Repubblica fiorentina di Savonarola

Nel novembre 1494 Piero de’ Medici fu cacciato da Firenze e venne instaurata la repubblica. Al centro del movimento rivoluzionario si posero la signoria e il gonfaloniere di giustizia. Ma il cambiamento di regime non fu voluto solamente dai settori patrizi della città sibbene dalla maggioranza della popolazione.

Così, appena dopo la dipartita dei Medici venne indetta una grande manifestazione con la presenza dei sedici gonfaloni, cioè i settori in cui era ripartita la città (quattro quartieri all’interno dei quali vi erano quattro gonfaloni), composti da gente di diversa estrazione sociale con una prevalenza dei “medi” e dei “minuti”. Il 30 novembre si svolse una “pratica”, o consiglio dietro convocazione dei cittadini più influenti, e vennero proposti i seguenti provvedimenti : la preparazione di una nuova lista elettorale dei cittadini che fossero eleggibili alle cariche pubbliche (“squittinio”), la scelta di venti incaricati (“accoppiatori”), che avrebbero eletto la Signoria “a mano” finché fosse pronto il nuovo squittinio e l’adunata di una nuova assemblea generale del popolo, o parlamento per approvare il nuovo programma.

Il 2 dicembre 1494 dopo che Carlo VIII col suo esercito lasciò Firenze i nobili tentarono di creare un governo oligarchico. Dalla signoria venne convocato il parlamento, assemblea popolare più o meno regolare ordinata secondo i suoi gonfaloni. Il parlamento riunito diede il consenso all’agenda prevista dalla pratica. Il consiglio dei cento, gli Otto di pratica e i dodici procuratori, strumenti del governo durante il periodo dei Medici furono aboliti. I vecchi consigli del popolo e del comune furono ripristinati; le gabelle vennero abolite e nominato un consiglio dei dieci affinché si occupasse della riconquista della città di Pisa.

A questo punto il patriziato pensò che l’opera di rinnovamento fosse conclusa. Senonché dopo gli avvenimenti del 2 dicembre il popolo fiorentino si sentì defraudato in quanto la repubblica era nata dal grido “popolo e libertà”. I buoni cittadini rimpiangevano di aver fatto ricorso alle armi per conservare al potere gli stessi uomini che avevano governato.

Dal novembre 1494 si autoesclusero dall’attività, non più riunendosi, gli istituti di governo che erano stati creati da Lorenzo dei Medici, talché il potere tese a coagularsi intorno alla signoria e al gonfaloniere di giustizia accanto a cui vi erano i XVI gonfalonieri di compagnia e dai XII buonuomini tanto più che questi istituti si erano posti al centro della rivolta antimedicea. Dalla metà del dicembre 1494 si affiancarono alla signoria, rinnovati nei componenti, i consigli del popolo e del comune, sostituiti alla fine del gennaio 1495 dal consiglio maggiore e dagli ottanta.

I signori prori di libertà erano otto, due per quartiere; sei delle arti maggiori e due delle minori. Il gonfaloniere di giustizia, che minimo doveva aver compiuto 45 anni, doveva sempre appartenere alle arti maggiori ed era eletto a rotazione per quartiere.

Quanto accadde dopo il 2 dicembre si svolse con il sostegno del Savonarola, culminando con l’approvazione di una legge con caratteristiche marcatamente popolane. In virtù della provvisione del 22-23 dicembre 1494, approvata prima dal consiglio del popolo e poi dal consiglio del comune, venne costituito un vasto consiglio, il “consiglio maggiore”, assai simile a quello di Venezia. “E’ questo un consiglio composto dai beneficiati, ossia dalle persone che, loro stessi o i loro avi per discendenza maschile…hanno fatto parte dei maggiori uffici della repubblica fiorentina (otto Signori e Gonfaloniere di giustizia, XII Buonuomini, XVI Gonfalonieri).

La provvisione seguì l’antica linea fiorentina di porre un’aristocrazia di funzioni al posto di un’aristocrazia del sangue, principio questo rivoluzionario per il 400-500”. Tuttavia il regime fiorentino fu un regime che poggiandosi sul consiglio maggiore, posto al centro della sovranità, realizza tanto per usare un’espressione savonaroliana, un governo “civile e politico” dove non v’è il predominio di una classe dacché l’organo ha una composizione diversificata. Che l’organo fosse il centro della sovranità popolare ciò fu un fatto reale perché nel consiglio maggiore di norma si procedeva al voto dei provvedimenti proposti dalla Signoria e Collegi mentre in esso era possibile esprimere le proprie opinioni solo in casi eccezionali quando la Signoria accordava la “ringhiera libera”.

I cittadini riuniti in gruppi nei gonfaloni esercitarono una certa pressione per imprimere un orientamento democratico al modello istituzionale. Per molto tempo il Consiglio maggiore divenne la bandiera della democrazia e della libertà in una Europa quasi tutta imbevuta da idee opposte.

La riforme istituzionali introdotte, prima di tutto la formazione del consiglio grande o maggiore, furono attentamente seguite da Savonarola il quale dimostrò le sue doti di politico. La provvisione 22-23 dicembre 1494 che diede vita al nuovo governo di Firenze assunse una linea dura nei confronti delle richieste dell’oligarchia proibendo la convocazione delle “pratiche”, che riunivano i membri delle più importanti istituzioni con quei cittadini scelti tra i più capaci e influenti, la cui funzione doveva essere sostituita dal consiglio degli ottanta. Eppure questa prescrizione rimase inevasa dalla signorie che si succedettero; anzi dal 1495 la loro riunione divenne normale prassi.

I membri del consiglio erano eletti a vita con un incarico ereditario. Il governo di Firenze fu definito da cronisti e storici del tempo “popolano”, il quale termine nel linguaggio fiorentino era giustapposto ad aristocratico. Il Savonarola ben prima del suo darsi alla politica godeva in Firenze di un grande ascendente cosicché gli fu prestato massimo ascolto quando iniziò a prendere posizione sui problemi di attualità riferiti alla fuga di Piero dei Medici e al nuovo governo. Egli non era un teorico della politica e tuttavia partecipando al moto fiorentino della fine del 1494 il suo pensiero impresse un segno nel dibattito storico.

Attraverso alcuni suoi scritti e tramite le sue predicazioni è possibile desumere il nucleo centrale dei suoi convincimenti in materia politica. La sua ansia riformistica, riforma dei cuori e dei costumi, e le sue indicazioni per un mondo governato da valori autenticamente cristiani incontrarono il favore della cittadinanza fiorentina e non solo.

Le ultime sue speculazioni politiche vennero espresse nel “Trattato circa il reggimento e governo della città di Firenze” a parziale compendio delle enunciazioni pronunciate dal pulpito. Intorno al frate dopo il novembre-dicembre 1494 a Firenze si riunirono molti uomini e donne. Si costituì pertanto un movimento di opinione coagulando lo scontento sociale verso la situazione del momento. In questo senso, il millenarismo religioso da lui esternato interpretò un’esigenza di critica di larghe fasce di popolazione al presente storico.

Nel marzo 1498 la signoria invitò il frate Savonarola a sospendere la sua predicazione. Fu poi arrestato e giudicato da un tribunale della signoria. Il 22 maggio fu pronunciata la sua condanna a morte. Sconsacrato, fu prima impiccato e successivamente mandato al rogo. Nel 1512, spalleggiati dalle truppe spagnole i Medici ritornarono a Firenze cancellando il regime basato sul consiglio maggiore.

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