Triplice Alleanza

La Triplice alleanza restò in vigore nell’arco di tempo che va dal 20 maggio 1882 al 3 maggio 1915, giorno in cui il governo Salandra denunciò il trattato. Essa definì l’accordo politico e militare tra Italia, Austria e Germania. Valevole per cinque anni l’alleanza stabiliva il casus foederis, ossia l’obbligo di prestare soccorso militare, per l’Austria e la Germania nell’ipotesi di una attacco da parte della Francia all’Italia.

Inversamente l’Italia avrebbe dovuto assistere militarmente la Germania nel caso di un’aggressione francese. Le tre nazioni alleate avevano l’obbligo di intervenire qualora uno dei contraenti fosse stato assalito da due o più paesi; la “neutralità benevola” era prevista nel caso in cui una di loro avesse dovuto decidere una guerra preventiva per bloccare la minaccia alla propria integrità territoriale. Il che voleva dire impegnare l’Italia alla neutralità qualora la Germania avesse attaccato la Francia ovvero l’Austria si fosse lanciata in una aggressione contro la Russia.

Nel trattato non si faceva menzione di alcuna garanzia territoriale : l’Italia perciò non abbandonava la richiesta di Trento e Trieste, né gli austriaci rinunciavano a curarsi dello Stato pontifico.

Il trattato constava di otto articoli, era segreto e passibile di rinnovamento. Il governo italiano insistette per annettere al corpo del trattato una dichiarazione volta a precisare il carattere di non ostilità alla Gran Bretagna. Ciò voleva dire che l’alleanza con gli Imperi centrali per l’Italia era vincolata al mantenimento di ottimi rapporti con gli inglesi.

Dal punto di vista della Germania essa fu il coronamento del disegno diplomatico del cancelliere Bismarck per assicurare allo Stato tedesco una posizione egemonica in Europa. Secondo i disegni del “cancelliere di ferro” la Triplice s’inscriveva nel sistema di accordi e di alleanze dirette ad isolare la Francia nel contesto europeo e ad assicurare una pace ed un equilibrio vantaggiosi per lo Stato tedesco. In questo quadro la Germania si era assicurato il concorso dell’Impero asburgico attraverso il trattato del 1879 e col rinnovo (1881-1884) dell’accordo dei tre imperatori che coinvolgeva e inchiodava la Russia al rispetto dello statu quo.

Il più proficuo vantaggio che il Reich ottenne fu quello di scongiurare la possibilità di una combinazione tra Russia, Italia e Francia. Ora quest’ultima si trovava a dover fronteggiare una doppia minaccia su due confini. Per l’Italia, i cui rapporti con la Francia si erano deteriorati a causa della questione di Tunisi e per la ripresa delle rivendicazioni temporaliste del papato provocando la vittoria del partito favorevole ad un’intesa con le monarchie austro-germaniche, la Triplice significò l’uscita dalla condizione di isolamento dopo il congresso di Berlino, e nel contempo il ribaltamento della politica estera risorgimentale, dato il conflitto storico con l’impero austro-ungarico, peraltro persistente nell’agitazione irredentista. Gli italiani non avevano più vicini ostili a entrambe le frontiere.

Dal punto di vista generale il trattato, che aveva un acceso aspetto difensivo sul piano militare, e conservatore dell’esistente ordine sociale, raccordava gli interessi generali a quelli italiani attraverso la tutela della posizione italiana nel Mediterraneo e in Oriente rafforzata dalla garanzia della potenza navale britannica.

Nel 1887 la Triplice fu rinnovata a Berlino. Il testo fu mutato nella struttura, affiancando all’originale due trattati separati, uno tedesco-italiano e uno italo-austriaco. I negoziati gestiti dal conte de Robilant, ministro degli esteri dal 1886, riuscirono a strappare alla Germania un’assicurazione sulla posizione italiana nell’Africa settentrionale.

Bismarck accettò che se la Francia avesse minacciato il Marocco o Tripoli e l’Italia si fosse opposta, la Germania “in misura compatibile con le circostanze” avrebbe appoggiato le richieste italiane, che potevano essere Nizza e la Corsica. Il governo italiano inoltre si assicurò la tutela degli interessi italiani in caso di cambiamenti dello statu quo nei Balcani. Italia e Austria convennero che se fossero state costrette a modificare la situazione “nella regione dei Balcani o delle coste e isole ottomane nell’Adriatico e nel Mar Egeo” con un’occupazione temporanea e permanente, ciò avrebbe potuto verificarsi solo “dopo un accordo preventivo fra le due sopraddette potenze; accordo basato sul principio di un compenso reciproco per ogni vantaggio territoriale o altro che ciascuna di esse ottenesse in più dello status quo attuale, e tale da dare soddisfazione agli interessi e alle pretese ben fondate delle due parti”.

Se non fosse stato possibile fermare l’espansionismo austriaco, il Drang nach Osten, almeno l’Italia avrebbe avuto diritto a delle compensazioni. In ogni caso la Triplice restava un’alleanza difensiva dacché l’Italia non poteva chiedere l’aiuto tedesco in Europa o in Africa settentrionale a meno che i suoi interessi non venissero compromessi dalla Francia. A questo si aggiunse la sottoscrizione nel 1887 di una convenzione anglo-italiana, o primo accordo mediterraneo, per il mantenimento della stabilità in Mediterraneo e in Oriente. Perciò Robilant non richiese la conferma della dichiarazione sulla Gran Bretagna.
Il sistema di alleanze e di accordi del 1887 si reggeva su quattro punti fermi che corroboravano il perpetuarsi della fedeltà nella Triplice : le buone relazioni tra Inghilterra e imperi centrali nonché la tensione tra Londra e Parigi; la minaccia francese di espansione in Africa settentrionale;  la minaccia di uno sfruttamento internazionale della questione romana e infine la fiducia nella buona disposizione austriaca a collaborare nei Balcani.
Nel 1888 il governo Crispi concluse un’alleanza militare con la Germania.

Il terzo rinnovo della Triplice avvenne con un anno di anticipo dalla scadenza prevista. Nulla nella sostanza venne modificato ma si apportarono unicamente delle variazioni nella struttura del testo accorpando le due convenzioni italo-austriaca e italo-germanica in uno stesso testo; inoltre venne aumentata a sei anni la durata del trattato e introdotta la clausola del rinnovo automatico nel caso che a un anno prima della scadenza non venissero avanzate proposte di modifica o di denuncia del trattato.

Nel 1896 all’atto del quarto rinnovo la situazione europea era profondamente mutata. La Francia era uscita dalla condizione di isolamento a cui Bismarck avrebbe voluto condannarla firmando un patto con la Russia nel 1893. L’Italia avrebbe voluto rafforzato il rapporto con l’Inghilterra riproponendo l’aggiunta della dichiarazione del 1882. Ma il secco rifiuto del governo tedesco fece intendere che le relazioni anglo-tedesche si erano guastate. L’impero tedesco entrava in concorrenza con la Gran Bretagna e ciò portava ad un riavvicinamento tra gli inglesi e i francesi.

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