Caldwell e la minaccia islamica all’Europa

Fanno discutere le tesi di Cristopher Caldwell espresse nel libro di recente pubblicazione “L’ultima rivoluzione dell’Europa – l’immigrazione, l’Islam e l’Occidente”.

L’Europa non può subire passivamente l’ondata immigratoria in corso, afferma il giornalista del settimanale neoconservatore The Weekly Standard. Si tratta di un processo storico che se non filtrato consapevolmente rischia di sovvertire l’identità del continente europeo. Perché?

Il punto critico di questo fenomeno è rappresentato dall’arrivo in massa e dall’insediamento permanente nel territorio europeo di popolazione devota all’Islam. A differenza di altri settori di migranti gli islamici costituiscono una minaccia in quanto tendono a rifiutare i valori fondanti della società europea. Ma, in genere, inimicizia e conflitto costituiscono attitudine comportamentale della comunità islamica che porta all’esasperazione la difesa delle proprie credenze.

“Paesi o gruppi di musulmani sono in guerra o in una situazione di tregua ostile con ogni civiltà confinante”. Questo passaggio del testo di Caldwell richiama le ben note analisi di S. Huntington contenute nel saggio “Lo scontro delle civiltà” in cui si parla di “confini insanguinati dell’Islam” e di una sua propensione alla violenza e alla conquista. Anche gli episodi di terrorismo che hanno funestato Gran Bretagna, Francia e Spagna rappresentano l’esito di un disegno antagonista islamista dai tratti autoritari e oppressivi.

In altre parole, gli islamici installandosi in Europa si comportano come un corpo estraneo, una nazione “piccola ma in crescita inesorabile”, data la sua prolificità. Perciò la convivenza con i musulmani diviene molto problematica.

La reazione delle istituzioni e delle popolazioni europee alla presenza islamica? Molle, blanda, arrendevole. Troppa indulgenza degli intellettuali e di un’opinione pubblica in disarmo. Troppe concessioni da parte del mondo politico. L’autore paventa che una “cultura, insicura, malleabile, relativista” com’è diventata quella europea possa capitolare davanti alla forza e all’impermeabilità della Umma musulmana.

L’immigrazione, insiste l’autore, “rafforza i paesi e le culture forti ma può sopraffare quelle deboli”. Inoltre, i benefici che può apportare sul piano economico e sociale sono sopravalutati e talvolta inesistenti per i nativi europei.

In queste condizioni, la soluzione ad un problema destinato a durare nel tempo potrebbe venire, secondo Caldwell, dall’esempio del sistema dei millet adottato nell’impero ottomano nel quale si ammettevano alcuni diritti e una certa autonomia a favore di comunità organizzate su base etnica e religiosa.

Proposta grave che finisce per cristallizzare l’idea di una inassimilabilità della minoranza islamica all’Europa condannandola ad una condizione di esclusione dalla cittadinanza costituzionale.

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