Il dono al tempo di Internet

Un’indagine attraverso i mille canali del web alla ricerca delle forme moderne del donare.

E’ una “sorta di etnografia della Rete” il libro di Marco Aime e Anna Cosetta “Il dono al tempo di Internet” che cerca di attualizzare l’analisi sul significato di una pratica sociale spesso sottostimata o caricata di valori salvifici nell’immaginario utopico.

Gli autori, rispettivamente docente di Antropologia culturale e di Economia e politica dello sviluppo all’Università di Genova, dimostrano che la cultura del dono appartiene al comportamento dell’uomo e non può essere confinata in ambito storico ma si ripropone nelle pieghe della realtà tecnica contemporanea.

Nuovi fenomeni relazionali che devono essere bene inquadrati si instaurano tra i molteplici “attori del teatro informatico”. L’atto del donare implica senz’altro una relazione ma quale modello mette in scena?

Il dono partecipa a quel tipo di attività umane che danno vita a dei legami. L’atto del donare comporta l’esistenza di due soggetti, donatore e ricevente, il cui rapporto viene stabilito grazie ad una apertura di credito dell’uno verso l’altro dove il legame in sé diviene più importante del bene o servizio scambiato.

La tecnologia ha certamente ampliato in maniera sorprendente le possibilità di collegamento e di interconnessione sociale. Nel web la rete dei contatti si estende in una misura imparagonabile col passato. Attraverso le chat, i forum, le piattaforme wiki e i social network si infittisce il dialogo e si intensifica lo scambio di informazioni ma con la caratteristica di una interlocuzione a distanza, virtuale e non fisica, più spesso senza conoscenza diretta.

Emerso nel cuore della civiltà consumistica il fenomeno Internet restituisce luoghi e occasioni di incontri estranei allo sfrenato mercantilismo, improntati alla logica del dono. Individui bisognosi di risolvere i loro problemi e di ottenere risposte trovano nell’ambiente web uno spazio in cui poter entrare a contatto dandosi una mano, sia pure da lontano e in modo anonimo.

Frequentando la rete non può sfuggire la notevole presenza di persone che si aiutano a vicenda e che condividono con gli altri tempo, lavoro, sapere, esperienze e risorse, “anche ciò che si è acquistato e per cui si è sborsato del denaro” (Gianpaolo Fabris).

La figura del nuovo donante-ricevitore assume, nel caso del peer-to-peer, le sembianze di un “perfetto sconosciuto” e tuttavia membro di una stessa comunità on line all’interno della quale i rapporti sono assidui ma contemporaneamente freddi, poco densi e non necessariamente durevoli nel tempo.

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