Piovra RAI

Posted Giugno 21, 2009 by eucondrio
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Gli scaffali di una qualsiasi libreria italiana sono pieni di libri che denunciano lo sperpero di denaro pubblico in questo o quell’altro settore da parte di caste di ogni risma e taglia. Nel Belpaese si è ritrovato, o non si è mai perso, il gusto della chiacchiera requisitoria, altisonante e strillata. Ma tutti questi j’accuse sembrano restare predicozzi senza grandi conseguenze pratiche.

Anche la televisione di Stato ha trovato l’autore dell’inchiesta sui suoi sprechi, vizi e prebende. E’ Denise Pardo, inviata speciale dell’Espresso. Che cos’è questa “centrale di privilegi” scelta come bersaglio da “La Piovra Rai”?

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Le tribolazioni di una cassiera

Posted Marzo 8, 2009 by eucondrio
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E’ un esordio davvero fortunato quello di Anna Sam, cassiera francese ventinovenne, laureata in lettere.
Il suo libro, “Le tribolazioni di una cassiera”, uscito oltralpe nel giugno 2008 e anticipato da un blog (http://caissierenofutur.over-blog.com) che conta ormai più di un milione di contatti, tradotto in dieci lingue, ha riscosso un inaspettato successo di pubblico con 100.000 copie vendute in pochi mesi.
L’autrice ha tratto spunto narrativo dalla sua lunga esperienza lavorativa nel campo della grande distribuzione dove ha ricoperto per otto anni il ruolo di “hostess di cassa”.
Alle prese con un vasto campionario di umanità, filtrato dallo sguardo di chi è “al di là del nastro trasportatore”, Anna Sam ne tratteggia i lati più tipici e ricorrenti in cui non è difficile ritrovare figure o situazioni consuete che potrebbero valere anche per vicende di supermarket nostrani.
C’è il cliente furbetto e odioso che scavalca la fila facendo finta di niente, la coppietta che si sbaciucchia davanti a tutti in modo impertinente, il tipo imbarazzato per aver comprato la carta igienica, quelli che arrivano sempre prima dell’apertura e quelli che si trattengono oltre la chiusura, lo sbadato che non ha abbastanza soldi per pagare o l’insofferente che inveisce contro il personale e, dulcis in fundo, la cliente che con noncuranza dice al figlio ad alta voce : “Vedi amore, se non sei bravo a scuola lavorerai alla cassa come quella signorina là”.
Una sequenza di storielle gustose e divertenti scritte senza calcare la mano, senza esagerazioni stilistiche.
Episodi che diventano vicissitudini ritagliate apposta per strappare un sorriso al lettore ma che servono pure a far uscire l’attività del qualunque dipendente dall’insignificanza e dall’irrilevanza cui sembra essere condannata dalla società moderna.
Forse il vero segreto del libro sta nel far leva su un meccanismo di identificazione che raggiunge l’apice quando la descrizione accenna con frasi pungenti e amarognole al lato negativo della condizione lavorativa. Denuncia rinfrancata dalle testimonianze delle tante ex colleghe della scrittrice che piovono a pioggia e riempiono di nuovi aneddoti le pagine del blog.
Ma almeno per Anna Sam le tribolazioni sono finite.

