Corruzione

La corruzione è quel fenomeno nel quale un pubblico ufficiale mette in atto una condotta illecita per favorire interessi particolari ottenendone una ricompensa. Il corrotto è chi adotta un comportamento illegale esercitando una funzione in ambito statale.

L’analisi giuridica va in tutti i modi distinta dalla valutazione morale. Storicamente l’atteggiamento verso la corruzione dipende dai differenti costumi di una società.

La corruzione è un modo per esercitare un’influenza che diversamente dalla figura della concussione non contempla coercizione. Secondo G. Pasquino le decisioni pubbliche possono essere influenzate

  1. nella fase della loro elaborazione
  2. quando le norme vengono applicate dall’amministrazione pubblica e dai suoi enti allo scopo di ottenere un’esenzione o un’applicazione favorevole
  3. nel caso in cui le norme vengano fatte valere contro i trasgressori onde sfuggire alle sanzioni

A questa tripletta di casi corrispondono i tre livelli parlamentare-governativo, burocratico e giudiziario.
La corruzione può non avere un effetto disfunzionale se accettata come parte integrante del funzionamento del sistema. Tuttavia in genere agisce come fattore di disgregazione. In questo senso, essa mina la più importante risorsa di un ordine politico, la legittimità.

Nei tempi antichi la corruzione ha rappresentato uno dei crimini più gravi perpetrati contro lo Stato. Nondimeno, nel diritto romano in origine l’accettazione di doni da parte di funzionari pubblici, pur essendo ritenuta poco commendevole, non era considerata un delitto. Solo più tardi nelle leggi Repetundarum fu proibito ai “pubblici ufficiali di pecunias capere dando azione contro di essi per riavere il denaro indebitamente ricevuto”.

Nell’ordinamento italiano la corruzione viene disciplinata agli artt. 318-322 del codice penale. La corruzione consiste in un accordo tra pubblico funzionario e privato “con cui il primo accetta dal secondo un compenso non dovuto o la promessa, per compiere un atto d’ufficio o contrario ai doveri d’ufficio (Maria Beatrice Mirri).

La corruzione può essere propria o impropria, se l’accordo riguarda un atto contrario ovvero conforme ai doveri d’ufficio; antecedente o susseguente se l’atto deve essere ancora posto in essere o è già stato compiuto; passiva o attiva.

Il soggetto della corruzione è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio mentre l’art. 321 c.p. estende l’imputabilità della pena sia al corruttore che al corrotto tranne che nel caso di corruzione impropria susseguente.

La corruzione è reato plurisoggettivo in quanto richiede che la condotta illegale venga posta in essere da due o più persone, mancando una delle quali l’illecito non sussiste.

L’oggetto giuridico o il bene che s’intende tutelare istituendo il reato di corruzione rinvia all’art. 97 della Costituzione che stabilisce l’interesse al buon andamento e all’imparzialità della pubblica amministrazione.

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