Lost (terza stagione)

Perché la bugia? Per occultare la verità. Per impedire che gli altri sappiano. Per non confessare a se stessi i propri reali fallimenti. Per far fare agli altri ciò che è nostra intenzione. Per non danneggiare qualcuno. Per proteggere. Si mente anche per sfiducia verso gli altri ché si pensa non possano comprendere e rovinare così i piani. Per arrivare ad un fine è necessario talvolta nascondere i veri propositi.

Quindi il mentire non ha solamente un risvolto negativo. Esiste una menzogna, che può essere condivisa, socialmente virtuosa. La bugia, inoltre, sollecita il bisogno di raggiungere la verità. Ha dunque un carattere propellente per l’azione. Molto della dinamica comportamentale sembra girare intorno alla bugia.

E’ davvero strano sostenere nel momento in cui si compiono delle scelte che queste non sono altro che il frutto o la realizzazione della volontà altrui. Questa è la condizione del prigioniero. Condannato a ripetere gesti decisi non autonomamente e spontaneamente. Sicché ci comportiamo come se il nostro agire fosse determinato non da noi. Scontiamo una pena autoinflitta per colpe commesse. Ma siccome non possiamo riconoscere che siamo stati noi stessi a stabilirla trasferiamo ad un’autorità esterna il potere di averla decisa. Perciò l’ente giudicante appare posto fuori di noi.

Dal momento che non accettiamo il fatto che la nostra libertà possa essere limitata da altri affidamo questa funzione ad una forza esterna, il destino. Poiché la limitazione dell’Altro genera conflitto inter-individuale, causa del male, consegniamo il potere limitante e coercente la nostra libertà ad una forza super-individuale, oscura, inafferrabile, impalpabile e potente.

L’unica possibile libertà permessa a chi crede nel destino è quella del prigioniero o recluso (vedi “Il prezzo della verità”).

“Ti sei guadagnato la libertà con la menzogna” – dice il direttore del carcere a Sawyer. L’uomo ridotto alla condizione di prigioniero perde le sue qualità migliori. La verità della costrizione abilita o accredita il mentire come unico atto che rende liberi (o procura libertà). La libertà è sempre la bugia. Perciò Sawyer è l’uomo più libero.

Il solo modo per ottenere la libertà degli uomini (o comportamenti liberi) è mentire. Jack non è un uomo libero perché non accetta la menzogna. Kate e Sawyer sono esseri liberi perciò si trovano.

Arte come artificio, astuzia. In questo senso, l’unica forma di libertà è la menzogna, la finzione, la simulazione della realtà.

Jack crede che attraverso l’azione, cioè la decisone o libertà individuale si possano cambiare le cose. Jack è un uomo che decide. E’ un medico che mediante la sua opera (cura dunque conosce, diversamente da chi assiste soltanto) può cambiare la vita degli altri, restituire la vita agli altri. Quindi incarna l’idea che si possa salvare l’uomo dalla sua condizione. Cambiare la vita degli altri non è cambiare la propria vita (da questo punto di vista si può intendere che Jack ha un suo destino; le sue scelte sono improntate a cambiare la vita degli altri; vedi il salvataggio di Kate e Sawyer). Ma per chi crede nel destino la libertà individuale può mutare il senso, l’ordine fondamentale delle cose? Anche se dovessimo tornare indietro nel tempo (Deja vu) non potremmo deviare il corso fondamentale della vita.

I nostri singoli atti a nulla valgono. “Sarebbe morto lo stesso. E’ il suo destino” spiega la donna anziana a Desmond. L’esistenza inscritta nel piano del destino è segnata, decisa.

Questa visione potrebbe essere associata alla “teoria del complotto” di cui parla Michael Barkun nel suo A Culture of Conspiracy : Apocalyptic Visions in Contemporary America. Il cospirazionismo è “psicologicamente rassicurante” perché collega ogni evento, “nulla succede per caso e nel mondo esiste una sorta di ordine”. Il concetto di destino sarebbe dunque un criterio ordinatore del reale a buon mercato.

“Tu sei un leader e un grande uomo ma questo ti rende solo e spaventato”. Dopo aver mentito per difendere Juliette Jack chiede di ritornare in gabbia. Questo destino che rende l’uomo prigioniero ambisce però a salvarlo. Jack cerca di salvare gli altri ma per farlo deve ammettere la libera reclusione o imprigionamento.

Il padre di Locke mente per ingannare. Questa ricorrente menzogna del Creatore è il nascondimento del piano o è una misinterpretazione dell’agire divino? Mistero intorno al disegno, menzogna come copertura della realtà.

Nella concezione del destino il male è ridimensionato. La morte, l’uccisione non creano drammi particolari. La teodicea non è al centro dello sviluppo narrativo.

Il destino non è una forza cieca ma una “suprema sapienza”. “Nel Libro VII della Repubblica Platone paragona chi vive nell’opinione ad un prigioniero che non può muoversi e nemmeno girare la testa” (Severino).

Benjamin Linus si presenta, entra in scena sotto mentite spoglie. Rispondiamo tutti a qualcun altro – dice. Ma Jacob a chi risponde? Chi c’è dietro le quinte? Il Legislatore (dharma) è l’individuo, un Attore esterno o qualcosa d’Altro? L’origine è il Padre o una forza senza sembianze, invisibile (come Jacob), una presenza che si sente ma è nascosta?

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