Fotografie smarrite

Posted Marzo 4, 2009 by eucondrio
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Somiglia ad un ufficio delle immagini smarrite. Ma non lo trovi in un polveroso angolo di una qualunque stazione ferroviaria o in un qualche scialbo corridoio di un palazzo comunale. Sta sulla rete e il suo indirizzo è www.ifoundyourcamera.net. Il sito è stato creato da un ragazzo canadese poco più che ventenne, Matt Prepost. Nella home page e nella sua sezione Success stories!, cliccando su Show all posts, dopo aver scrollato fino in fondo la pagina web è possibile avviare un filmato in cui dalle dirette parole di questo studente dell’università di Winnipeg si vengono a conoscere i particolari sulle origini del progetto.
Intervistato, Matt, rivela che è stata una foto-cartolina, inserita sul blog di Frank Warren, Postsecret, a far nascere l’idea. Sulla sua superficie compariva, scritto a caratteri arancioni, la nota del ritrovamento al festival musicale Lollapalooza di una macchina fotografica il cui contenuto rinvenuto all’interno era stato stampato dall’autore del messaggio e pubblicato per poterne rintracciare il legittimo proprietario.
Così, per merito di questo spunto, gli orfani di immagini perdute possono adesso sperare di ritrovare on line e di ricongiungersi ai loro oggetti preziosi che sono i ricordi di un’estate, un luogo raggiunto a fatica, il ritratto di un sorriso perlato, lo splendore di un paesaggio immagazzinato nel pensiero.
Risulta piacevole tornare in possesso di foto perdute per distrazione come è accaduto a George, a Jerry o a Nancy, rinfrancati e felici di vederle ricomparire anche dopo anni. E’ gratificante restituire piccoli frammenti di vita ed essere ripagati da un atto di sincera gratitudine per averli riuniti alla memoria proprietaria.
Succede ancora questo sul pianeta Internet dove gli uomini con pochi mezzi mettono in pratica tante belle idee.

Democrazia diretta digitale

Posted Febbraio 20, 2009 by eucondrio
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Si fa un gran parlare di democrazia diretta. Ma questa in effetti in cosa consiste? Perché e come la tecnologia è in grado di aiutare l’espressione diretta dei cittadini? Uno degli aspetti importanti è che la democrazia diretta è sinonimo di partecipazione. Ma la partecipazione deve essere decifrata. Senza dubbio un forum contribuisce alla formazione dell’opinione (pubblica). Molte persone possono facilmente dare il loro contributo e concorrere a questo obbiettivo. Tuttavia di che parlare si tratta? E’ una parola, quella dei forum, che cerca un’interlocuzione o soltanto visibilità? Vuole conferme o smentite, si vuole ritrovare o separare? Intende discutere, esaminare senza arrivare a specifiche conclusioni, ragionare, contrastare, revocare in dubbio, lamentare, denunciare? La scrittura dei netizen è apofantica o meramente assertiva? Questo stare insieme, questo punto di concentrazione della parola che significa? Insomma, il web diventa ed è un luogo raccoglitivo per creare cosa? Siamo davanti ad una bacheca (elettronica) ad un raccogliticcio senza output o si vogliono reimpastare culture e punti di vista altrimenti non-in-contatto?

Mercato

Posted Gennaio 31, 2009 by eucondrio
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Il mercato cos’è? Qualcosa che va oltre il giusto e l’ingiusto? L’al di là del bene e del male? Anzi ciò che stabilisce ciò che è bene e ciò che è male? A me non pare che questa visione sia condivisibile altrimenti non si direbbe che bisogna fissare delle regole per il mercato.

Se il mercato ha bisogno di regole vuol dire che non è il decisore ultimo delle sorti dell’umanità. Ma ancora più sorprendente di questa visione è che disumanizza il mercato, cioè lo rende un meccanismo autonomo spogliato di ogni controllo della coscienza umana.

Il mercato è o non è qualcosa che ha a che vedere con il comportamento umano? Se il mercato decide che bisogna dare un valore a delle cose o a delle prestazioni si potrà pure discutere di quel valore assegnato o no? 

Questo considerare il meccanismo del mercato come il Regolatore supremo per me è una concezione da respingere; in realtà rappresenta una sorta di totem della società contemporanea a cui gli uomini si inchinano avendolo creato essi stessi.

Anima della tecnica

Posted Gennaio 28, 2009 by eucondrio
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L’espressione massima della tecnica sono le macchine che appaiono elemento distintivo dell’essere umano. “Piccole o grandi – afferma Edoardo Boncinelli in questo corto ma denso libretto – isolate o collegate tra di loro, le macchine hanno accompagnato la storia dell’umanità ed entrando progressivamente nella nostra quotidianità hanno radicalmente cambiato il paesaggio fuori di noi e in definitiva anche quello dentro di noi”.

