Statuti comunali (1100-1200)

Lo sviluppo delle autonomie cittadine fu un processo storico di carattere generale che, verso la fine del XII secolo, interessò un po’ tutta l’Europa innervandosi nella situazione specifica dei diversi paesi. In Italia, la pace di Costanza del 1183 segnò un momento fondamentale di acquisizione di notevoli diritti per le città lombarde in particolare e per gli altri comuni della penisola in generale.

Nella fattispecie, i centri cittadini conquistarono la libertà di eleggere i propri magistrati in cambio di un tributo annuale, di stipulare alleanza con chicchessia, di conservare la Lega, di poter fortificare il territorio e, per ultimo, si assicurarono il diritto di mantenere o di darsi ex novo, propri ordinamenti giuridici, o statuti.

I palazzi comunali costruiti per ospitare la sede del magistrato si ersero ad emblemi di questa indipendenza delle realtà cittadine. Trent’anni di guerra erano occorsi perché l’Impero prendesse atto e riconoscesse l’autonomia comunale. In questo gli statuti rifletterono il punto di arrivo di un’autorità normativa, espressione di una forza storica radicata.

Storicamente si dà grande importanza al “breve” di Genova del 1143 per individuare l’anticipazione storica della normazione statutaria comunale. Il giuramento che i consoli prestavano dopo essere entrati in carica, insieme con il breve della compagna, ossia il giuramento prestato dal complesso degli “uomini liberi” al sistema comunale, sono documenti essenziali della costituzione comunale. Quando i consoli vennero sostituiti dai podestà forestieri, alla quale equanimità fu demandato il compito di far osservare le leggi del comune, anch’essi dovettero sottostare ad un impegno solenne e pubblico.

All’inizio le disposizioni statutarie si accumularono senza un criterio classificatorio. Più tardi si arrivò ad una sistemazione tematica mediante la quale le varie norme varate vennero suddivise in volumi riguardanti il diritto pubblico, il diritto di famiglia, il diritto penale e via discorrendo.

Gli statuti rurali rappresentavano una concessione del podestà o signore del comune verso le piccole comunità agrarie. Oggetto della regolamentazione erano le questioni legate alla vita lavorativa del villaggio; spesso e volentieri si statuì la responsabilità penale collettiva della comunità rurale per alcuni crimini.

Altro tipo di statuti erano quelli mercantili che interessavano le corporazioni dei mestieri. Si preoccuparono di disciplinare e di controllare l’ingresso nel mercato della produzione di nuovi soggetti limitando il numero delle autorizzazioni. Inoltre, essi regolavano altri aspetti come quello delle giornate festive, la cui celebrazione non poteva essere disattesa, e le giornate di onoranze funebri. Più specifici erano gli statuti consortivi che prendevano in esame i problemi della titolarità e della successione dei beni nobiliari.

Ancora, gli statuti marittimi si occuparono del traffico e del commercio marittimo. Le disposizioni interne prendevano in considerazione particolari tecnici in riferimento al materiale, ai controlli, ai rapporti tra il personale e il comando, e tra il comando e la proprietà.

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