Piovra RAI

Gli scaffali di una qualsiasi libreria italiana sono pieni di libri che denunciano lo sperpero di denaro pubblico in questo o quell’altro settore da parte di caste di ogni risma e taglia. Nel Belpaese si è ritrovato, o non si è mai perso, il gusto della chiacchiera requisitoria, altisonante e strillata. Ma tutti questi j’accuse sembrano restare predicozzi senza grandi conseguenze pratiche.

Anche la televisione di Stato ha trovato l’autore dell’inchiesta sui suoi sprechi, vizi e prebende. E’ Denise Pardo, inviata speciale dell’Espresso. Che cos’è questa “centrale di privilegi” scelta come bersaglio da “La Piovra Rai”?

Sono stipendi da favola, gratifiche, premi, buonuscite milionarie, moltiplicazione di poltrone con la politica a giocare la parte del leone perché “la Rai è un’azienda dove si mettono soldi ed escono voti”. Molti partecipano alla divisione della torta. Dalle mammelle di Mamma Rai succhiano i leghisti di Roma ladrona, gli azzurri di Forza Italia paladini dell’efficienza del mercato, gli alleati nazionali della lotta contro il sistema, gli ex comunisti dell’austerità e della superiorità morale, i socialisti sempre presenti quando si tratta di spartizione. Famelici predatori nordici e sudici, voraci divoratori delle succulente casse pubbliche.

Qualche cifra? Seicentomila euro per Agostino Saccà costretto a lasciare l’incarico di direttore generale, due milioni 246 mila euro a Flavio Cattaneo per la sua uscita di scena, settecentomila euro al vicedirettore Sergio Iasi per 60 giorni di lavoro. Ma la Rai spendacciona consiste anche in strutture elefantiache con più dirigenti che impiegati, trasmissioni opulente, testate inutili ancora in piedi per mantenere incarichi (Televideo), programmi doppioni, costi di produzione che schizzano in alto, proliferazione di società interne create ad hoc per piazzare amministratori e consiglieri da sfamare.

Un pianeta di 13 mila 248 abitanti, più 43 mila collaboratori, fatto di tecnici, giornalisti, parrucchieri, assistenti-edili, attrezzisti, geometri, tappezzieri che si rimpingua ad ogni giro di valzer delle elezioni ché c’è da soddisfare i “nuovi padroni”. Allora arrivano imbucati, lottizzati, favorite accanto ai parenti che occupano posti per trasmissione ereditaria. Avanti, aggiungi un posto a tavola. Questa è la Rai, bellezza.

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1 Commento

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Una risposta a “Piovra RAI

  1. Denise Pardo

    Grazie mille della recensione

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