Le macchine, che differenziano l’uomo dagli altri animali conferendogli un posto speciale sì da farne un universo a parte, sul piano generale collocano il collettivo umano in una posizione particolarmente attiva rispetto al mondo circostante. Si tratta di una attitudine trasformativa che – in competizione con un atteggiamento teoretico e speculativo, presente nella storia e che, se prevalente, avrebbe condotto l’uomo a ritirarsi in se stesso, a limitarsi a contemplare la realtà e ad adattarvisi – ha conquistato sempre più terreno fino a compenetrare il vivere sociale.

Viene così sancito, ad un certo punto dell’evoluzione dell’uomo, l’accesso “nell’età della tecnica, intendendo per tecnica l’insieme delle macchine – che implica la loro invenzione e la loro produzione, la comprensione del loro funzionamento e il suo controllo – dei loro riflessi sull’organizzazione e l’evoluzione della società”.

Un cambiamento profondo che agisce e influenza il nostro modo di intendere e vedere le cose, gli esseri viventi “e più recentemente noi stessi”, in quanto corpo e anima.

Due fattori assumono nei più recenti sviluppi una capitale importanza : l’ingresso delle macchine nel campo della salute e il diffondersi della miniaturizzazione tecnologica. Secondo il giudizio di Boncinelli la tutela e il miglioramento della salute costituiscono “uno dei capitoli fondamentali dell’impresa tecnico-scientifica contemporanea” mentre la ricerca sulle nanotecnologie apre scenari intriganti.

Nanosonde o nanorobot, navicelle viaggianti di qualche decina di nanometri, potrebbero spiare e contribuire a ricostruire ciò che di illecito e maligno succede nel corpo umano.

Un cuore in inverno

Posted Gennaio 23, 2009 by eucondrio
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Nel film di Claude Sautet Stephane è insensibile al punto da scoraggiare l’amore che Camille prova per lui. Non è totalmente insensibile, del resto non si potrebbe.

Qualcuno accetta Stephane così com’è ma Camille vorrebbe cambiarlo. Il vero e autentico sentimento cambia la persona che lo prova e lo riceve?

Camille ama Stephane fino a pensare di cambiarlo o il fatto di volerlo cambiare la spinge ad amare?

Pulp fiction

Posted Gennaio 12, 2009 by eucondrio
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Relazioni sociali all’interno dell’universo criminale. I criminali sono uomini determinati affatto razionali. C’è un ordine nella criminalità, ci sono regole, valori condivisi e c’è uno sviluppato senso dell’ordine nei suoi membri. La criminalità è radicata nella vita sociale. Gli uomini del crimine vivono, agiscono, pensano, usano gli ultimi ritrovati della tecnica, bevono, mangiano.

Hanno degli eccessi, si ubriacano, si drogano, abusano del proprio corpo ma non sono emarginati (realismo o ambiguità morale?). Hanno potere. Vincent subisce l’umana tentazione di trasgredire l’ordine con Mia, la donna del capo.

Ordine e casualità (episodio della morte di Vincent). Butch spara e uccide per un concorso di casualità. Tutto è casuale in quel frangente. L’arrivo di Butch nel momento in cui Vincent è al bagno e la fuoriuscita di un toast. Casuale è anche l’incontro con Marsellus.

Irruzione della distruzione della sacralità dell’ordine o del potere costituito. Il capo Marsellus che non si vede mai all’inizio come se il potere fosse rappresentazione, concetto, ad un certo punto viene fatto oggetto di una violenza inaudita e brutale. Qui appare il volto del potere, l’umano del potere quando desacralizzato. Nessuno è intoccabile e invincibile. C’è sempre qualcun altro pronto a farti la festa. Il surplus di violenza è deviazione, disgregazione dell’ordine, anomia.

