionale ma l’affievolirsi delle ragioni dello stare insieme. Le sortite della Lega non pongono a rischio l’Italia come realtà unitaria piuttosto indeboliscono il senso di appartenenza ad una comunità che ha radici millenarie.

A questo punto il ragionamento di Gianfranco Fini si fa pensoso. Cita Renan, “la nazione è un plebiscito che si rinnova ogni giorno”, appellandosi però a principi e valori unificanti che non possono essere oggetto di negoziato. E mentre evoca la comune memoria dei padri che non può pregiudicare l’integrazione dei nuovi figli della repubblica, rilanciando la Costituzione come testo coesivo del popolo italiano, tira un’altra formidabile pallonata contro il localismo e l’egoismo geografico, a suo giudizio solo una manifestazione deteriore della “crisi del bene comune”.

Resta infine il federalismo, problema assai caro ai leghisti. A quello ci pensa il finiano doc Adolfo d’Urso che entra a piedi pari sulla devolution, realizzabile in tempi di espansione produttiva ma non in periodi di crisi economica, quando l’esigenza di garantire la solidarietà sociale richiede il rafforzamento del potere centrale.

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