C’è una soglia limite in cui il disordine diventa intollerabile. Butch è tollerabile per Marcellus davanti all’efferatezza di due sadici violentatori. Butch torna indietro dopo essersi liberato.

Umanizzazione dei personaggi. Coesistono tenerezza e violenza estrema. Guardate, sembra dire Tarantino, che i criminali sono come noi, teneri e dolci (estremizzazione, polarità sentimentale).

C’è un punto di rottura al di sotto del quale i rapporti sociali si degradano e tendono all’estremo. Non c’è più razionalità? In alcune figure di criminali anche quando si verifica raptus violenti prevale la capacità di controllo razionale ed il senso del limite. Es. Bruce Willis nel momento in cui la sua ragazza confessa di non aver preso l’orologio.

Perché Bruce Willis prende la spada e non sceglie il martello o la sega elettrica? Ma perché la violenza ai suoi occhi deve rientrare in un binario di tollerabilità.

Nelle Iene il personaggio sadico sembra perdere la razionalità in Pulp Fiction questo aspetto ha meno consistenza.

La situazione Bonnie. Un evento casuale può far vivere. L’uomo è ostaggio della casualità. Può vivere come Jules e può morire come Marvin (muore perché è partito un colpo accidentale a Vincent). La criminalità prova a sviluppare dentro di sé un fattore di autocontrollo. Il Sig. Wolf, “nervi d’acciaio”, è super razionale.

Jules vuole mollare la vita criminale, toccato da Dio. Chi è timorato, chi è crudele?

Il piccolo minaccia il grande e il grande minaccia il piccolo. Tutti subiscono la minaccia. Questo è il segreto della conversione. Jules vuole lasciare una via d’uscita al piccolo criminale ovvero c’è una via d’uscita alla criminalità e alla violenza. Sempre che si decida di imboccarla.

La pretesa razionale del mondo criminale è attaccata da due lati. Dal lato della casualità e da quello del di più di violenza che si genera al suo interno.

Il Caso e il Disordine ci portano fuori dal Crimine.

Albergo rosso

Posted Gennaio 11, 2009 by eucondrio
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Questo piccolo racconto di Balzac è uno scavo nel torbido della psicologia umana invischiata nel delitto. La ricchezza ha origine da un episodio turpe. Con la ricchezza nata da un crimine e trasferita ad altro ignaro delle atrocità commesse si trasmette anche l’ignominia originaria?

L’autore narra il destino atroce di un uomo che sa e che avrebbe fatto volenteri a meno di sapere implicato com’è in una decisione resa travagliata dall’accesso alla verità. Questa se detta rischierebbe di rovinare la vita di una candida giovane completamente all’oscuro di un misfatto che, in fin dei conti, rimanendone estranea ed inconsapevole, le produrrebbe solo giovamento.

Le iene (o la crisi della razionalità)

Posted Gennaio 10, 2009 by eucondrio
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C’è una razionalità ed una intelligenza nel crimine. Linguaggio crudo, violento ma non stereotipato. I criminali discutono di tutto, di musica, di amore, di sesso ecc. come tutti noi. Il crimine è alla portata di tutti?

Non c’è perdita di umanità in Harvey Keitel. La violenza non è anestetizzata ma umanizzata (e si specula sopra questo recupero dell’umano dentro il crimine). Nel mondo della violenza ad un certo punto c’è una perdita di razionalità, una deriva sadica, psicopatica, anarcoide. Dentro la situazione violenta si sviluppa una linea di fuga.

C’è una violenza più violenta, incontrollabile, intollerabile. L’uomo tende a razionalizzare il crimine, tuttavia qualcosa sfugge al controllo della ragione. Dentro l’universo organizzato della criminalità, che rappresenta il disordine e l’illegalità, si riproduce un elemento di disordine.

L’eccesso di violenza porta all’autodistruzione, alla perdita di controllo, all’anomia. Compare un fattore di disorganizzazione per eccesso di violenza, una crisi della razionalità del crimine.